Il Dipartimento formazione e apprendimento (Dfa) di Locarno, nato lo scorso 1° settembre 2010 in seno alla Supsi, si prospetta sempre più un fallimento e mi pento di averne votata la creazione. L’unica soluzione è ora una virata decisa da parte dei vertici Supsi e in primo luogo da parte del presidente Cotti e del capo del Decs Gendotti.
Occorre a mio avviso rimuovere la direzione (avulsa dalla realtà della scuola ticinese), integrare nel Dfa docenti liceali ed esperti di materia ticinesi tramite condizioni di lavoro attrattive (invece che attirare continuamente docenti esteri), puntare sulla collaborazione con il territorio e sviluppare la ricerca applicata alla scuola ticinese per fornire le risposte atte a migliorarla. Il ruolo della Commissione consultiva del Dfa va assolutamente potenziato in questo momento di grave crisi: occorre renderla più rappresentativa (integrando le associazioni dei docenti) e convocarla spesso e regolarmente prima di decidere le strategie del Dfa.
La crisi del Dfa è profonda e non deve essere nascosta dietro la spiegazione del rifiuto del cambiamento da parte dei docenti dell’ex Alta scuola pedagogica o da parte del sottoscritto: infatti tanti docenti e il sottoscritto hanno accettato la creazione del Dfa. Il cambiamento, se i risultati sono negativi, non costituisce un valore. Mi preoccupa molto la partenza (in varie forme) di una trentina di docenti, vari dei quali qualificati (almeno 3 con dottorato) e innovativi, e l’arrivo di responsabili, formatori e ricercatori (anche esteri), che non conoscono per nulla il sistema scolastico ticinese. I docenti dei licei cantonali e gli esperti cantonali non concorrono a causa delle condizioni salariali inadeguate del Dfa, che offrono dei minimi salariali praticamente simili alle scuole cantonali, ma che poi non danno nessuna garanzia di carriera e che impongono un maggior carico di lavoro sull’anno. Per questo concorrono maggioritariamente profili provenienti dalla vicina penisola, privi di conoscenze della realtà scolastica ticinese: se assommiamo questo fenomeno con il fatto che concorrono docenti dall’Italia all’abilitazione nelle scuole medie e medie superiori, in particolare nelle materie scientifiche dove i candidati ticinesi sono insufficienti, il risultato è che rischiamo di avere dei formatori che non conoscono il contesto scolastico ticinese e che formano dei docenti che non conoscono il contesto scolastico ticinese e che insegnano secondo modelli pedagogici ex cathedra estranei alla nostra realtà. Le dichiarazione del direttore della scuola media Biasca Lazzarotto a favore della reintroduzione della lezione di prova nelle scuole cantonali segnalano il disagio che si sta manifestando sempre più in questo segmento. Analoghi disagi sono tuttavia segnalati anche da chi opera nelle scuole comunali. Occorre quindi un rapido cambiamento di rotta al Dfa che investa la direzione, il reclutamento dei docenti, la ricerca e la collaborazione con il territorio. Prima che sia troppo tardi.