La “Strategia nazionale di lotta alla povertà” del Consiglio federale, pubblicata lo scorso 31 marzo 2010, affronta il tema della scuola in un capitolo dedicato alla povertà dei bambini. All’età di quattro-cinque anni il divario tra i bambini di famiglie istruite e non istruite, divario dovuto all’ambiente familiare, è già tale da non poter praticamente più essere colmato in seguito. Pertanto l’educazione della prima infanzia è un fattore chiave per i futuri successi nello studio e nella vita, nonché un elemento fondamentale per migliorare in modo significativo le possibilità di istruzione dei bambini meno favoriti.
Durante il periodo scolastico, uno dei compiti dei genitori è quello di seguire e assistere i figli lungo il percorso educativo formale. Questo notevole sforzo è uno dei presupposti della scuola svizzera. I genitori non sono sempre in grado di soddisfare queste attese, sia perché non dispongono del tempo e delle risorse finanziarie necessari, sia perché talora sono poco istruiti oppure non padroneggiano a sufficienza la lingua. Le prestazioni scolastiche dei bambini variano molto a dipendenza della loro estrazione sociale: più è alta, più le chances di successo sono elevate. Una parte dei genitori, quella verosimilmente cosciente di questi problemi, auspica dunque una maggiore offerta di prestazioni di sostegno da parte della scuola, affinché i loro figli abbiano le stesse opportunità degli altri ragazzi.
È pertanto importante che il Canton Ticino e i Comuni perfezionino la scuola dell’infanzia e la scuola elementare, decidendo di investire maggiori risorse in questo settore, come chiesto dall’iniziativa popolare che vuole aiutare le scuole comunali e che è stata consegnata un anno fa con il supporto di 10'000 cittadini. Il consigliere di Stato Gendotti ha preannunciato per l’autunno una proposta di legge per un potenziamento del sostegno pedagogico per la scuola dell’infanzia e per l’introduzione dell’obbligo per i Comuni di accogliere i bambini di 3 anni nella scuola dell’infanzia, come chiesto dall’iniziativa. Sono passi avanti utili, ma non bastano per risolvere i problemi delle scuole comunali. Occorre procedere anche a una riduzione del numero degli allievi per classe, per rafforzare, come dimostrano vari studi, l’apprendimento degli allievi più deboli. Occorre un coordinamento regionale e un sostegno cantonale dei servizi extrascolastici (mense, doposcuola, scuola dell’infanzia a orario prolungato), affinché tutti i ragazzi e tutte le famiglie possano accedervi. Occorrono anche altri mutamenti organizzativi, come indicato dall’iniziativa. Un’apertura da parte di Gabriele Gendotti, del Governo e dei partiti borghesi su questi temi, realizzabili a tappe, sarebbe il miglior modo per iniziare a superare anni di immobilismo registrati nella scuola dell’obbligo. Poi nella prossima legislatura si potrà passare a riflettere sulla scuola media, che pure necessita di maggiore sostegno per affrontare i problemi odierni.