L’iniziativa parlamentare socialista discussa nei giorni scorsi in Parlamento ha raccolto varie proposte di miglioramento della legge Usi-Supsi-Istituti di ricerca del 1995: e questo a partire dai punti critici riscontrati in questi anni. Il punto principale dell’iniziativa è il rafforzamento del ruolo strategico del Parlamento rispetto allo sviluppo del settore universitario.
Il Parlamento all’unanimità ha accolto la proposta di compromesso maturata nella commissione scolastica (relatore Luca Pagani).
Ha incluso la creazione e soppressione dei settori di studio Supsi nelle competenze parlamentari: ricordo in proposito le critiche sollevate dal mancato rispetto del ruolo del Parlamento nella riorganizzazione della Supsi;
ha precisato il diritto del Parlamento ad essere informato tempestivamente sugli orientamenti strategici, sulla creazione di istituti universitari e sull’affiliazione di istituzioni di terzi ad Usi e Supsi: ricordo il caso dell’Istituto di studi italiani che ha fatto molto discutere per la mancata informazione del Gran Consiglio e per altri aspetti di merito;
ha introdotto un rafforzamento della collaborazione Usi e Supsi, in nome del principio di complementarità ed efficienza: ricordo l’esistenza di rivalità e doppioni poco spiegabili in un piccolo Cantone come il nostro;
ha introdotto nella legge il principio che i contratti di prestazione con Usi e Supsi devono contenere obiettivi prioritari: spetterà al Governo e al Parlamento prestare attenzione critica alle facoltà e dipartimenti che non raggiungono questi obiettivi e adottare i necessari provvedimenti. Oggi nei contratti di prestazione vi sono obiettivi di varia importanza e talora disattesi, senza che si capisca bene che conseguenze tirare.
È un peccato invece che la commissione scolastica non abbia voluto rafforzare la necessità per Usi e Supsi di lavorare maggiormente con il territorio, direi soprattutto per l’Usi: è un’occasione persa per lanciare un segnale politico in particolare alla Facoltà di scienze della comunicazione, una facoltà che è diventata una facoltà “facile” per i rampolli “bene” del Nord Italia. Questa Facoltà è poco agganciata al nostro territorio, soprattutto per il fatto che non svolge alcun ruolo di ponte con la cultura tedesca, la principale in Svizzera, il che è un errore di base da correggere.
Un problema che prima o poi esploderà è quello salariale e dell’impiego di personale estero: lungi da noi l’idea di sposare le tesi xenofobe dell’Udc zurighese nei confronti dei professori stranieri, ma all’Usi e alla Supsi l’assenza di basi salariali trasparenti e la contrattazione individuale dei salari favoriscono l’assunzione di personale straniero e la speculazione finanziaria da parte degli “economi” che gestiscono questi aspetti. Regolarmente validi ricercatori e assistenti in provenienza dalle Università d’oltralpe rinunciano a posti all’Usi e alla Supsi a causa delle magre condizioni salariali offerte. Purtroppo anche su questo punto, come pure su quello di una reale partecipazione del corpo docenti e intermedio, non si vuole capire che la realtà dell’Usi e della Supsi è estremamente insoddisfacente e che solamente un contratto collettivo di lavoro sul modello della Sup della Svizzera nordoccidentale può risolvere questi problemi.
Il tempo è comunque galantuomo e i problemi messi sotto il tappeto prima o poi salteranno fuori.