Gli elettori del Canton Turgovia hanno bocciato il 7 marzo 2010 un’iniziativa popolare per la libera scelta della scuola con una percentuale dell’83% di No, seguendo Basilea Campagna che il 30 novembre 2008 aveva pure respinto un’iniziativa simile con l’80% di contrari.
E il 18 febbraio 2001 il Ticino aveva pure respinto il ticket scolastico nella misura del 74%. Questo va ricordato ai revanchisti dei banchi parlamentari Ppd-Lega, che vorrebbero rilanciare questa vecchia proposta, spacciandola come rivitalizzazione della scuola pubblica e magari ammantandola sotto le nuove spoglie cantonticinesi di HarmoS.
Il popolo ha detto a più riprese che l’equiparazione delle scuole private a quelle pubbliche favorisce le persone facoltose e destabilizza il sistema scolastico pubblico: lo Stato infatti dovrebbe pagare ai genitori che mandano i loro figli nelle scuole private un importo pari alla spesa media per allievo nella scuola pubblica, sottraendo importanti risorse all’istruzione pubblica. Inoltre questo sistema accentua la creazione di scuole private basate su criteri di selezione fondati sulla ricchezza, sulla confessione religiosa, ecc., che frantumano in piccole isole la nostra gioventù.
Detto questo, non si può dormire sugli allori, come fanno tanti dirigenti della scuola ticinese, in primis il capodivisione scuola Diego Erba o il direttor Tomasini di Locarno, che criticano le nostre proposte di potenziamento della scuola comunale. Io ribatto loro che l’immobilismo nel settore della scuola dell’obbligo, che purtroppo perdura dal 2001, è un vero suicidio per la scuola pubblica e soprattutto per la società ticinese: perché significa sancire penalizzazioni culturali da parte della scuola pubblica, che colpiscono gli allievi più deboli per tutta la vita, e perché significa penalizzare le famiglie, che ricercano sempre più strutture scolastiche ed extrascolastiche atte a facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia.
Varie ricerche negli Usa, in Francia e in Inghilterra – ha ricordato il ricercatore Supsi Emanuele Berger in una recente conferenza – mostrano come la riduzione del numero di allievi per classe abbia effetti positivi nell’apprendimento della lingua e della matematica per gli allievi più sfavoriti socialmente.
La riduzione degli allievi per classe è un elemento che incrementa l’eguaglianza scolastica e che va accorpato alla differenziazione nell’insegnamento e a una maggiore autonomia d’istituto (con una supervisione centrale dei risultati alla finlandese). Purtroppo su tutti questi tre fronti i vertici della scuola pubblica ticinese non progrediscono ed è ora più che mai di lanciare nuovi progetti ad ampio raggio e di agire con coraggio.