Gli esiti delle ultime votazioni federali – soprattutto quello contro la riduzione del tasso di conversione nella LPP – hanno messo in ombra altri responsi popolari particolarmente significativi ottenuti in singoli Cantoni. In ambito scolastico si distinguono due risultati che meritano di essere sottolineati, anche perché confortano le scelte che sono state adottate nel Ticino dal Decs. Il primo esempio ci viene dal Canton Friborgo, nel quale i cittadini hanno dato via libera al Concordato HarmoS con una chiara maggioranza del 61%, bocciando così il relativo referendum contro l’adesione e portando a 12 il numero dei Cantoni (rappresentanti il 67% della popolazione) che ha accolto il nuovo sistema di armonizzazione della scuola dell’obbligo.
È un segnale incoraggiante anche per quei Cantoni che non si sono ancora pronunciati e che misura, indirettamente, la consistenza di quelle opposizioni, più emotive che razionali, che si sono levate contro l’introduzione di HarmoS, soprattutto per quanto riguarda la questione dell’obbligatorietà scolastica, con la scuola dell’infanzia a partire dai bambini di quattro anni d’età. Sono contento nel constatare che, sempre più, HarmoS viene recepito come un’opportunità per lo sviluppo del sistema educativo svizzero e, sempre meno, come un rischio da evitare.
La seconda votazione vede protagonista il Canton Turgovia. L’83% dei cittadini ha spazzato via l’iniziativa popolare «Per la libera scelta della scuola», con la quale si chiedeva di accordare ai genitori la libertà di scelta della scuola per i loro figli, assegnando alle scuole private un contributo per ogni scolaro pari alla spesa media degli allievi delle scuole pubbliche. Proposte simili erano fallite in votazione già nel 1983 a Berna e due anni fa a Basilea campagna. Il tema torna d’attualità ciclicamente, con istanze che mirano, in un modo o nell’altro, a mettere sullo stesso piano, anche e soprattutto dal profilo del finanziamento, scuole pubbliche e scuole private, inclusa la libertà di scelta dei genitori per mandare i figli nelle prime o nelle seconde. Anche nel nostro Cantone il popolo, il 18 febbraio del 2001, si era espresso sull’iniziativa “Per un’effettiva libertà di scelta della scuola”, che proponeva di sussidiare le famiglie che avessero deciso di iscrivere i propri figli alle scuole private. L’esito delle urne, come si ricorderà, fu chiarissimo: l’iniziativa fu respinta dal 74,1% dei votanti.
Queste percentuali di voto, di natura quasi plebiscitaria, mostrano inequivocabilmente che la stragrande maggioranza della popolazione difende senza riserve il primato della scuola pubblica, non vuole che il settore dell’istruzione venga sottoposto a una sorta di concorrenza tra pubblico e privato, togliendo le già scarse risorse al primo per darle al secondo, e ritiene che la qualità delle istituzioni scolastiche debba passare attraverso quelle riforme che di volta in volta si rendono necessarie.
Persino in un Cantone con una direttrice della pubblica educazione Udc, signora Monika Knill che si è battuta come un leone contro l’iniziativa, sembra tramontato il sogno delle politiche neoliberiste del teorico economico Milton Friedman che hanno tentato di trasformare la scuola in un prodotto da vendere a clienti possibilmente facoltosi.
Sempre di più si torna a capire che la scuola pubblica deve poter continuare a garantire le pari opportunità di accesso agli studi o a una formazione professionale di qualità a tutte e a tutti i giovani, indipendentemente dal loro ceto sociale, credo religioso o provenienza geografica. Che la scuola pubblica, soprattutto quella dell’obbligo, deve anzitutto perseguire i principi dell’equità e dell’integrazione, insieme naturalmente a quelli della ricerca dell’eccellenza. Compito dello Stato è quello di migliorare il sistema scolastico nel suo complesso, non già quello di creare disparità e concorrenza tra istituti. Ecco perché il Decs, senza nulla togliere alla funzione delle scuole private con le quali la collaborazione è buona, mantiene ferma la priorità nell’apportare cambiamenti mirati e puntuali nella scuola pubblica, patrimonio di tutti e palestra di vita.