Il Caffè, 22 ottobre
2000
La mia posizione contraria al finanziamento
pubblico della scuola privata è nota a tutti: tuttavia auspico che
venga ora aperto un dibattito all'interno del Paese che sia il più
sereno possibile. A confronto vanno messe le idee e le posizioni delle
parti. vanno dunque evitate divisioni e preconcetti fra buoni e cattivi,
statalisti e liberisti, tra fronti laici e confessionali. Per fare ciò
è anzitutto necessario stroncare sul nascere i rimproveri di discussioni
e posizioni anacronistiche quali retaggi dell'800.
Siamo di fronte ad un quesito attuale, accentuato dalla
presentazione di un'iniziativa popolare, che a questo punto va rimesso
alla decisione del popolo sovrano.
Da quando ho assunto la direzione del Dipartimento dell'istruzione
e della cultura la mia preoccupazione per la salvaguardia della presenza
capillare della scuola pubblica su tutto il territorio cantonale è
sicuramente aumentata. Ancora in occasione della recente preparazione del
preventivo 2001 siamo stati costretti a tagliuzzare qua e là voci
di spesa nel settore scolastico. Tagli che indeboliscono parecchio la possibilità
di garantire un insegnamento efficiente, moderno, al passo con i tempi
anche a livello di messa a disposizione di materiale didattico e di tecnologia
La scuola pubblica capace di fare dell'autocritica sa
che ci sono molte sacche di miglioramento, che bisogna dare delle puntuali
risposte alle richieste sempre più esigenti della società
civile nell'ambito dell'istruzione.
L'anticipo dell'insegnamento obbligatorio della lingua
inglese costerà parecchi milioni di franchi, il rafforzamento dell'autonomia
degli istituti, anche per migliorare la concorrenza interna fra le scuole
pubbliche, pure. Porre rimedi alle conseguenze negative della presenza
di massa nella scuola media, come ad esempio quella della violenza, impone
misure concrete legate a costi supplementari.
Al raggiungimento di questi obiettivi vanno pertanto
riservate tutte le risorse a disposizione per nuovi compiti, e non certo
per sussidiare scelte alternative e opzionali per allievi di scuola elementare,
figli magari di genitori con redditi superiori ai 150'000 franchi all'anno.
Nemmeno va sottovalutato l'obiettivo del mantenimento
della presenza della scuola pubblica su tutto il territorio cantonale:
il dirottamento di allievi dalla scuola pubblica a quella privata (ad esempio
a seguito della costituzione di una scuola media privata a Biasca o Mendrisio)
metterebbe sicuramente a rischio la presenza di questa o quell'altra sede
di scuola media pubblica.
Il finanziamento della scuola privata parallela a quella
pubblica è per di più in chiara contraddizione con i più
elementari principi del metodo liberale in cui mi riconosco: i sussidi
ai clienti di attività private in contrapposizione con un compito
prioritario dello Stato costituiscono un controsenso.
Se si giungesse a sussidiare indistintamente gli allievi
delle scuole alternative a quella pubblica, lo Stato cadrebbe proprio in
quella forma di assistenzialismo tanto deprecato dagli ambienti economici.
E le prerogative, anzitutto quelle positive, di una scuola privata verrebbero
a cadere Insomma, ci vuole un minimo di coerenza.
Le risorse dello Stato vanno destinate a quella scuola
pubblica che si basa sul principio democratico della pluralità delle
idee, della convivenza sociale, dell'arricchimento che nasce dal confronto
delle differenze. Che sono i principi su cui le democrazie hanno costruito
il loro progresso.