ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Quale cultura per il Politecnico?


Sembra che la scuola susciti l’interesse della società e della classe politica solo quando si pubblicano determinate cifre e tabelle che assolvono o condan­nano questo o quel sistema sco­lastico, qui e nel mondo. La scuola sembra divenuta una sorta di tavolo anatomico da autopsia: mentre viene seziona­ta per le esigenze del test PISA si sta già preparando il bisturi per le valutazioni funzionali ad HARMOS.
Di qualche giorno fa è la pub­blicazione dei dati relativi alla riuscita, a livello svizzero, degli allievi detentori di un diploma di maturità alle prese con i pri­mi esami all’ETH (Politecnico) di Zurigo. Lo studio è stato con­dotto dall’Università di Fribor­go, su mandato dell’ETH, ed è consultabile in rete.
La stampa nostrana si è soffermata sugli aspetti più evidenti di tale rapporto: ci si limita a chiedersi chi sia la più bella del reame, dove abiti di fatto Cenerentola, vale a dire, quali sia­no i licei migliori e quali i peggiori in funzione del percorso di studi che portano al Politecnico di Zurigo.
Siccome Cenerentola sembra abitare qui da noi, in Ticino, è già scattata qualche interroga­zione parlamentare, mentre l’autorità scolastica ripercorre la via d’uscita che il rapporto stesso ha lasciato aperta: difficoltà col tedesco da par­te degli allievi ticinesi. C’è da sperare che il ‘ Decs‘ non voglia applicare cure peggiori dei mali: la più facile e la più semplice sarebbe quel­la di un aumento di ore scolastiche ( a scapito di chi?) sul versante delle materie cosiddette ‘ scien­tifiche’ ( ma tutte le materie sono ‘ scientifiche’), all’interno di un contenitore ormai saturo, a dir poco, quanto al numero di materie.
Tralasciando cifre e percentuali, che nella scuola offrono sempre indicazioni utili ma mai verità inoppugnabili, lo studio commissionato dal Politecnico di Zurigo deve riproporci co­munque alcuni temi di riflessione più generale: qual è l’identità della scuola liceale, con quali fi­nalità la si frequenta? Il liceo ( Gymnasium) deve conformarsi ad ogni costo alle esigenze del mondo economico in generale ( compresa la scienza applicata) oppure deve porsi innanzitut­to come uno spazio di maturazione critica, di al­lievi e docenti insieme? Secondo il mandato asse­gnato dall’ordinanza federale di maturità il li­ceo deve fornire una solida cultura di base e ren­dere gli allievi in grado di proseguire i loro stu­di universitari.
L’attuale sistema ad opzioni specifiche ( Schwerpunkte) spesso abbaglia, più che illumi­nare, sia gli allievi sia le loro famiglie: la ten­denza ad interpretare il liceo come scuola di pre­specializzazione universitaria è chiarissima, non ha bisogno di grafici. Sovente anche gli orientatori scolastici si muovono in questa otti­ca. Le opzioni ‘ scientifiche’, l’economia e certe lingue straniere sono le più gettonate dagli stu­denti liceali. Eppure non tutto sembra andare per il meglio, al di là delle note e dei diplomi di maturità.
A darci un segnale assai istruttivo in questo senso, segnale apparentemente ignorato dai me­dia e dall’autorità scolastica, è proprio il rap­porto in questione. Non è la prima volta che il Politecnico lo afferma, ma questa volta lo riba­disce a chiare lettere: tra i migliori studenti al Poli troviamo quelli che hanno una maturità con le lingue antiche ( latino e greco). Il Politec­nico ribadisce che non c’è una ‘ via regia’ ( « Kö­nigsweg » ) che porti al Politecnico stesso, cioè una unica via che, al liceo, passi necessariamen­te per le opzioni ‘ scientifiche’. Il Politecnico pone l’accento sul fatto che un buono studente di lin­gue antiche sa trovare quella concentrazione e quella motivazione che gli consentono di reggere il confronto con chi proviene dall’opzione mate­matica- fisica. In altri termini: una ‘ cultura’ ( ben diversa dal ‘ saper fare’ momentaneo) in cui si siano consolidati metodo, rigore nella rifles­sione ed apertura verso i problemi risulta il mi­glior requisito per la continuazione degli studi, anche al Politecnico. A questo requisito rispon­dono pienamente le lingue antiche.
Ne prendano atto le nostre autorità scolasti­che ( DECS, orientamento scolastico), ne prenda atto la nostra classe politica, agiscano di conse­guenza e si compiacciano finalmente se vi sono ancora ( e ce ne sono) studenti che desiderano ad­dentrarsi, nella scuola media e nei licei, nel mondo delle lingue antiche. Soprattutto in tem­po di crisi, la cultura in generale, quella classica i n particolare, restano la ‘ via regia’ non solo per un pensare logico, ma anche per prendere co­scienza delle proprie radici, potenzialità e re­sponsabilità nei confronti della società.

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