Desidero ringraziare laRegioneTicino per avere riservato “Il commento” di sabato 25 aprile all’appello lanciato da associazioni magistrali e sindacati, una volta tanto uniti, in difesa della scuola pubblica.
Portare all’attenzione dei lettori la situazione della scuola, ciò che giustamente voi pure ritenete auspicabile, è uno degli obiettivi dell’appello e non l’ultimo in ordine di importanza.
È un discorso, questo della scuola, che cade facilmente nell’indifferenza quando esce dall’ambito ristretto delle sedi scolastiche; si direbbe non interessi, ai più forse basta sapere che i risultati di indagini internazionali (penso a PISA) sono positivi, per sentirsi tranquilli riguardo la qualità del lavoro che vi si svolge.
Le cose non stanno proprio così; le valutazioni standardizzate possono misurare solo ciò che è misurabile appunto, ma trascurano ciò che è veramente importante valutare, ciò che davvero dà la misura dell’efficacia della scuola: il desiderio di apprendere per esempio, o l’acquisizione degli strumenti per poterlo fare. Da diversi anni a questa parte andiamo dicendo queste cose, cercando di riportare il dibattito anche fra i non addetti ai lavori. Con scarsi risultati finora.
Eppure la scuola pubblica è un patrimonio di tutti, questo è un fatto; è pure il solo strumento di coesione in un contesto sociale largamente sfilacciato. Dovrebbe essere facile capirne l’importanza.
Ci auguriamo che l'attenzione da voi dedicata all’argomento in questa circostanza funga da stimolo per un cambiamento di atteggiamento da parte di tutti: autorità e cittadini.
Proveremo anche a raccogliere quella che nel commento vien definita una provocazione: la valutazione degli insegnanti. Sono consapevole che si tratta di un problema complesso; si trattasse di un discorso tecnico sarebbe forse facile; ma valutare tutto quanto passa dall’insegnante all’allievo durante l’insegnamento, facile non è. Certo, è giusto che l’insegnante renda conto di quanto fa e soprattutto che si intervenga quando qualcuno scalda le sedie.
È dunque senz’altro positivo sollevare il tema, finora poco dibattuto, della valutazione dell’operato degli insegnanti. Personalmente ritengo si possa arrivare a un qualche sistema di valutazione che metta in gioco tutte le componenti. Ma anche su questo argomento, affinché le soluzioni proposte non rimangano sulla carta ma incidano davvero nella realtà, è necessario discuterne con gli interessati, chiarire le condizioni, definire dei criteri, dare delle garanzie di oggettività.
Soprattutto avremmo bisogno di un profilo professionale condiviso: se non siamo in chiaro su quale debba essere la competenza professionale dell’insegnante, come fare a valutarlo? L’argomento è importante, bisognerà trovare delle strade che permettano di colmare le lacune esistenti e di garantire una buona qualità dell’insegnamento.
Le ipotesi di lavoro da approfondire per rendere la nostra scuola più efficace ci sono.
Sempre che si voglia tornare a parlare, anzi a dibattere, di scuola.