La commissione scolastica del Gran Consiglio ha praticamente concluso la propria fatica di trasformare in articoli da inserire nella Legge della scuola il testo generico dell'iniziativa popolare che richiede allo Stato di sussidiare gli allievi delle scuole private.
La prima reazione è che l'Associazione per la scuola pubblica non può seguire il consiglio di Mauro Dell'Ambrogio (LaRegione Ticino del 12 febbraio scorso) di 'occuparsi meno di combattere le iniziative a sostegno della scuola privata...'. Infatti, il nuovo testo conferma in pieno i nostri timori di sempre: non si cerca tanto di ottenere 'qualche soldo pubblico per le scuole private (per questo ci sono altri modi), quanto piuttosto di affiancare alla scuola pubblica di ispirazione liberale-progressista che tutti conosciamo, gestita e garantita dallo Stato per conto dell'intera società, un'alternativa liberista-reazionaria fatta di scuole gestite da privati a loro esclusivo talento. Alla collettività si offrono le garanzie minime indispensabili, ma si chiedono sostanziosi contributi finanziari. Tra dieci e quindici milioni all'anno per cominciare, poi si vedrà: più il sistema privato crescerà, più saranno i sussidi da versargli.
In sostanza, si tende quindi a modificare radicalmente il sistema scolastico attuale con una specie di uovo del cucù. L'Associazione per la scuola pubblica continua a ritenere molto insidiosa la manovra e continuerà a combatterla fino alla fine, ossia fino alla votazione popolare.
Il dottor Carlevaro (LaRegione Ticino,12.02.'00) scrive che l'iniziativa liberista tende solo a 'creare dei cloni della scuola pubblica', è un''impresa di fotocopiaggio, non un cambiamento creativo'. Noi parliamo da tempo di doppioni scolastici, che, in quanto scuole, farebbero sempre più o meno le stesse cose della scuola pubblica; se ne distinguerebbero semmai per caratteristiche quali ambienti omogenei e protettivi, servizi di internato, sorveglianza estesa sugli allievi; ma, in certi casi forse soprattutto, 'progetti pedagogici profilati', espressione che può significare tante cose, compreso uno stretto filtro delle idee e un forte controllo dei comportamenti, scarsa libertà di insegnamento per i docenti, ecc. Conosciamo e non vogliamo sindacare in questa sede.
Ma temiamo di peggio. Sappiamo che, dovunque si afferma, tale sistema scolastico a doppio binario (pubblico da una parte, privato sussidiato dall'altra), col tempo genera gravi squilibri, in danno soprattutto (ma non solo!) di quelli che devono continuare a far capo alla scuola pubblica. Questa viene infatti impoverita di mezzi e di persone, fino a ridursi a scuola di seconda categoria. L'uovo del cucù dà vita a un pulcino molto vorace, che impedisce agli altri di continuare a nutrirsi.
Il trionfo della scuola a due velocità, a cui apriremmo le porte accettando l'iniziativa, segnerebbe sicuramente la fine di almeno tre successi, di cui in questo piccolo paese possiamo andar fieri, e che sono fattori importanti del nostro benessere:
le stesse opportunità offerte a tutti i ragazzi di tutti i ceti, di tutte le provenienze, di tutte le regioni;
la democratizzazione degli studi, ossia la possibilità data a tutti di arrivare agli studi più alti e alle professioni più ambite;
l'integrazione di tutti i giovani nella società.
A farne le spese sarebbero i ceti meno agguerriti (meno ricchi) e le regioni periferiche, che dovrebbero continuare a far capo a una scuola pubblica dissanguata.
Se questo è vero com'è vero, siamo proprio sicuri che ci convenga? Conviene davvero a un'economia che ha un bisogno disperato di cervelli e di competenze, a una società che vuol restare unita e corre il rischio di disgregarsi, creare ostacoli a una parte dei nostri giovani, proprio adesso che vediamo meglio che mai come la sola materia prima di cui disponiamo sia la materia grigia dei nostri cervelli, la nostra prima opportunità sia quella di spingere al massimo l'apprendimento, la richiesta più insistente del Duemila sia cultura e formazione per tutti?
Aggiungiamo che anche paesi molto segnati dal 'libero mercato' (free market), come l'Inghilterra della Tatcher, si sono accorti che certi servizi di base possono essere garantiti soltanto dallo Stato. (Si veda per esempio di E.J.Hobsbawm: 'Intervista sul nuovo secolo, Laterza Bari 1999, pag. 76). E la scuola, specie obbligatoria, è il primo di questi servizi. Noi, che abbiamo la fortuna di averlo in buono stato, facciamo dunque attenzione prima di manometterlo.
E, già che ci siamo, aggiungiamo ancora che un'eccellente scuola pubblica di base è la miglior dote che lo Stato moderno possa dare ai propri figli. (Ma su questo valore redistributivo della scuola pubblica parlino gli economisti).
Noi dell' Associazione per la scuola pubblica continueremo a mettere in guardia i concittadini dall'insidia rappresentata dall'iniziativa e ad opporci con intransigenza, perché nel nostro sistema attuale, pur sempre perfettibile, crediamo più che mai. Riteniamo che resti il miglior sistema possibile, specialmente in un paese piccolo come il nostro, dalle risorse, malgrado tutto, limitate rispetto ai bisogni (i recenti tagli alla scuola l'hanno dimostrato), che ha tutto da guadagnare a concentrare gli sforzi su una scuola che si mostra viva e attuale: fa posto a tutte le concezioni, spazio a tutte le buone volontà; vi si respirano libertà d'insegnamento per i docenti, rispetto e aria fortificante per gli allievi, impegno a crescere in sapienza e conoscenza, per meglio vivere e servire il paese.
Non crediamo invece nella proposta dell'iniziativa che, secondo noi, lungi dal contribuire a potenziare il sistema scolastico nel suo complesso, causerebbe una pericolosa dispersione di energie e di mezzi e porterebbe nuove (vecchie) contrapposizioni e conflitti nel paese.
Perciò chiediamo soltanto che le cose restino come sono: le risorse pubbliche ai mezzi pubblici; chi sceglie mezzi privati continui a pagarseli come finora. Come del resto succede nei trasporti urbani e in altri ambiti...
Rinnoviamo dunque il nostro appello e lo rivolgiamo in particolare ai politici che ora devono deliberare sull'iniziativa: non lasciamoci distrarre da egoismi senza respiro, illusioni che non migliorano niente; stringiamoci piuttosto intorno alla scuola pubblica che abbiamo, voluta dai padri lungimiranti e, fino a prova del contrario, anche dalla maggior parte del paese.
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