ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Faremo a pezzi la nostra scuola ?


Capisco l’attenzione ‘storica’ che un partito come il PPD riserva alle scuole private (cattoliche) e la sensibilità che dimostra ai loro problemi di oggi (difficoltà finanziarie). Invece, non capisco come si possa accettare la soluzione contenuta nell’iniziativa denominata ‘per un’effettiva libertà di scelta della scuola’ (e nel relativo controprogetto che non ne cambia la sostanza). Soluzione che consiste nel minare le fondamenta del grattacielo (scuola pubblica) per puntellare la casetta accanto (scuola privata).
Che cosa viene chiesto allo Stato (ossia alla società nel suo insieme)? Che ‘versi un contributo a tutte le famiglie residenti in Ticino con figli che frequentano nel Cantone le scuole private dei gradi elementare e medio riconosciute (con l’iniziativa anche quelle postobbligatorie)’.
Sembra una richiesta moderata. Facile minimizzare: non si fa che rendere meno oneroso per le famiglie l’esercizio del diritto elencato nella Costituzione (Art. 8, lett. m) ‘di scegliere per i figli scuole diverse da quelle istituite dalle autorità pubbliche’; le famiglie da sussidiare sarebbero relativamente poche (il 3 - 4%); per lo Stato farebbero circa dieci milioni di spesa in più...

Un circolo vizioso

In realtà il SI’ all’iniziativa (e/o al controprogetto) cambierebbe alla radice il nostro sistema scolastico, perché cambierebbe la chiave di ripartizione dei soldi pubblici destinati alla scuola: oggi (quasi) tutte le risorse pubbliche vanno alla scuola pubblica, perché il Cantone deve provvedere, come pure vuole la Costituzione (Art. 14), affinché ‘ognuno possa beneficiare di un’istruzione e di una formazione adeguata...’. Un  dovere, questo, che non può essere disatteso, perché risponde a un diritto fondamentale (Art. 13: ‘Il bambino ha il diritto a una formazione scolastica gratuita che risponda alle sue attitudini’).
Domani tali risorse andrebbero in parte alle scuole private, sotto forma di sussidi a tutte le famiglie che vi mandano i figli; sussidi a pioggia, dunque, anche alle famiglie più ricche, che non ne hanno alcun bisogno. Ciò avvierebbe un processo fin troppo facile da prevedere (già verificatosi in altri paesi): le scuole private esistenti aumentano le rette e così escono dalle cifre rosse e possono ingrandirsi; altre se ne aggiungono di varia tendenza e qualità e così si amplia l’offerta; aumenta la clientela attirata per i più svariati motivi. Ma così aumentano anche i sussidi che lo Stato è costretto a versare, automaticamente.
Sarebbe come se, nel campo dei trasporti, lo Stato dovesse sussidiare il mezzo privato a tutti coloro che rifiutano di utilizzare quello pubblico per coprire una medesima tratta. Che cosa diremmo di un nostro associato (lo Stato siamo noi!) che si comportasse così? Io, in ogni caso, gli direi che sta sperperando il mio denaro in doppioni anti economici; non accetterei che la ‘libera scelta’ di chi preferisce l’elicottero venisse sussidiata con i miei soldi!
Con questo meccanismo i nostri dieci milioni iniziali potrebbero moltiplicarsi senza limiti (non ne sono previsti). E dove li prenderebbe lo Stato, specie in tempi di ‘meno stato’ o di difficoltà finanziarie? Da nuove imposte? Penso di no. Dal bilancio della scuola? Più probabile.
Si arriva così fatalmente a un sistema scolastico a due binari. Ma due binari costano più di uno! E allora? Allora lo Stato finisce per mancare di mezzi e col tempo il binario privato (ormai finanziato in parte coi soldi di tutti) si sviluppa, almeno nei centri, al servizio delle classi sociali più agiate. (R. Cogliati: ‘Sul finanziamento delle scuole private’, Corriere del Ticino 19.12.2000), mentre quello pubblico si impoverisce e si degrada a scuola di seconda categoria.
Non è dunque vero che i fautori del sussidiamento vogliono bene alla scuola pubblica. Come non vogliono bene alle famiglie meno agiate. Infatti, chi farebbe le spese di una scuola pubblica degradata, se non i giovani ‘periferici’, nel senso che vivono fuori dai centri, o che sono meno abbienti, o che sono meno integrati?..

Le vere domande.

Le domande che il cittadino dovrà farsi prima di votare sono allora le seguenti: in un paese come il nostro, dove la scuola pubblica è offerta a tutti e dà ottima prova, è saggio arrischiare che ‘l’effettiva libertà di scelta’ di alcuni metta a repentaglio le opportunità di tutti? Quali sono le maggiori preoccupazioni delle nostre famiglie? Poter scegliere tra scuola pubblica e scuola privata, oppure poter continuare ad avere a disposizione una buona scuola per tutti i loro figli?
Ancora: vale la pena di voltare le spalle a una soluzione scolastica che ha fatto la fortuna del Ticino moderno, per tentare avventure delle quali in altri paesi ci si pente e da cui non si torna più indietro? Quali sono i rimproveri che il paese può fare alla sua scuola, per volerla adesso ripudiare e sostituire con privatizzazioni smaniose e incontrollabili? Quali le illusioni che coltiva buttandosi nel privato scolastico, invece di risolvere gli eventuali problemi nell’ambito pubblico?

Finirei dicendo che non solo i ‘periferici’ di ogni tipo dovrebbero votare DUE NO il 16-18 febbraio perché hanno tutto da perdere se vince sia pure un solo SI’, ma anche i moderati propensi a ‘dare qualche cosa alle scuole private’. Votino DUE NO, per togliere di mezzo due atti che sono due siluri alla scuola pubblica, allo Stato come noi lo concepiamo e, in fin dei conti, alla società che vogliamo, almeno sopportabile per tutti.

DUE NO permetterebbero di sbloccare la situazione con dei negoziati diretti, come è stato ricordato anche in Gran Consiglio da deputati chiaroveggenti e come hanno già fatto altri Cantoni (ultimo Basilea Campagna).

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