La votazione popolare sulle due richieste di sussidi per le scuole private è dunque assicurata. Dovrebbe aver luogo nel febbraio 2001. Non contando le Feste, il paese ha due buoni mesi per prepararla.
Il primo dovere dell’Associazione per la scuola pubblica è oggi di chiamare tutti al miglior dibattito possibile. La posta in gioco è alta e chiara: confermare il sistema scolastico che abbiamo nel Ticino, oppure, con una svolta storica, cambiarlo sostanzialmente. Lo vogliano o no i fautori dell’iniziativa e del relativo controprogetto, non si tratta solo di decidere se aprire un modesto credito statale alle scuole private; si tratta, nè più nè meno, di pronunciarsi sul sistema formativo di base che abbiamo sviluppato in un secolo e mezzo. Per continuarlo o riformarlo; e non lo si dovrà fare alla leggera.
Ci vuole un bilancio approfondito di quanto la scuola pubblica ha dato e dà ancora alla società ticinese. Il peggio che potrebbe capitarci sarebbe che i cittadini andassero a votare a lume di naso, senza aver potuto ponderare tutti gli aspetti della questione. Potrebbe portarci a un brutto risveglio, davanti a sorprese sgradite. Nessuno dovrà quindi poter dire di aver votato senza aver capito esattamente che cosa e perché.La cultura del paese ha un’occasione d’oro per dimostrare la propria funzione di guida e la propria efficienza. Lo stesso dicasi dei mezzi di comunicazione, a cui chiediamo di prestarsi tutti alle necessità del confronto, senza le chiusure preconcette che alcuni hanno opposto finora.
Le insidie non mancano. Per esempio, alcune tattiche già in atto. Una consiste nello sminuire l’importanza della votazione: far credere ai cittadini che si tratta solo di ‘dare qualche spicciolo alle scuole private’, una decina di milioni, cifra irrisoria rispetto ai settecento spesi per la scuola pubblica, senza incidenza sulle casse dello Stato (sulle tasche della gente). Un’altra consiste nel negare o minimizzare le conseguenze: il gigante scuola pubblica, al quale tutti giurano del resto di volere un gran bene, non ha proprio nulla da temere. Eppure il gigante è fragile e delicato, come si è visto in altri paesi, dove lo Stato sussidia le scuole private, e come si è visto anche da noi dopo i risparmi impostigli negli ultimi anni. Una terza consiste nello sviare l’attenzione dell’opinione pubblica su altri argomenti di politica scolastica.Noi vorremmo che il paese si concentrasse sulla propria scuola, per apprezzarne il servizio di istruzione e di educazione laica che fornisce, l’insostituibile funzione di integrazione di tutti in una società sempre più multiforme e quindi difficile da vivere, il rapporto costi-benefici che è uno dei più favorevoli in Svizzera...
Ci aspettiamo il contributo di tutti quelli che hanno qualcosa da dire in merito. Gli storici, per richiamare come sono andate le cose nel secolo e mezzo passato. I sociologhi, per mostrare le insidie che minacciano le società moderne, plurietniche e composite, quando non dispongono di scuole adeguate per tutti. Scuola o violenza!Gli psicologi e i pedagogisti, per mettere in evidenza l’importanza che i figli di famiglie diverse per provenienza, religioni, credenze, status culturale ed economico si trovino insieme in una buona scuola, si scambino conoscenze ed esperienze, imparino a convivere tra diversi nel rispetto reciproco, si preparino alle regole della democrazia.
I politici, di partito e di governo, per far presenti le difficoltà che potrebbero sorgere, se la società si presentasse domani fatta di estranei, di individualisti privi di senso civico, di gruppi antagonisti, perché il sistema scolastico non agisce più da integratore ed equilibratore per tutti.
Gli economisti e i dirigenti di impresa, per ricordare che la crescita economica del paese è stata possibile perché tutti i cervelli sono stati sollecitati e formati a dovere, nessuno trascurato o, peggio, escluso. Sarebbe saggio arrischiare oggi di avere una scuola pubblica inefficiente, magari per privilegiare la formazione di taluni in scuole private? I soldi spesi per la scuola sono o no spesi bene?
Gli studenti, i genitori, gli insegnanti, per raccontare le loro esperienze educative: è importante che escano dai loro conversari privati e parlino pubblicamente.
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