ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Scuola tra solidali e distinti


Il contrasto non era tra scuola pubblica (da tutti riconosciuta) e scuola privata (da tutti ammessa);  non era, se non in seconda battutta, sul ruolo dello Stato (più o meno generoso con i privatisti); non era banalmente ideologico...Il vero pomo della discordia era costituito dall’opposizione tra tutti e alcuni, più precisamente tra opportunità per tutti e possibilità per alcuni. Il Gran Consiglio si divideva tra il polo, chiamiamolo così, dei solidali (centro sinistra tanto per etichettare) e quello dei distinti (centro destra).
Per i solidali, quando si parla di scuola, essenziale è che tutti i ragazzi abbiano a disposizione la miglior scuola possibile, dovunque si trovino, di ogni provenienza o etnia, qualunque credenza professino, siano poveri o ricchi; tale scuola è, per definizione, la scuola pubblica laica, finanziata e gestita dallo Stato per conto dell’intera società. Oggi da noi la frequenta il 95% degli allievi. Ne restano fuori e vanno a scuole private due piccole frange di giovani: quelli che non possono frequentarla, per difficoltà personali o sociali (costoro, un 2% circa, vengono già oggi aiutati finanziariamente dalla comunità), e quelli che non vogliono frequentarla per decisione della famiglia (3% circa, che finora devono finanziarsi da sè).
Con l’iniziativa ‘per un’effettiva libertà di scelta della scuola’ quest’ultimo 3% è diventato improvvisamente il problema centrale della nostra politica scolastica. Tanto è forte la determinazione dei suoi fautori. Per il polo dei solidali non lo è: infatti le cose stanno bene così come sono. La scuola pubblica ticinese è lì da vedere con le sue realizzazioni, i suoi costi e le sue prestazioni. Perfettibile, certo, ma vigorosa (per il momento). Il 3% dei distinti è considerato una frangia che vuole starsene per conto proprio, chiede cose che la scuola pubblica non può o non vuole dare (servizi parascolastici, ma anche visioni del mondo e idee particolari) ed è giusto che ‘si arrangi’, si finanzi da sè la propria scelta.
I distinti dicono che invece non è giusto: a loro la scuola dei figli finisce per costare di più, chiedono che lo Stato sostenga anche loro con sussidi variamente calcolati. Hanno lanciato la loro richiesta di sussidi, appoggiandosi al diritto riconosciuto dalla Costituzione alle famiglie di ‘scegliere per i loro figli anche scuole diverse da quelle istituite dalle autorità pubbliche’ (Art. 8, lett. m). In fondo, dicono, si tratterebbe di piccole somme: una decina di milioni contro i 700 che vanno alla scuola pubblica. Presentata così la richiesta potrebbe sembrare ragionevole anche ai solidali.
In realtà, chi prepara una legge non può limitarsi ai costi del primo giorno; deve considerare le dinamiche che si aprono e i costi in prospettiva. E queste dinamiche sono allarmanti, perché la legge non pone freni nè limiti allo sviluppo delle scuole private e quindi dei sussidi che lo Stato si vedrebbe costretto a erogare (a tutti, indipendentemente da motivi e bisogni). Sappiamo che oggi la corsa alle distinzioni, in qualsiasi campo, è uno sport di prestigio e sempre più distinti chiedono di parteciparvi liberamente e magari col plauso e il sostegno della collettività. Col tempo i milioni erogati dallo Stato ai distinti potrebbero aumentare al punto da far mancare i mezzi alla scuola di tutti e sprofondarla nel degrado, cose del resto già capitate in altri paesi.
L’iniziativa (anche il controprogetto) spalanca le porte ai distinti, fa capire che vengono prima loro, ed espone la scuola pubblica a gravissimi rischi. Ecco, di che cosa hanno paura i solidali: che l’avidità dei distinti prevalga sulle necessità di tutti. Che la scuola di tutti, a cui ha posto mano, forse non cielo e terra, ma almeno tutto il Ticino con encomiabile dedizione per un secolo e mezzo, possa venir danneggiata. Di questo hanno paura, non della scuola privata in se stessa, non del venir meno dello statalismo (?!),  non che si intacchino gli interessi corporativi dei docenti (ma per favore! In questo paese le corporazioni semmai sono
E allora è per opporsi a questo rischio, è davvero per difendere la scuola pubblica e per garantirle i mezzi per tenersi al passo coi tempi, che il polo dei solidali continuerà la sua azione!

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