In questo periodo è diventato un tema particolarmente discusso quello relativo alla riapertura delle scuole. Non voglio entrare in dissertazioni di tipo epidemiologico, che lascio alle autorità e agli esperti, ma vorrei fare qualche riflessione di carattere sociale. La scuola è un perno fondamentale della nostra società, un’istituzione che permette a tutti (ed in particolare a chi non parte da posizioni particolarmente favorevoli) di poter svolgere quel percorso di sviluppo che è fondamentale per potersi costruire un futuro.
Tra i dubbi sulle riaperture, legittimi ci mancherebbe, due mi hanno particolarmente colpito. Il primo è stato leggere commenti, anche di persone autorevoli, che liquidano le sei settimane che intercorrono tra l’11 maggio e il 19 giugno, come un periodo senza alcuna importanza (anche perché ci sarebbero alcuni giorni di vacanza). Ma come, in passato si sono fatte discussioni infinite su aggiungere o togliere qualche ora e adesso un sesto dell’anno scolastico (seppur con un regime ridotto) è diventato quantité négligeable? Considerata poi l’eccezionalità della situazione non credo che sarebbe un problema, in un anno straordinario, prevedere che dopo due mesi di chiusura questi giorni di vacanza cadano a beneficio dell’insegnamento, magari riflettendo (meteo permettendo) se non aggiungere una settimana a giugno. Il secondo è che se aprissimo le scuole andremmo incontro ad un’estate con più restrizioni. Ammesso e non concesso che sia così, personalmente preferisco qualche restrizione in più nei mesi estivi, se questo può dare la possibilità di riaprire stabilmente le scuole prima. Perché dovremmo fare tutto questo? Semplice: perché la scuola non è un parcheggio per i ragazzi, ma un luogo fondamentale di crescita e di apprendimento. Dobbiamo far di tutto per non far perdere un anno a tanti nostri giovani, soprattutto quelli che per tanti motivi fanno già più fatica, e magari non hanno la fortuna di avere dei genitori che in questo periodo li hanno aiutati.
Pensare semplicemente di rimandare tutto a settembre, quando è probabile che saremo in una situazione simile a quella attuale, non è una soluzione. Per questo, con tutte le precauzioni ragionevolmente possibili e con tutte le cautele del caso, bisogna riaprire le scuole, in particolare quelle dell’obbligo. Al Consiglio di Stato il compito, non facile, di gestire questa fase di riapertura, sapendo coinvolgere per tempo i Comuni e aiutandoli a gestire questa difficile situazione.
Ai docenti, che in questo periodo hanno saputo reinventarsi mostrando grande flessibilità, quello di far leva sul fatto che loro in primis sanno quanto è importante la scuola e quindi dare (ancora una volta) il loro contributo per trovare delle soluzioni. A noi amministratori comunali il saper giocare di squadra consapevoli che lo dobbiamo soprattutto a quei giovani che giustamente hanno il diritto di poter tornare a scuola.