Quando percorro quel tratto d’autostrada prima del dosso di Taverne, il mio pensiero corre a Franco Lepori, che vent’anni fa, proprio nel giorno del suo compleanno – quando stava rientrando a casa dove lo aspettavano i famigliari per festeggiarlo – perì, destino crudele, in un incidente stradale. Lepori ha dedicato le sue forze migliori all’attuazione della scuola media. Persona impegnata e tenace nel perseguire gli obiettivi, è stato al tempo stesso architetto e realizzatore della riforma che più ha inciso sullo sviluppo del nostro sistema formativo, di certo la riforma più completa che il Ticino abbia conosciuto nel secolo scorso. Una riforma voluta da chi aveva posto alla base della crescita della nostra gioventù la preparazione culturale e umana, senza distinzione di censo. Si trattava allora di consentire a ogni giovane, indipendentemente dal luogo di abitazione, dal sesso o dalla categoria sociale, di poter fruire delle stesse opportunità formative di partenza. Artefici di quel disegno politico furono, nelle rispettive funzioni, Ugo Sadis, allora consigliere di Stato e direttore del Dpe, Sergio Caratti, capo della Pedagogica, e Franco Lepori. In loro, forte era il convincimento di realizzare una struttura educativa per assicurare agli allievi condizioni formative uguali e scelte meno condizionate, principi – a ben guardare – di forte valenza politica e sempre attuali. Lepori operò inizialmente alla direzione dell’Ufficio studi e ricerche dove, con un lavoro capillare e accurate analisi, pose dapprima le basi alla Legge sulla scuola media del 1974. Non si è però limitato a ideare e a ricercare: quale direttore dell’Ufficio dell’insegnamento medio si è subito calato nella realizzazione della riforma accompagnandone la diffusione secondo tappe definite, rinnovando i programmi, incoraggiando la formazione e l’abilitazione dei docenti, sviluppando servizi per gli allievi in difficoltà e assicurando alla scuola confacenti strutture edilizie. Giuseppe Buffi lo ricordò in quei tristi giorni con queste accorate parole: ”La scuola media è stata principalmente opera sua: ne era in qualche modo il padre. Per crearla, per migliorarla, per promuoverla, per difenderla, ha speso una vita. Una vita d’intelligente passione al servizio di una causa in cui ha creduto fino in fondo… fino a esserne, in qualche modo, ma comunque nel significato più nobile del termine, geloso”. Lo ispirava un ideale di scuola che offrisse una formazione solida, articolata, di uguale valore in ogni regione del cantone. Una scuola delle pari opportunità di partenza, non dell’omologazione. Una scuola in cui gli allievi, pur nelle loro diversità, potessero convivere, collaborare e trovare risposte alle loro attese. Lucido nella riflessione, Lepori amava estraniarsi un poco, custodire dentro di sé gioie e amarezze della vita. Questo modo di essere lo rispettavamo, consapevoli che quell’intimità gli era cara. Negli ultimi anni dal suo volto pensieroso si sprigionava a volte un sorriso luminoso: momenti rari ma sufficienti per cogliere il suo stato d’animo e per sentirlo più vicino. La riservatezza che lo accompagnava non poteva nascondere la generosità e la sua disponibilità era pari all’intelligenza e all’operosità assicurata per anni alla scuola, al Dipartimento e alla gioventù. Ricordare oggi a vent’anni dalla morte Franco Lepori significa quindi riaffermare principi e valori che sono alla base della nostra crescita e della nostra società. La lezione trasmessaci è quella di impegnarci con passione per una causa, per un progetto, per un ideale. È quanto ha contraddistinto la sua azione nei settori delicati e difficili – ieri come oggi – dell’educazione e della formazione.