ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Medio superiore la scuola che c’è!


Il progetto di riforma della scuola dell’obbligo sta monopolizzando le discussioni di politica scolastica, trascurando sistematicamente altri ordini di scuola parimenti importanti; fra questi, un grado di scuola che nel nostro cantone accoglie un gran numero di allievi, percentualmente più alto degli altri cantoni della Svizzera: il settore delle scuole medie superiori. Se in Ticino è soprattutto la scuola media ad attirare molta attenzione, da decenni, fin dalla sua nascita e attraverso tutte le riforme che ha già vissuto, la formazione post-obbligatoria sembra vivere un’esistenza sempre un po’ in ombra. Ingiustamente, se si pensa che le scuole medie superiori accompagnano quasi il 30 per cento dei giovani ticinesi fino alla soglia dell’università (al momento dell’iscrizione per la prima liceo/commercio sono più del 40 per cento), cercando di attrezzarli in modo che possano svolgere gli studi accademici con successo, anche lontano dal Ticino.

Risparmi a scapito degli studenti

In questo contesto risulta strano e sconcertante che il settore delle scuole medie superiori da parecchi anni, a differenza di Usi/Supsi e scuola dell’obbligo, non goda più di alcun tipo di investimento se non per le ormai improcrastinabili opere di edilizia. Con la costante diminuzione della dotazione oraria per gli istituti, si è ridotta l’offerta di corsi facoltativi, opzionali e di lezioni supplementari (di recupero) ed è per contro aumentato il numero di allievi per classe; misure di risparmio che hanno penalizzato da una parte gli allievi particolarmente interessati e motivati, e dall’altra gli allievi con specifiche difficoltà di apprendimento. Al contempo i docenti hanno subito un progressivo deterioramento delle condizioni di lavoro, non solo in termini salariali e previdenziali ma anche sul piano delle concrete condizioni di insegnamento: riduzioni dello stipendio per le mancate compensazioni del rincaro, contributi di solidarietà, perdita consistente delle prestazioni della Cassa pensione, aumento del numero di ore d’insegnamento, aumento del numero di allievi, aumento dei compiti non retribuiti ecc.

Soglia d’accesso bassa, selezione alta

Vale inoltre la pena ricordare come in Ticino la soglia di accesso alle scuole medie superiori è relativamente bassa, un fatto che trasforma la prima classe di liceo e scuola di commercio in un anno di selezione e di orientamento, mentre negli altri cantoni questa selezione avviene già prima dell’inizio del percorso nel medio superiore, con la richiesta di medie di note più alte, l’organizzazione di esami di ammissione e/o l’istituzione di periodi di prova di circa 10 settimane. Ciò implica che, nel nostro cantone, durante il primo anno di liceo e scuola di commercio i docenti si trovano a gestire un consistente numero di allievi non orientati al percorso scelto, ‘parcheggiati’ per un anno, e per questo spesso poco o per nulla motivati. Nonostante tutto ciò, si è riusciti a consentire quasi al 30 per cento dei nostri giovani di ottenere la maturità – una media nettamente al di sopra di quella svizzera – pur operando in condizioni quadro fra le peggiori nel confronto intercantonale, ed è tuttora garantita una soddisfacente qualità di insegnamento: le alte quote di maturità attribuite testimoniano il raggiungimento di obiettivi formativi stabiliti a livello federale da parte di un numero cospicuo di studenti. E se è vero ciò che riferiscono le autorità scolastiche (mancano però delle statistiche precise): gli studenti universitari ticinesi riscuotono un buon successo (non meno degli studenti confederati) negli atenei svizzeri e no. Ma proprio per questo motivo non si riesce a capire per quale ragione siamo costantemente bistrattati da parte di quelle maggioranze politiche che sembrano considerare il settore medio superiore come una delle tante voci di spesa improduttiva a cui far riferimento ogni volta che il settore scolastico cade vittima delle politiche di austerità, ignorando da una parte gli oggettivi meriti di un settore scolastico che assorbe un gran numero dei giovani ticinesi e che li porta a formazioni ad alto livello, e d’altra parte mettendo in serio pericolo la qualità stessa della formazione.

Promesse prima delle elezioni ma poi…

La stessa politica, soprattutto in tempi di campagne elettorali, sostiene di individuare nello sviluppo culturale dei giovani un campo d’investimento prioritario, affermazione però puntualmente smentita quando si tratta di tagliare le spese dello Stato; misure peraltro regolarmente attuate mediante tagli indiscriminati, colpendo in questo modo anche quelli che la politica stessa considera ‘investimenti prioritari’. Sarebbe al contrario espressione di una sana politica, nel senso di coerente, onesta e lungimirante, il compito di assumersi la responsabilità di definire delle priorità effettive, e di agire di conseguenza. Un metodo che richiederebbe coraggio e fermezza, oltre alla capacità di argomentare perché si investe in qualcosa e si rinuncia a qualcos’altro. Chiedere dei ‘sacrifici simmetrici’ è invece una politica poco coraggiosa che si sottrae al compito di rendere sensate e comprensibili le misure adottate.

Ampio ventaglio? No, offerta ridotta al minimo

Le scuole medie superiori sono state costrette, nel corso degli anni, a ridurre la propria offerta quasi al minimo indispensabile, ossia limitandosi a ciò che l’ordinanza federale di maturità prescrive come minimo. Lo spirito della riforma liceale di 20 anni fa intendeva mettere a disposizione dello studente un ampio ventaglio di offerte culturali per costruire il proprio curricolo formativo personale, permettendogli di realizzare un personale progetto di studio; che fine ha fatto quell’ampio ventaglio? Nel corso degli anni si è trasformato in un ristretto menu con poche possibili scelte. Gli studenti che vengono privati della possibilità di fare delle vere scelte in funzione dei loro interessi culturali si muovono meno motivati e sono spinti piuttosto da un senso di utilitarismo. Il rischio a cui andiamo incontro non è dunque solo la mediocrità a livello di formazione medio superiore, ma anche a livello universitario, laddove verranno meno quelle qualità umane, etiche, culturali che invece devono essere coltivate in vista degli studi accademici. Chi elogia oggi il ‘vecchio liceo’, lo fa perché il nuovo liceo, a causa dei continui risparmi, non ha mai avuto la reale opportunità di diventare ciò che l’avrebbe contraddistinto: la scuola che avrebbe potuto essere!