Per un’effettiva libertà di scelta della scuola, l’hanno denominata i suoi promotori, lasciando sottintendere la tesi implicita che la libertà di scelta della scuola sia una conquista e un progresso rispetto alla situazione attuale.
Fare riferimento oggi alla libertà dell’individuo, significa cavalcare un’ondata di piena travolgente. Gran parte delle decisioni, grandi e piccole prese dopo il crollo del Muro di Berlino vanno in questo senso: dalle grandi deregolamentazioni e privatizzazioni alle stesse riforme scolastiche che sempre più concedono spazio alle scelte individuali, tutto concorre a questa valorizzazione dell’individuo, talvolta però a detrimento delle esigenze che la società nel suo insieme, attraverso i suoi organi istituzionali democraticamente eletti, potrebbe far valere in nome dell’interesse collettivo e a difesa dei suoi membri più deboli.
La libertà è veramente sempre un valore? È un assoluto? Evidentemente no. Due esempi estremi ci aiutano a comprendere come occorra sempre valutare ogni situazione per dare una risposta ragionevole alla domanda. Tutti convengono che sarebbe completamente insensato rivendicare la libertà di scelta individuale e qualificare di “stataliste” le leggi della circolazione stradale. In quell’ambito, non ha nessun senso rivendicare il diritto alla libertà di scegliere se circolare a destra o a sinistra sulle strade. Lo Stato è pienamente legittimato a imporre delle regole a tutti. Viceversa, la scelta se rendere visita alla nonna a Bellinzona, anziché alla zia a Lugano, è una decisione di piena competenza dell’individuo, dove lo Stato non deve assolutamente entrare.
Fra questi due estremi, come possiamo collocare la libertà individuale di scelta della scuola? È veramente una buona cosa e un valore senza controindicazioni? Vi sono, in altre parole, ragioni di opportunità che potrebbero suggerire una qualche limitazione a questa libertà di scelta, percepita come potenzialmente vantaggiosa dal singolo, in vista di un bene superiore che la società nel suo insieme potrebbe perseguire?
Personalmente rispondo di sì a quest’ultima domanda sulla base delle seguenti considerazioni.
La libertà a cui si riferisce l’iniziativa è quella di scegliere tra una scuola pubblica e una scuola privata; ma essa imporrà ben presto anche la possibilità di scegliere tra istituti paralleli della scuola pubblica. I due ambiti sono legati molto strettamente: la prima libertà, che sarà certamente ampliata dall’eventuale approvazione dell’iniziativa o del controprogetto, finirà per rendere inevitabile anche la seconda. Vi saranno genitori che chiederanno alla scuola pubblica di scegliere in quale istituto mandare il figlio e, in caso di rifiuto, potranno far pesare l’alternativa di inviarlo in una scuola privata. Con il ché, lo Stato sarà costretto a lasciar cadere o ad allentare sensibilmente il vincolo dei comprensori scolastici. Ma è proprio qui che sta il grosso problema.
L’esperienza mostra che la qualità di un istituto è significativamente connessa alla composizione della sua popolazione scolastica, che deve essere il più possibile equilibrata fra le diverse classi sociali. La presenza di buoni allievi, per carattere e per qualità intellettuali, ha una grande influenza sulla vita di un istituto, sia per l’effetto che ha sull’insieme degli allievi stessi, sia per il clima di lavoro meno sfiancante per gli insegnanti. Se la libertà di scelta dell’istituto dovesse portare i genitori a evitarne alcuni per preferirne altri, avremo posto tutte le condizioni per creare dei ghetti ingestibili da una parte e delle oasi d’oro dall’altra. Fenomeno che il Cantone Ticino, per sua fortuna, è riuscito finora ad evitare, proprio grazie alla priorità data alla scuola come servizio pubblico che deve garantire una qualità equivalente su tutto il territorio, con il suo corollario rappresentato dal vincolo di iscrizione obbligatoria all’istituto del proprio comprensorio. È un vincolo che può non piacere, ma che è indispensabile per mantenere l’equilibrio sociologico tra gli istituti e un clima vivibile in tutte le sedi scolastiche. Il pericolo più concreto lo vedo per il Cantone proprio nel settore più delicato: quello della scuola media, dove il fenomeno potrebbe svilupparsi se l’iniziativa ed il controprogetto fossero accettati dal popolo, soprattutto nelle aree degli agglomerati urbani a causa della vicinanza geografica tra istituti e per l’equilibrio sempre delicato e non facile da mantenere in quel settore della scolarità obbligatoria, che si fa carico dei ragazzi nella fase della loro crisi adolescenziale. Obiettivo della politica scolastica non può essere quello di avere alcuni buoni istituti, e di rassegnarsi ad averne altri che dovranno raccogliere gli allievi che nessuno avrà voluto ospitare, nei quali i sentimenti di frustrazione e il sentimento di essere “relegati”, favoriranno lo sviluppo di comportamenti violenti. Destino inevitabile, poiché l’applicazione acritica e puramente ideologica del principio della concorrenza, non produrrà affatto un miglioramento del sistema scolastico nel suo insieme, bensì una differenziazione qualitativa del tutto inopportuna tra istituti scolastici dello stesso ordine di scuola.
L’accettazione di una restrizione alla libertà di scelta individuale, in questo caso risponde ad un interesse sociale superiore ben compreso. Coloro che inneggiano alla libertà di scelta in questo campo connotandola come un progresso indiscusso sottovalutano, a mio modo di vedere, gli effetti della soluzione da loro propugnata, di cui presentano solo gli aspetti positivi. Il popolo ticinese non vanifichi perciò l’opportunità che finora lo Stato ha assicurato a tutti e in tutte le regioni, di accedere ad un insegnamento di uguale qualità, in istituti nei quali sia possibile mantenere un buon controllo sulle dinamiche della vita interna. Valore al quale anche molti cattolici, malgrado il sostegno offerto all’iniziativa da una parte del mondo cattolico ufficiale, sono sicuramente sensibili e per la cui affermazione essi potranno continuare a dare, in futuro come nel passato, un prezioso contributo all’interno del sistema scolastico pubblico.
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