ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Così nacque la Scuola media


Quarant’anni fa, il 21 ottobre 1974, il Gran Consiglio approvava la legge sulla scuola media.
Una riforma importante,frutto di un lavoro preparatorio durato una decina d’anni. Nella prefazione al volume “Per una maggiore giustizia culturale” (Società Demopedeutica, 2008), l’ex consigliere di Stato Gabriele Gendotti scrive: “L’attuazione della Scuola media è stata sicuramente un’impresa ragguardevole, oggi difficilmente ripetibile. Non si trattava solo di proceder al riordino di questo grado scolastico suddiviso fra ginnasio, scuola maggiore e corsi di avviamento, ma pure di dare un riscontro culturale e sociale alle spinte incessanti volte a favorire la democratizzazione degli studi. La riforma della Scuola media è stata senza dubbio l’intervento più incisivo che ha conosciuto il nostro cantone dopo la Seconda guerra mondiale. È stato il risultato di una stagione di forti ideali e di spinte innovative che hanno contraddistinto il Ticino degli anni Sessanta e Settanta”.
Che la riforma della Scuola media votata quarant’anni fa sia, come scrive Gendotti, “l’intervento più incisivo che ha conosciuto il nostro cantone dopo la Seconda guerra mondiale” lo confermano anche le pagine dei giornali ticinesi di allora, che vogliamo ripercorrere.
Alla vigilia della discussione parlamentare, il 14 ottobre 1974, sul ‘Corriere del Ticino’ leggiamo: “La legge che introduce la Scuola media nel Canton Ticino si annuncia come la tappa legislativa più importante del quadriennio. Come si presentano le forze politiche a questa scadenza? Sul principio e sulle linee generali della riforma è scontato l’accordo dei tre partiti di governo, espresso non solo a livello di Consiglio di Stato, ma anche a quello della commissione speciale. Sull’esito finale dei lavori granconsiliari non dovrebbero esserci, perciò, dubbi”.

Cronaca in diretta alla radio
Lo stesso giorno, su tutti i quotidiani della Svizzera italiana, appare questo comunicato a riprova dell’importanza che viene riservata al dibattito che sta per iniziare nella sala del Gran Consiglio: “La Radio della Svizzera italiana” seguirà la discussione parlamentare proponendola in cronaca diretta sul secondo programma a partire dalle 14. A dipendenza dell’andamento della discussione, i collegamenti avverranno lunedì, martedì, mercoledì e giovedì. In cronaca diretta verranno in particolare diffusi gli interventi dei portavoce dei gruppi politici, dei relatori e del rappresentante del Consiglio di Stato”. Tutti i giornali danno risalto alla discussione che avverrà in Gran Consiglio con ampie informazioni sulla futura Scuola media. ‘Il Dovere’ (organo del Partito liberale radicale), il 12 ottobre 1974 riserva addirittura tre pagine alla pubblicazione integrale del rapporto di maggioranza del quale sarà relatore Diego Scacchi. Il rapporto di minoranza, relatore Tita Carloni, viene invece pubblicato (a puntate) sul settimanale del Partito socialista autonomo ‘Politica Nuova’. Il quotidiano del Partito conservatore, ‘Popolo e libertà’, martedì 1° ottobre 1974 dà spazio in prima pagina a uno scritto di Riccardo Saglini, intitolato “No a questa Scuola media”, e così lo presenta: “Una voce discorde che accogliamo in omaggio alla libertà di opinione. Le opinioni del prof. Saglini, direttore del ginnasio di Biasca, riflettono comunque ragioni che già sono state manifestate in alcuni strati della popolazione e del corpo docente e per questo possono essere considerate un indubbio contributo al dialogo”.
Sul quotidiano del Partito socialista ticinese ‘Libera Stampa’, mentre è in corso la discussione in Gran Consiglio, Orfeo Bernasconi scrive il 21 ottobre 1974: “La Scuola media ha incominciato a diventare una realtà. Uno strumento nuovo sta per essere dato alla scuola: l’atto legislativo è di portata superiore alla legge della scuola votata nel 1958, legge che non aveva introdotto cambiamenti sostanziali. Il mantenimento degli allievi in una identica scuola per un biennio dopo le Elementari e in uno stesso istituto ?no al termine dell’obbligo rappresenta un cambiamento fondamentale, un atto socialmente più giusto”.

Scuola media unica?
E formazione dei docenti

Dopo una settimana di discussioni, il 21 ottobre 1974 il Gran Consiglio approva la legge sulla Scuola media. Il corrispondente parlamentare del ‘Corriere del Ticino’ di allora è Enrico Morresi, che così introduce l’articolo il giorno dopo: “A dieci anni esatti dalla nomina della prima commissione di studio, il Gran Consiglio ha approvato la riforma della Scuola media. Il voto è stato netto: 56 sì contro 9 no e 3 astensioni. Hanno votato in favore i deputati dei tre partiti di governo, hanno votato contro una parte dell’estrema sinistra e gli agrari, si sono astenuti i comunisti e il deputato dell’Unione operaia. Ben difficilmente vi sarà un referendum popolare, per cui si può ritenere stasera che una pagina importante della vita politica ticinese sia stata voltata.
Scuola media unica? Fino a un certo punto. Attorno a questa limitazione del progetto iniziale (che si concreta nella bipartizione del ciclo di orientamento in sezione A e sezione B) si sono coagulate le opposizioni. […]
Ma un’altra decisione importante ha preso ieri il Gran Consiglio: votando il principio della creazione di un istituto di studi superiori per la formazione dei docenti ha posato la pietra d’angolo della prima struttura scolastica ticinese di grado post-liceale: universitaria, insomma, se non abbiamo paura dei termini. Se non storica, la data è almeno significativa, e chi l’ha preparata e voluta merita un aperto riconoscimento”. Su ‘Popolo e libertà’ è Attilio Grandi a riferire sui lavori del Gran Consiglio. Questo il suo primo commento al voto, che appare il 22 ottobre 1974: “La Scuola media dunque è legge. Ora toccherà al governo, al Dpe, ai docenti, oseremmo dire al Paese tutto, attuarla. Nata nel segno di una fattiva collaborazione tra i partiti e le associazioni magistrali, noi ci auguriamo che essa possa trovare, in fase di attuazione, un’analoga ampia convergenza. Il cammino non sarà facile e le prime esperienze diranno se tutte le decisioni prese in queste giorni sono valide e destinate a dare una scuola nuova, autenticamente democratica e popolare”.
La cronaca e il commento su ‘Il Dovere’ sono di Giuseppe Buffi, allora deputato: “La legge è fatta, bisognerà ora fare scuola. Dieci gli anni concessi al Consiglio di Stato per attuare la riforma. Entro un termine molto più breve, due anni, il governo dovrà poi presentare un progetto di legge speciale per la creazione dell’istituto cantonale per la formazione e l’abilitazione degli insegnanti”.
Infine Raimondo Locatelli, sul ‘Giornale del popolo’, afferma: “È innegabile che il Gran Consiglio ha sancito una riforma che va al di là, e ampiamente, di una semplice correzione della struttura scolastica vigente: sitratta cioè di una realtà nuova che qualifica la scuola ticinese ed è espressione autentica di una volontà politica seriamente e coerentemente impegnata nel trovare un nuovo assetto che risponda in larga misura alle motivazioni di ordine economico, sociale e psicopedagogico dell’istruzione”

Unica ma non troppo
I commenti di chi ha votato no, oppure si è astenuto, li leggiamo su ‘Politica Nuova’ e su ‘Il Lavoratore’. Il settimanale del Psa, il 25 ottobre 1974, con il titolo “Una Scuola media per niente unica” scrive: “La riforma, quando entrerà in vigore, di fatto creerà una Scuola media che ha spostato di due anni – da 11 a 13 anni – la situazione attuale. Un passo avanti, certo, ma alquanto modesto e comunque nettamente al di qua delle esigenze di una Scuola media dell’obbligo unica e in grado di offrire realmente le stesse possibilità a tutti i giovani dagli 11 ai 15 anni. La Scuola media sarà unica, ma non troppo: ecco la conclusione”.
Il settimanale del Partito del lavoro, il 26 ottobre, scrive: “Astensione motivata dal fatto che l’istituzione di questa nuova Scuola media costituisce comunque un progresso dal punto di vista popolare in quanto consente di superare la profonda discriminazione tra ginnasio e scuola maggiore, estende la gratuità degli studi anche a quello che è oggi il ginnasio e rinvia almeno di due anni la divisione che oggi si compie alla ?ne della Scuola elementare. Un’astensione che ha quindi il significato di riservatezza”.

L’inizio a Gordola e Castione
La riforma della Scuola media prenderà avvio concretamente con l’anno scolastico 1976-77. Franco Lepori, a quel tempo direttore dell’Ufficio dell’insegnamento medio presso la Sezione pedagogica del Dpe, scrive sulla rivista ‘Scuola ticinese’ (numero 46, giugno 1976): “Con l’apertura delle Scuole medie di Gordola e di Castione si compie un passo decisivo su un cammino iniziato verso la metà degli anni Sessanta (per non andare più lontano) sotto la spinta delle associazioni magistrali e anche di quelle studentesche, segnato dal rapporto della Comunità di lavoro delle associazioni magistrali nel 1968, dal primo progetto dipartimentale del 1970, dal disegno di legge approvato dal Consiglio di Stato nel 1972 e dall’approvazione della legge da parte del Gran Consiglio nel 1974. È stato finora un cammino lungo e non sempre facile, come capita regolarmente per tutte le riforme scolastiche di una certa importanza. Ora siamo alle prime realizzazioni concrete, che dovranno aprire la via all’estensione graduale della riforma”.