ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Per prevenire gli scontri educhiamoli a pensare
(La letteratura ci aiuta a capire la realtà)

Intervista a cura di Romina Borla

«Un allievo, dopo uno dei numerosi attentati terroristici, in coda ad una lezione dove s’era parlato di “punti di vista”, alzò la mano formulando questo ragionamento», ci racconta il ticinese Daniele Dell’Agnola, docente SUPSI, SME e narratore. «“Prof., scusi, ma praticamente se prendi uno di estrema destra razzista musulmano e uno di estrema destra razzista europeo tipo nazi, sono tutti e due talmente fuori che si sparano addosso finché non sono tutti morti, no? Quindi alla fine dovrebbero rimanere quelli normali, come noi, che vivono normale e vanno a vedere che ne so, il derby, e slinguano la tipa anche se sono come l’Ahmed che non sa neanche cos’è la neve. Giusto il mio ragionamento?”. Sorridendo, risposi: “Ragazzi, prendete la grammatica a pagina 576”. Gli allievi non capirono la mia ironia, quindi spiegai che la mia era una battuta, per cambiare argomento, perché l’intervento del compagno era delicato: sarebbe stata mia intenzione andare a casa a leggere e pensare, prima di rispondere. Sulla grammatica, invece, mi sentivo più solido. “Ma lei fa le battute posse”, dissero. E la stoccata finale di Ahmed: “Scusi, cos’è il derby?”». Questo per dire che gli allievi si interrogano di continuo sulla realtà che li circonda – anche quella mediata dai nuovi mezzi di comunicazione di massa – e i docenti rimangono spiazzati dalle loro domande, a volte senza parole. Ma fare qualcosa si può, afferma il nostro interlocutore.

Le tensioni internazionali si rispecchiano nelle ormai multietniche classi del nostro cantone? In che modo? Come prevenire gli scontri?
«Come detto, i nostri figli si pongono delle domande, così come gli adulti di riferimento con i quali si trovano a dialogare. La tendenza, pericolosissima, è di formulare risposte immediate e semplificate o soluzioni facili a problemi che fanno capo aduna situazione internazionale complessa. La comprensione dei fenomeni richiede tempo e pazienza. In generale, per prevenire gli scontri bisogna educare i giovani a pensare. Io mi occupo di letteratura, narrazione. In generale cerco di avvicinare gli allievi e gli studenti alle diverse tipologie testuali: in questo contesto mi rendo conto che i ragazzi hanno bisogno di capire cos’è la rabbia, cosa sono l’amore, i limiti, la paura, il coraggio, anche attraverso la letteratura. Per comprendere le fratture profonde della nostra epoca, credo sia necessario indagare l’essere umano attraverso le storie e le immagini poetiche. Mi permetto di citare Paolo Di Stefano. Nel suo I pesci devono nuotare (Rizzoli) narra di Selim, un adolescente egiziano che cerca di sopravvivere a Milano, dove conosce connazionali aggressivi, ma anche angeli custodi, punti di riferimento. Selim fa una scelta (quanto è importante scegliere bene...). Capisce che per ottenere dei risultati occorre pazienza, passione e, nel suo caso, imparare la lingua italiana. Le parole come conquista sociale. Una storia bellissima, che educa alla fatica e alla scoperta dell’altro. La curiosità, il sapere in generale, è apertura verso il mondo, il dubbio, le vie possibili».

Cosa sta facendola scuola ticinese sul fronte della prevenzione dell’estremismo, dei pensieri di odio e di esclusione? Chi se ne occupa?
«Il nuovo Piano di studio della scuola dell’obbligo (vedi www.pianodistudio. ch) dà indicazioni in merito. Sul documento si legge: “L’educazione alla convivenza civile, all’essere partecipanti responsabili di un gruppo sociale si apprende giorno dopo giorno, minuto dopo minuto nel corso degli scambi con i propri coetanei e con gli adulti. (…) Tutti gli insegnamenti devono fondarsi sui valori del rispetto e del rapporto democratico per cui l’educazione alla cittadinanza inizia con il modello dell’adulto insegnante”. Ovviamente esistono poi dei progetti mirati, con diverse discipline coinvolte nell’approfondire un tema (violenza, scontri tra popoli, migranti) ».

Come affronta l’argomento coi suoi allievi? Come si può favorire la diffusione di una cultura del rispetto per l’altro?
«La scuola che permette ai ragazzi di scoprire il piacere per i testi, e apre le porte della letteratura, è in grado di dare risposte aperte alle ferite che l’estremismo provoca. Dopo la carneficina di venerdì 13 novembre 2015 a Parigi, rientrando in classe il lunedì successivo, lessi un racconto di Vittorio Zucconi tratto dal suo libro Stranieri come noi (Einaudi) dal titolo Profumo. La storia è ambientata in Francia, in unporto dove si traffica pesce. Un giovane migrante che lavora tra quella puzza e vive chiuso nel suo quartiere, incontra una ragazzina francese, figlia di un ristoratore. Ne rimane folgorato. Una sera, mentre passeggiano nell’emozione dell’incontro amoroso, lui viene aggredito da un gruppo di estremisti nell’indifferenza generale. Attorno a quegli odori di pesce, sudore, sangue, alla fine c’è la mano di lei che lo accarezza, all’ospedale. “Ah, ma perché alla fine l’amore vince! Prof., ma è sempre vero?”, chiese una ragazzina.” “A me basta che tu creda sia possibile”. Cerco insomma di non dare soluzioni maldestre ma di svolgere con gli allievi l’esercizio di curiosare nel cuore delle civiltà. Per riflettere sull’odio, mi capita di parlare dell’Amore, prima di noi. Rubo l’espressione a Paola Mastrocola che ha pubblicato un volume per Einaudi con questo titolo. È un buon testo che può aiutarci a scoprire le dinamiche dell’umano attraverso una rilettura dei miti: la narrazione degli argonauti che solcano il mare alla conquista del vello d’oro, il mare che Giasone affronta, come fosse un muro invalicabile, l’amore di Medea, l’approdo in terra straniera e tutte le dimensioni conflittuali che se ne ricavano».

Come comportarsi coi più piccoli (scuola dell’infanzia ed Elementari)? Anche con loro è necessario parlare?
«Di recente, registrando una puntata del Bidello Ulisse nella rete dei libri che andrà in onda tra qualche settimana (terza stagione su Teleticino) ho posto la stessa domanda a Gianluca Grossi, autore di Infiniti passi (Salvioni). Come lui, penso di sì.Ho lavorato con ragazzini di 10 anni su La battaglia del burro di Theodor Geisel (Dr. Seuss), un bellissimo libretto illustrato del 1961 ristampato recentemente da Giunti. Gli Zaghi imburrano il pane di sopra, gli Zighi di sotto. Per questo motivo sono in guerra e tra i due popoli è stato costruito un muro. Un racconto splendido, con un finale drammaticamente aperto, che il docente può chiudere con gli allievi. In generale, senza traumatizzare, il semplice narrare storie allena i bambini a risolvere conflitti».