Daniele Dell’Agnola, insegnante, è autore di una storia contenuta in ‘L’incontro’, il libro dedicato all’educazione sessuale per gli allievi delle scuole medie e che già ha aperto un acceso dibattito fra favorevoli e contrari alla sua pubblicazione. Passando da Calvino ad Alberto Pellai, fino al ‘Fondo del sacco’ di Plinio Martini, letti con gli occhi degli allievi, qui si prova a comunicare il senso di questo progetto.
I docenti della scuola dell’obbligo hanno ricevuto in questi giorni il nuovo ‘Piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese’. Nel capitolo dedicato alle competenze trasversali si legge che, tra le altre cose, nella scuola si promuovono situazioni di scambio, confronto e dibattito attorno ai temi del funzionamento della società (Competenze trasversali, p.52). Se pensiamo alla lettura di un testo narrativo in terza o quarta media, sappiamo come, a seconda della scelta, il racconto o il romanzo possa contribuire ad arricchire il mondo interiore dell’allievo, sviluppandone “l’adesione ai valori sociali e il senso estetico”. Il valore conoscitivo e riflessivo di un testo letterario contiene da solo una “trasversalità” e un’apertura nutriente per il pensiero. Negli ultimi anni di scolarità obbligatoria l’istituzione chiede al docente di aiutare l’allievo a formulare opinioni sulla realtà che lo circonda e a motivarle. E a sviluppare un senso critico.
Il nuovo libro dedicato all’educazione sessuale, che, oltre alle pagine proponibili durante l’ora di scienze o nell’ora di classe, presenta un testo narrativo, è aderente alle intenzioni del nuovo ‘Piano di studio’, perché apre le porte a più discipline, prestandosi come strumento pronto per favorire una discussione, un dibattito su temi delicati ma irrinunciabili.
Veniamo al cuore della questione: ‘L’incontro’, già così discusso prima della sua uscita, pubblicato online dal settimanale ‘Il Caffè’ in una versione che risale a quattro mesi fa, non aderisce, secondo taluni, al principio di una pluralità presente nella società. Per cercare di capire il senso del lavoro svolto e per replicare a chi ritiene che la scuola debba istruire gli allievi solo per quanto riguarda il funzionamento dell’apparato sessuale maschile e femminile, recupero un’attività che sarà probabilmente pubblicata nei materiali didattici di supporto al testo.Recentemente ho letto e commentato con gli allievi di quarta media il racconto ‘Il seno nudo’, tratto da ‘Palomar’ di Italo Calvino (Mondadori, Milano, 1994, prima ed. 1983). Palomar passeggia lungo una spiaggia semideserta e vede una ragazza senza bikini, sdraiata al sole. Il tabù della nudità femminile svelatosi agli occhi contemplativi di Palomar è oggetto di riflessione: il seno, inizialmente evitato dal protagonista (non lo guarda), acquista rilevanza nei ragionamenti di Palomar. Non guardare significa alimentare quel tabù, per questo motivo il protagonista ritorna a osservare il seno una seconda volta cercando di integrarlo nella visione dell’intero paesaggio naturale. Successivamente lo distingue con particolare riguardo, infine il seno diventa un bene su cui soffermarsi “in uno slancio di benevolenza e gratitudine per il tutto, per il sole e il cielo, per i pini ricurvi e la duna e l’arena e gli scogli e le nuvole e le alghe, per il cosmo che ruota intorno a quelle cuspidi aureolate.” Il nostro personaggio vive un crescendo del suo pensiero, parallelo al continuo ritorno nel luogo dove la bagnante si trova sdraiata e nuda. È possibile riflettere su come è osservato, valutato, presentato il corpo della donna e sul significato di tabù.
“Maestro, per esempio parlare di masturbazione è tabù” dichiara un allievo, scatenando una risata. “Parlare di gay in classe è tabù” aggiunge il compagno per mettersi in mostra.
“Scusi, ma alla ?ne sembra che sia lei la terra, il resto non esiste più.”
“Bene” replico “è come se quel seno rappresenti madre natura.”
A quattordici, quindici anni, scavare nel testo facendo emergere i temi, gli atteggiamenti, le meditazioni di Palomar (non sta a me giusti?care la scelta di un gigante della letteratura e di un testo letterario di grande valore), può rivelarsi un’ottima occasione per muovere i pensieri degli allievi, che hanno esperienza con la loro nudità e con quella presentata nelle varie espressioni della nostra società (media, internet, pubblicità).A questa proposta letteraria, ho aggiunto un testo dello scrittore e medico Alberto Pellai intitolato ‘Un elefante dentro una cinquecento’, tratto da ‘Baciare, fare, dire’, (Feltrinelli, Milano, 2015). Si aggancia al tema, recuperando una scena molto più vicina alla quotidianità degli allievi: si tratta di un dialogo tra padre e figlio. L’oggetto del discorso è la mamma, così come l’ha vista il papà, quando se n’è innamorato. Cosa ha apprezzato di lei? Il sedere? Gli occhi? Il seno?
“Papà, come hai fatto a innamorarti della mamma?”
“Non te lo so spiegare bene. L’ho vista e per me è stato proprio un colpo di fulmine. Ho capito che lei era quella giusta.”
“Anche lei l’ha capito subito che tu eri quello giusto?”
“No, direi di no. Infatti non ne voleva sapere.” “Allora la tua era pura attrazione fisica.”
(…)
“E se invece fossero proprio gli occhi il segreto di tutto? Secondo te è impossibile che uno si innamori per via degli occhi?”
“Sì, però credo che gli occhi arrivino per terzi. Prima il seno, poi il sedere, infine medaglia di bronzo: gli occhi.”
Il finale rivela un’intimità tra padre e figlio: gli allievi sostengono, durante la discussione, che non è così evidente parlare di queste cose, come fa il figlio con il papà. Il dialogo di Pellai si conclude così:
“Ma secondo te se chiamo qui tua mamma e le riassumo questa conversazione, lei cosa dice?” “No, papà, alla mamma non dirle niente. Poi magari le viene il complesso che ha il seno piccolo. Meglio lasciarla stare.”Un’ultima proposta su come è descritto il femminile è ricavata infine dal celebre ‘Fondo del sacco’ di Plinio Martini: leggiamo del migrante Gori che osserva Maddalena, la ragazza di cui s’innamora. “Lei era di quelle creature che quando passano in strada la gente si volta e smette di parlare, se lei rideva o si scostava i capelli, c’era da credere che nessuno aveva riso o alzato la mano in quel modo” (…) “Maddalena aveva un anno in meno di me. Quando andavamo a scuola era l’unica a portare scarpe da bottega; noi ci andavamo con pedule o zoccoli o anche a piedi nudi, e le sue erano scarpe alte coi legacci intrecciati fino al nodo: forse avevo incominciato a volerle bene per quelle scarpe e perché aveva il collo sottile da allungare sopra il quaderno.”
I ragazzi stanno scrivendo delle riflessioni dal titolo ‘Il corpo della donna’. Un esercizio complesso, che richiede attenzioni didattiche particolari. Io credo che in questo percorso fatto di letture ci sia l’occasione di conoscere una profondità di pensiero e una raffinatezza linguistica di cui gli allievi hanno bisogno. A meno che le famiglie, la politica, la chiesa, l’istituzione scuola non mi rispondano in coro che ‘Palomar’ e ‘Il fondo del sacco’ non vadano proposti (o non vadano proposti in questo modo) e che scavare nei testi, metterli in discussione, aprire dibattiti e accendere l’interesse non sia compito della scuola.
Il libro ‘L’incontro’ si presenta con queste intenzioni, pur non essendo un testo letterario. Chissà quali verità e quali dubbi ci avrebbe regalato Palomar, nel leggere il capoverso dedicato alla masturbazione o all’omosessualità…