L’amico Gianfilippo (nome di fantasia) mi scrive: «Caro Dani, perché non ti candidi per il Gran Consiglio alle prossime cantonali? Così, invece di criticare i deputati che si occupano di scuola in modo secondo te inappropriato, partecipi attivamente e ti rendi responsabile». «Caro Gianfilippo - gli rispondo - il primo motivo, in realtà non molto valido, per il quale non mi candido è che non credo di poter ottenere voti a sufficienza ai fini di un’elezione in Parlamento. Non sono uno stratega. Il secondo motivo è più complesso: un docente, svolgendo il proprio mestiere, cerca di dare degli strumenti per scavare nelle cose del mondo, per pensare, per mettere parole al pensiero. È un mestiere che porta con sé una forza notevole, perché esistono insegnanti che lasciano belle tracce. Un parlamentare non detiene un potenziale così alto, nella concretezza del suo lavoro. Forse ho una considerazione troppo elevata e idealista del mestiere che ho scelto, ma sarebbe peggio se non ci credessi. Il terzo motivo è molto semplice: mi piace scrivere in libertà. E la parola è pure un pilastro della democrazia, sia quando i media la amplificano, sia quando questo non accade».
Gianfilippo mi ha inviato questo messaggio proprio nel momento in cui la Commissione scolastica del Gran Consiglio presentava la proposta per l’abolizione dei curricoli avanzati e base nelle discipline matematica e tedesco nella scuola media. All’interno della stessa commissione si sta lanciando l’idea (di maggioranza) di promuovere l’edificazione di un nuovo liceo, nelle Tre Valli (forse a Pollegio?).
Ho l’impressione che l’abolizione dei corsi A e B sia molto interessante dal punto di vista politico e per quanto riguarda il consenso della popolazione: probabilmente è una mossa azzeccata. La possibilità di ottenere delle classi eterogenee, dove si risolva il problema di una selezione secondo i proponenti falsata, non corretta, è accattivante. I nostri figli non saranno più etichettati come ragazzi che hanno Approfondito, distinti da quelli che hanno seguito soltanto un corso con nozioni Base. Negli ultimi anni si leggono inoltre con un certo imbarazzo il dati che indicano la percentuale di allievi bocciati alla fine della prima liceo; ci si chiede quindi se i corsi A siano davvero selettivi. Qualcosa sembra più non funzionare.
Questi mi sembrano, in sintesi, i motivi per i quali si vuole portare al voto la proposta. Alcuni colleghi, insegnanti di matematica e tedesco, si chiedono però come sarà possibile lavorare in un contesto eterogeneo. La risposta a questa domanda va cercata in un nuovo quesito: nella scuola ci sono alunni che passeggiano in una sorta di labirinto dove si perdono facilmente, quindi hanno bisogno di docenti vicini che offrano loro un accompagnamento, un aiuto mirato, un filo per ritrovare il sentiero.Ci sono allievi ai quali vanno forniti strumenti di lavoro (sapere, saper fare) grazie ai quali sapranno cavarsela, perché il docente avrà insegnano loro a utilizzare delle bussole per orientarsi. Esistono anche giovani che hanno bisogno di stimoli importanti, perché sono brillanti: con una barca, una vela, una cartina, una volta imparata la lezione, riusciranno a navigare cogliendo sfide difficili. Un insegnante di matematica, tedesco (apriamo gli occhi e aggiungiamo inglese, italiano, scienze...) che lavora con una classe così composta, con 22 alunni, corre il rischio di naufragare con tutta la ciurma. Un docente che invece ha la fortuna di seguire un gruppo eterogeneo ma formato da 13/14 allievi, ha una probabilità più alta di insegnare differenziando. I deputati sono dunque pronti, dopo aver votato l’abolizione dei corsi A/B, a continuare il ragionamento in sostegno della scuola, nell’interesse degli allievi? Avremo classi di 13 allievi? Oppure al disagio si lascerà mezza risposta?
Una seconda considerazione, che Gianfilippo coglierà come provocazione: non è il caso di togliere denaro all’edilizia scolastica, per investirlo nella scuola media che richiama attenzione tramite la politica e le famiglie, rispetto a una differenziazione in classi eterogenee, con effettivi ridotti? È davvero indispensabile che i ragazzi delle Tre Valli frequentino il liceo a Pollegio? Quanto costa? E cosa ne dicono gli adolescenti delle Tre Valli, dell’idea di essere più vicini a casa?
E se investissimo maggiormente sull’orientamento professionale e sullo scambio linguistico alla fine della quarta media, con apprendistati e maturità professionali oltre San Gottardo, in modo che un numero maggiore giovani ticinesi possano cercare lavoro in Svizzera, conoscendo le lingue, il paese, favorendo la coesione nazionale? Oppure vogliamo rimanere in serie B a piagnucolare?