Non sono un socialista, ma devo condividere la posizione di Bertoli, formulata nel suo portale, in merito al dibattito svoltosi qualche sera fa, durante “Il Quotidiano”, dopo che il Parlamento ha bocciato la proposta per una riduzione degli allievi per classe.
Chi ci lavora, sa che nella scuola media ci sono dei problemi a cui va data soluzione. La bussola fa le bizze. E forse qualcuno ha l’interesse che vada ancora peggio. Le soluzioni non stanno nel buttare lì un docente d’appoggio (alle medie, poi, non è previsto niente, per ora) ma nel ripensare la scuola come luogo di cultura, del sapere e della condivisione di esperienze. La scuola media non deve esclusivamente “preparare al mondo del lavoro”, come qualcuno ritiene, perché è un luogo dove crescono fragili identità alle quali vanno dati riferimenti umani solidi. Il compito del docente è grandioso e bisogna tornare a parlare di responsabilità.
Per rigenerare e aggiornare un’istituzione così importante, sono necessari tempo e investimento, anche se per molti la scuola è una semplice spesa, così come uno sgravio fiscale è una minor entrata o una boccata d’ossigeno economica. Eppure la “scuola azienda business” è un pericolo non impossibile da rintracciare, nei pensieri di molti politici ticinesi. Ci manca solo che qualche personaggio bisognoso di notorietà proponga la “scuola a casa” (non lo scrivo in inglese perché “vibra male”)… .
In Parlamento forse non tutti sanno che, quando correggiamo un testo, se lavoriamo come si deve, dedichiamo facilmente 15/20 minuti. Mediamente un docente di italiano, nella scuola media, segue 4 classi e 90 allievi che dovrebbero scrivere un testo ogni due settimane, in modo da migliorare le competenze linguistiche sull’arco di due anni. Possiamo allora fare della banale contabilità: c’è chi davvero corregge 10/15 ore alla settimana, senza considerare i compiti relativi all’orientamento professionale, la preparazione di nuovi contenuti (si vedano le nuove indicazioni sugli allievi dislessici o con particolari problemi) i progetti d’istituto, le riunioni di materia, i consigli di classe. Ma di questo pare inutile parlare, perché l’opinione pubblica è ormai modellata… Inutile ricordare ai nostalgici che 40 anni fa, alcuni di questi problemi erano risolti con qualche ceffone e con il silenzio delle famiglie. Oggi, invece, il buon docente non si dimentica nemmeno il figlio dello storico che, stimolato da un buon ambiente famigliare, legge “La fattoria degli animali” in prima media e nel riassunto cita Trotzky. Quello ha bisogno di pedalare e noi docenti dobbiamo offrirgli l’opportunità di BRILLARE. Vogliamo anche questi allievi, nella scuola media.
Siamo in un mondo di diversità sempre più marcate. Assumiamocelo. L’abbiamo voluto, questo sviluppo. Per investire nella qualità è urgente spendere tempo in un insegnamento sempre più ravvicinato, pensando alle differenze. Se devo gestire il figlio di Nessuno (non fingiamo di non conoscere certe realtà) e vogliamo assumerci la responsabilità di offrirgli gli strumenti per diventare un cittadino indipendente (e non un peso sociale), in qualità di docente devo pensare, prepararmi, studiare assieme ai colleghi qualche tentativo. Se i figli di Nessuno sono 4, la cosa si complica e nello sconcerto, si lascia perdere. Gli effettivi ridotti per classe sono utili, a seconda del tipo di insegnamento che voglio proporre. Chi deve insegnare a leggere, scrivere, capire, svolgere un problema, analizzare un testo, commentarlo, sa di cosa sto parlando. Ogni disciplina si declina in modo assai complesso, nell’aula. È dunque comprensibile che un allievo non costa soldi in termini di contabilità, ma energia umana, conoscenza, impegno e investimento.
Da un Parlamentare liberale radicale, che crede nella responsabilità e nella cultura come generatori di progresso, mi aspetterei proposte molto più coraggiose: risorse supplementari per le biblioteche scolastiche, spazi di lettura, risorse per fare esperienza nel territorio e “scoprire” la scienza, promozione dello sport scolastico come indice di integrazione e benessere. E un’attenzione alla qualità delle conoscenze disciplinari del docente. Questi sono i temi della scuola, degni di essere riletti da un vero liberale radicale. Calcolare i costi di un docente di appoggio – che, se imposto al titolare, potrebbe addirittura far passare l’immagine di una categoria di persone che nel mondo del lavoro non sa districarsi – mi pare riduttivo. Nella scuola, la qualità non la si ottiene con la concorrenza, ma con il senso di responsabilità.Temo che, colpo dopo colpo, PLR, UDC, PPD e lega, insieme (così come ipotizzato dal presidente Cattaneo qualche giorno fa su GDP) andranno a danneggiare seriamente la Scuola pubblica. Oggi preferisco dire la mia come liberale, finché esisterà questo partito e non si disintegrerà, impaurito, domenica dopo domenica.