ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Alcune risposte sulla scuola pubblica


Gentile Boris, leg­go con piacere sul «Corriere del Ticino» (e su Mattinonline) la tua replica ad un mio recente contributo che intendeva aprire un dibattito sulla scuola, che avevi at­taccato duramente in un tuo articolo. Qualcuno mi ha scritto, consigliandomi di lasciare perdere, di non continuare a di­battere perché non ne vale la pena. A me pare invece che lasciar perdere significhi darti (e darvi) davvero ragione su tutto quanto scrivi e scrivete. A me hanno inse­gnato a comportarmi in altro modo, quin­di non taccio e rispondo molto cordialmen­te alle tue domande sulla scuola. Mi pare però che tu non ti sia informato in modo abbastanza preciso su cosa accade davve­ro nella scuola, ma sarebbe molto interes­sante dibattere su quanto sia utile per gli allievi stare seduti o stare in piedi o muo­versi liberamente. Ne so qualcosa. Per il re­sto, tra le tue domande, alcune sono stimo­lanti, però ci sono poche proposte concre­te. Un politico fa domande, ma poi deve dare risposte e lanciare soluzioni. Comun­que, ecco le mie risposte alle tue domande.

Bignasca: Mi chiedo come mai alcuni do­centi abbiano utilizzato il fondo cassa de­gli allievi per coprire la tassa per i posteg­gi di proprietà dello Stato.
Dell'Agnola: Non lo so, ma mi pare che il consigliere di Stato abbia risposto. Hai già provato a gestire un istituto? Ma se qual­cuno ha sbagliato, paghi di fronte alla giu­stizia (non vedo però il senso della doman­da, vuoi far passare l'idea che il problema è stato insabbiato? Oppure che gli inse­gnanti utilizzano i soldi degli allievi? Non ho capito).

B.: Mi chiedo se l'ASP serva veramente. Penso che «insegnare sia una passione che non si può insegnare!». E credo che ognu­no debba trovare il suo modo di trasmet­tere conoscenze ed entusiasmo. Al DECS avrebbero chiesto l'abilitazione anche ad Einstein, Manzoni e Benedetto Croce?
D.: Bello! Insegnare è una passione che non si può insegnare. Vero. Io ho un amico che ha a passione per la scrittura. Ma poveri­no è analfabeta. Manzoni «fece» l'unità della lingua, ma era tutt'altro che un buon insegnante di italiano. Tuttavia, concor­do con la necessità di criticare in modo co­struttivo il DFA SUPSI (non si chiama ASP, si chiama DFA). Ci lavoro anch'io, ma co­me docente di pratica professionale. Seguo gli abilitandi. Trovo sia giusto aumentare le ore di pratica professionale e diminuire le ore di teoria. Inoltre, non mi dilungo, ma nella scuola bisogna tornare ad insistere sui contenuti e sulle nozioni. E sull'educa­zione alla fatica. Infine, una delle soluzio­ni più sbagliate sta nell'aver adottato que­sti crediti ECTS! Quelli che ti danno la lau­rea misurata con i punti cumulus. D'ac­cordo? Proseguiamo.

B.: Mi chiedo come mai i nostri ragazzi tra­scorrano 8 ore al giorno seduti. Avrebbero bisogno di muoversi di più. Almeno a par­tire da una certa età potrebbero godere di più indipendenza per gestirsi meglio le gior­nate. Avere più tempo per studiare e non solo per fare i compiti. Perché non svilup­piamo un orario più flessibile?
D.: Sì, bene, corsi di teatro nel doposcuola e attività sportive, artistiche, ricreative, pro­mosse dal dipartimento anche durante l'estate. Costano. Abbiamo i soldi? Io per i miei progetti scolastici collaboro con i col­leghi e chiediamo anche fondi privati. Ma è dura.

B.: Mi chiedo perché un allievo della scuo­la statale costa quasi 20.000 franchi all'an­no mentre un allievo nelle scuole private parificate ne costa 8.000 franchi. Stessi pro­grammi. Stessi risultati. Cosa cambia? So­lo gli stipendi dei docenti e le finiture delle aule?
D.: Vogliamo diminuire le spese per ogni allievo a 8000 franchi? 12.000 in meno per allievo? Ok. Dove tagliamo? Attenzione a quanto scrivi dopo: «Mi chiedo come mai alcuni docenti continuino a difendere un sistema che è indifendibile. La scuola tici­nese ha smesso da tempo di essere un'ec­cellenza. E lo pagheremo. Lo stiamo già pagando!». Allora, come si fa l'eccellenza? Con i buoni docenti, no? E diminuendo la spesa per ogni allievo del 60%?

B.: Mi chiedo come mai i sei direttori di li­ceo siano tutti di sinistra (socialisti, radi­kali ed ex PSA).
D.: E che ne so, io. Avete due consiglieri di Stato su cinque. Fate i cadreghini leghisti. Boh. Licenzia tutti i direttori. Non capisco l'obiettivo della domanda. Vuoi dire che i licei non preparano? Proseguiamo…

B.: Mi chiedo come mai l'unica preoccu­pazione al DECS sembra riguardare l'edi­lizia scolastica. Si pensa ai muri e non agli allievi. Ma al DECS sanno che Aristotele teneva le sue lezioni passeggiando intorno al giardino del Ginnasio (peripatetici)?
D.: Ho scritto un romanzo dal titolo «Me­linda se ne infischia». Buona lettura. La ri­sposta è lì. Domanda interessante. Sei un idealista.

B.: Mi chiedo come mai i docenti scenda­no in piazza solo per protestare riguardo alle troppe ore d'insegnamento. L'unico scopo è difendere la casta dei docenti?
D.: Storia vecchia. E comunque i docenti hanno perso. Quindi capitolo chiuso. De­mocrazia. In democrazia si può anche pro­testare. No? Vedi tu. La Lega può reprime­re le proteste con la Polizia cantonale, al limite (battutaccia, scusa, ritiro, non vo­levo…)

B.: Mi chiedo come mai le associazioni dei docenti si inseriscano nelle diatribe politi­che riguardo a temi che non riguardano la scuola. Se un docente vuol far politica si può candidare (tenendo conto delle nor­me sull'incompatibilità).
D.: Liberi cittadini. Dovrebbero scrivere come liberi cittadini associati. Ma anche un docente può esprimersi e scrivere. Ci mancherebbe. Facciamo così, io ti ho scrit­to come scrittore. Posso? Tra l'altro, mi vie­ne in mente un'altra cosa. Meno ore a scuo­la per gli allievi? Dove tagliamo? Un'ora in meno di ita, di mate, di tede, di educa­zione fisica, di latino, di storia, di geo o di teatro (occhio, nel teatro ci si muove)?

B.: Non vi chiedete mai perché i giovani che escono dalle «vostre» scuole sono sem­pre più violenti? È sempre colpa degli al­tri? È tutta colpa degli articoli satirici de Il Mattino?
D.: Eh, no, caro… sulle responsabilità non siamo d'accordo. Io e altri, come scritto più volte, ci lavoriamo, eccome! Vieni a vede­re con i tuoi occhi. «Altro che ganasàa». Come dicono qui, in zona al Pooont, a Bia­sca. Allegria e salute, naturalmente senza ran­cori o rabbia, ci mancherebbe. Siamo adul­ti nel contesto di un dibattito (a volte è be­ne ricordarlo anche a se stessi).

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