ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Il padre, il figlio e la spiritosaggine


Il signor Boris Bi­gnasca dichiara su Mattinonline: «Il fronte dei docenti (non tutti, solo quelli ruffiani) si sta già organizzan­do per accogliere degnamente il nuovo Stalin tici­nese. Un uccellino ci ha detto che le associazioni dei docen­ti pubblici (impiegati statali privilegia­ti!) stanno già preparando alcune bat­taglie contro la Lega dei Ticinesi. L'at­tacco potrebbe provenire dai già politi­cizzati docenti di storia. E questo non ci stupisce.» E ancora: «La crescita cultu­rale dei nostri figli (sia che essi vadano alle scuole statali sia che vadano nelle scuole private parificate) è affidata a questo comunista da 200.000 franchi. Uno che odia la libertà d'iniziativa del singolo se non sottomessa ad un rigido controllo e ad approvazione da parte dello Stato. Chissà cosa farà scrivere nei programmi scolastici...».
Come cittadino e come insegnante che, come altri suoi coetanei, dopo una lau­rea, a 24 anni ha scelto di ottenere un'abilitazione all'insegnamento, lavo­rando negli ultimi dieci anni nella scuo­la pubblica - ma anche promuovendo all'esterno delle mura scolastiche diver­si progetti indipendenti e no profit de­dicati ai giovani, al teatro, alla cultura - mi permetto di replicare al signor Bi­gnasca. Premetto: non faccio parte del Partito socialista e nemmeno ero can­didato per un qualsiasi partito politico. Non mi interessa difendere o giudicare l'operato di un consigliere di Stato che inizia in questi giorni ad orientarsi nel suo nuovo ruolo di capodipartimento. Tuttavia, mi piacerebbe invitare il si­gnor Boris Bignasca in una scuola del Cantone, in modo da mostrare al redat­tore del Mattinonline cosa significa la libertà d'iniziativa del singolo docente, l'autonomia degli istituti e la «crescita culturale», come la definisce in modo sarcastico. Potremmo discutere attorno ad un tavolo dei problemi reali, del di­sagio, del rispetto delle regole (!), di co­me educare, insegnare contenuti e di co­sa significa «insegnare» e «imparare». La realtà, perché i problemi reali non si risolvono con le spiritosaggini. È inve­ce con la responsabilità e il lavoro sul terreno, che si danno risposte.
Se Boris Bignasca avesse una qualsia­si responsabilità nella conduzione del Paese, ovvero, se lavorasse concreta­mente per il bene della gente, come ri­solverebbe i problemi relativi a: ricer­ca di posti di lavoro per i ragazzi che terminano l'obbligo scolastico, anores­sia, suicidio, problemi legati alle dipen­denze, gestione di classi eterogenee e preparazione alle scuole medie supe­riori, comunicazione con i genitori (a volte fantastici, a volte piuttosto assen­ti), violenza giovanile e conflitti?
I miei colleghi, lavorando in team, cer­cano delle soluzioni. Anzi, mettono in campo dei tentativi, realizzano proget­ti, sporcandosi le manine. E, le assicu­ro, di buonismo, come va di moda de­finirlo, nella scuola non ne abbiamo proprio bisogno. Piuttosto si richiede autorevolezza e rispetto, perché gli in­segnanti, sia della scuola pubblica, sia di quella privata, sono prima di tutto adulti e educatori.
E lei? Che fa? Ci interessa. Magari la invito per un dibattito in occasione di una qualsiasi giornata sull'educazio­ne alla cittadinanza, il rispetto e la tol­leranza (a meno che il nuovo Gover­no non voglia cambiare i programmi e proporre altri valori). Le interessa? Ci sto pensando. Un anno fa avevo coinvolto, presso l'Istituto cantonale di economia e commercio (SSIG), il gran­consigliere Marco Chiesa e mi erano piaciuti la sua eleganza e il suo rispet­to. Che ne direbbe, signor Bignasca, di un dibattito pubblico in occasione del­le prossime comunali a Biasca, dove la Lega ha trionfato? Lei avrebbe un'au­dience incredibile. Ne sono sicuro. Or­mai porta un nome importante.
Io faccio parte di un'associazione bia­schese (è possibile associarsi, no?): i so­ci sono di destra, di centro, di sinistra e indefiniti. Chissà. Un fatto è certo. Dobbiamo essere politicamente impar­ziali. Vuole che organizziamo un con­fronto? A Biasca c'è una forte compo­nente multietnica e so che nelle scuole elementari sono molto sensibili rispet­to a questo tema.
Viva la libertà, la democrazia e i veri valori svizzeri. A scuola, noi, la storia svizzera, la insegniamo. Qualcuno pu­re nell'ora di classe. Così come il prin­cipio della concordanza, della collegia­lità, della cooperazione. Di comunisti ne conosco pochi. Non mi pare abbia­no spopolato il 10 aprile. Anche per­ché gli insegnanti sono parecchi e a vol­te, magari con onestà intellettuale e avendone tutti i diritti, votano anche Lega. Anzi, in questo momento mi sen­to un conservatore, come altri miei col­leghi. Ma fatico a condividere le sue te­si. La solita storiella dei docenti privi­legiati fa davvero sorridere chi nella scuola lavora e chi con la scuola ha a che fare con responsabilità. I fannul­loni esistono anche in politica. Purtrop­po. Al di là dell'appartenenza partiti­ca. Nonostante tutto, con moderata cor­dialità, perché stavo correggendo de­gli splendidi testi espositivi scritti da trentasei adolescenti... e ho perso otto minuti. Forse ne è valsa la pena.

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