Recentemente è stato presentato, dall'Ufficio studi e ricerche del Dic, un interessante lavoro di ricerca svolto da Katia Tamagni Bernasconi e Luana Tozzini dal titolo: "Cultura della scuola e professione insegnante". Il lavoro prende lo spunto da un'approfondita indagine che ha coinvolto allievi, docenti, autorità scolastiche e genitori di diverse nostre sedi di scuola elementare. Il lavoro merita di essere conosciuto. Noi riportiamo qualche indicazione.
Solo una minoranza dei docenti (12%) ritiene che il compito del maestro si limita alla trasmissione delle nozioni. Un 40% pensa che, accanto all'istruzione, è necessario dar risalto anche la dimensione educativa-relazionale. Quest'ultimo aspetto è considerato prioritario dal 30% dei maestri. Si profila quindi un cambiamento di prospettiva: il passaggio da una scuola che istruisce ad una scuola che educa. Evidentemente questi due aspetti vanno coniugati in modo complementare.
Non stupisce quindi il fatto che per gli insegnanti, l'aspetto che causa maggiore difficoltà è "far fronte all'eterogeneità degli allievi presenti in classe", indicato dal 59% degli interrogati.
Significativo anche il parere dei genitori ai quali è stato chiesto di esprimere quali sono le caratteristiche di un buon insegnante. Ai primi posti troviamo: "Saper ascoltare i bambini" (72%); poi "Essere paziente e comprensivo" (56%) e "Essere entusiasta nei confronti della professione" (55%).
Da queste brevi indicazioni si delinea una netta tendenza che privilegia gli aspetti qualitativi della relazione educativa. La trasmissione delle conoscenze, delle nozioni e i programmi non sembrano rientrare nelle preoccupazioni prioritarie dei docenti e dei genitori. Cosa significa? Cosa diventa allora la professione insegnante? Qual è il docente efficace?
Siamo tutti consapevoli che una risposta precisa non esiste. Infatti alcuni preferiscono il maestro severo, altri il maestro cordiale e amico. Il maestro deve occuparsi di più degli allievi deboli o promuovere lo sviluppo di quelli bravi? Deve favorire i lavori di gruppo o le competenze individuali? Deve far fare a tutti lo stesso programma oppure differenziare le proposte a dipendenza delle capacità e degli interessi degli allievi? Non tutte le nostre risposte concorderanno. Com'è difficile fare l'insegnante! Com'è difficile accontentare tutti! Nella scuola del passato, l'immagine del maestro era maggiormente condivisa. Ma la nostra società è diventata più complessa, più esigente e anche le richieste alla scuola si sono differenziate e ampliate. Dobbiamo tener presente che lavorare con gli allievi non è come mettere in ordine scatole di piselli su uno scaffale. Si è a contatto con esseri umani in formazione e che manifestano molteplici e delicate esigenze: da una parte, la necessità di apprendere le conoscenze e gli strumenti necessari per affrontare la vita e dall'altra, la necessità di acquisire le modalità necessarie ad una corretta convivenza sociale vivendo, nella scuola, un'esperienza educativa che sia un valido riferimento per tutti. Una conferma delle indicazioni emerse in Ticino si può trovare in un recente lavoro (C. Gauthier, Pour une théorie de la pédagogie) che prende in esame ricerche europee e americane dove si è cercato di capire quali caratteristiche hanno i docenti che ottengono i miglior risultati con i propri allievi. Si dividono le competenze del docente in due parti: 1. le conoscenze della materia che deve insegnare e in che modo le trasmette agli allievi; 2. le competenze nel gestire la classe e le modalità relazionali che egli intrattiene con gli allievi. Ora, dall'insieme delle ricerche analizzate sembra emergere che le competenze nel gestire la classe siano più importanti delle capacità di insegnare le discipline:
definire regole chiare di funzionamento e saperle fare rispettare, coinvolgendo gli allievi stessi;
gestire la classe nelle situazioni di interazione tra gli allievi; saper essere attento al singolo o al gruppo senza perdere di vista il resto della classe;
creare un buon clima di classe attraverso atteggiamenti stimolanti, calorosi, tolleranti e democratici; dimostrare entusiasmo; essere di buon umore;
commisurare le richieste alle reali capacità dell'allievo e persistere nel loro raggiungimento; saper dosare l'aiuto necessario; apprezzare e congratularsi con le riuscite, anche minime;
dare spazio alle idee degli allievi e tenere in considerazione le loro proposte;
avere adeguate modalità di comunicare con gli allievi; avvicinarsi, avere contatti adeguati socialmente (per incoraggiare, per ristabilire l'attenzione);
saper parlare con l'allievo in momenti individuali e non solo in classe.
Questa lista potrebbe essere più lunga, ma si capisce comunque come siano importanti le piccole cose che capitano ogni giorno nella vita scolastica, e sono forse proprio queste piccole cose che richiedono grandi competenze che contraddistinguono il buon insegnante.
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