ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Concorrenza o solidarietà?



L'Udc ha Presentato, in un suo recente documento, le sue linee direttive in merito alla politica scolastica a livello nazionale. Ecco in sintesi alcuni postulati:

  1. già dalla scuola dell'infanzia, accogliere separatamente i bambini dei richiedenti di asilo;

  2. creare classi speciali per gli allievi stranieri;

  3. non favorire l'apertura di scuole dell'infanzia e di doposcuola, ma lasciare che siano i genitori ad occuparsi dei loro figli;

  4. i ragazzi violenti devono essere allontanati dalla scuola e posti in strutture speciali a spese dei genitori;

  5. favorire la concorrenza tra le scuole e introdurre il salario al merito Per i docenti;

  6. favorire la selezione degli allievi più meritevoli che vogliono proseguire gli studi;

  7. le borse di studio dovrebbero essere assegnate in funzione dei risultati ottenuti.

Emergono due concetti: concorrenza e selezione che suonano esattamente come il contrario di solidarietà e promozione. Il risultato sarà, quello di rendere più marcato il divario tra allievi buoni e allievi meno buoni. Ci sembra di capire che per l'Udc gli allievi buoni sono quelli svizzeri e ricchi e quelli meno buoni sono gli allievi poveri e stranieri.
Queste scelte sono in contraddizione con le tendenze attuali che vedono nella scuola un'istituzione atta a svolgere un'importante funzione sociale di coesione culturale. Il modello economico della destra più liberista viene ridisegnato anche in ambito educativo. I lpiù bravo deve lottare per emergere contro il più debole; la scuola deve investire e premiare i più bravi; per gli allievi deboli non vale la pena spendere soldi. Gli stranieri sono cittadini di seconda categoria (gli asilanti di terza) e quindi i loro figli non sono da mescolare con i nostri: seguano pure le scuole speciali, magari nella loro lingua, con i loro docenti, così potranno lasciare il nostro paese il più presto possibile. La trasposizione del modello economico liberista nella scuola può avere effetti deleteri. Si vuol far credere che la concorrenza porta ad una sana selezione. Ma ne vediamo i limiti anche nell'economia: la concorrenza è stimolante, ma porta alla necessità di risparmiare riducendo la qualità, porta allo stress per la competizione con gli altri, alla riduzione delle risorse, all'ampliamento del divario tra chi ha di più e chi ha di meno. Un modello quindi che esaspera il conflitto e la discriminazione. Una buona scuola deve promuovere esattamente il contrario: gli allievi migliori aiutano i meno esperti, le diverse culture imparano a conoscersi e a rispettarsi. È iniziato un nuovo anno scolastico: buon lavoro a tutti.

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