Un altro anno di scuola si sta chiudendo, ma per molti aspetti, si è trattato di un anno diverso dagli altri. Di solito, la scuola non fa notizia, non è un argomento da prima pagina, non suscita passioni.
Questo è stato un anno diverso. In Ticino si è parlato molto di scuola. Il confronto tra scuola pubblica e privata ha coinvolto tutto il paese, come non capitava da tempo. A livello nazionale, anche altri temi hanno attirato l'attenzione: l'introduzione dell'inglese, la carenza di nuovi insegnanti.Altro tema d'attualità: la formazione dei docenti. Si sta progettando la nuova Asp (alta scuola pedagogica ) che dovrà rinnovare il curricolo formativo per i docenti delle scuole comunali e consentire di riformulare l'attuale modalità di abilitazione dei futuri docenti di scuola media e del medio superiore. Anche nelle elementari e nella scuola dell'infanzia c'è aria di cambiamento.
Si propone di unificare gli uffici cantonali di questi due settori. Da ultimo, citiamo la decisione di concedere alla scuola un aiuto di 11 milioni, da distribuire un po' di qua e un po' di là. Tanto fermento, quindi. Ed è giusto che sia così. La scuola assume un ruolo formativo centrale. In una società sempre più complessa e composita, la scuola è chiamata a garantire un collegamento tra le generazioni, tra le diverse culture, con il mondo economico. La scuola è chiamata ad assolvere mandati sempre più estesi: ma non può diventare un contenitore dove si può mettere di tutto.Questa pressione sulla scuola, la sentono soprattutto gli attori principali, cioè i docenti.
Troppo spesso si dimentica che, in fin dei conti, spetta ai docenti tradurre in concreto le molteplici finalità dell'istituzione scolastica: questo è un compito gravoso, sempre più importante, ma anche
sempre più impegnativo. Dunque, diventa difficile fare il docente. Ne è conferma il fatto, come già indicato, che in molti cantoni svizzeri diventa problematico reperire un numero sufficiente di insegnanti, soprattutto nel settore medio, forse il settore più delicato. Da noi questo problema non si pone ancora, ma qualche segnale comincia a manifestarsi. Recentemente i docenti che seguono i corsi di abilitazione (settore medio e medio superiore) hanno espresso pubblicamente il loro disappunto per le condizioni sfavorevoli del loro statuto (eccessivo carico di lavoro, salario basso, ...). Con l'introduzione dell'Alta scuola pedagogica la qualità della formazione migliorerà, ma viene prolungato il curricolo di studio. Adesso si diventa maestri (scuola dell'infanzia ed elementari) in due anni; con l'Asp ci vorranno tre anni. Per chi insegnerà nelle scuole medie e medio-superiori, dopo la licenza universitaria, si prospetta un'abilitazione pedagogico-didattica supplementare di un anno.
Troveremo ancora giovani disposti ad affrontare un curricolo più lungo per ritrovarsi ad insegnare nelle stesse condizioni delle attuali? Almeno tre aspetti essenziali andranno affrontati.Il primo è quello di garantire una formazione di base che consenta una reale mobilità professionale (passaggio da un settore all'altro senza troppe complicazioni). Oggi i docenti sono in una specie di
gabbia: se cominciano ad insegnare nelle elementari, ci resteranno per sempre. Il progetto della nuova Asp contiene indicazioni interessanti a questo riguardo, ma l'articolazione tra formazione di
base e formazione continua dovrà essere maggiormente sviluppata.
Per garantire la mobilità non basta la formazione di base, questa dovrà essere accompagnata da successivi curricoli flessibili (passerelle) che consentano e facilitino il passaggio tra i vari settori.Il secondo aspetto richiede un rilancio dell'immagine della professione e una rivalorizzazione dello statuto (anche salariale, soprattutto nelle condizioni di entrata) del docente, in modo da rendere attrattiva questa professione per i giovani. E' quanto auspica, in questi giorni, anche la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (Cdpe). Si deve fare in modo che la scelta della professione di insegnante non diventi l'ultima soluzione, dopo aver tentato di seguire altre strade formative o professionali senza successo.
Il terzo aspetto comporta misure di reale aiuto ai docenti, soprattutto per sostenerli nel difficile compito di garantire una buona relazione educativa con la classe. I servizi di sostegno vanno potenziati e la scuola deve cercare maggiori sinergie con altri servizi. Troppe volte il docente si sente solo nel dover affrontare, oltre all'insegnamento, anche delicate situazioni individuali oppure difficoltà nella gestione di gruppi di allievi. Non è giusto pretendere che il docente sia in
grado di affrontare, da solo, tutti questi problemi. E' necessario rafforzare misure educative preventive piuttosto che isolare gli allievi più difficili dal loro contesto scolastico.Rivalorizzare la funzione del docente (formazione, statuto, risorse) significa dare maggiore qualità alla scuola e questo richiede impegno da parte di tutti, scelte politiche chiare e risorse finanziarie
mirate. I recenti 11 milioni devono essere un primo segnale e non un contentino.