ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Scuola pubblica o privata: per quale allievo?
Dieci pillole per un NO


10 pillole per un NO Scuola pubblica, scuola privata: leggendo i vari contributi pare proprio che fautori e oppositori abbiano tutti delle buone ragioni. Ci sono sicuramente validi motivi per votare Sí. Non credo che, anche se verrà accolta l'iniziativa o il controprogetto, assisteremo alla crisi della scuola pubblica e al boom della scuola privata. In fondo si tratta poi solo di un piccolo aiuto dato alle famiglie. Però:

  1. Buoni e cattivi. Ci sono scuole pubbliche buone e meno buone e ciò vale anche per le scuole private. Non sono un difensore a tutti i costi della scuola pubblica, magari in un altro Paese, con un'altra storia e un altro contesto, potrei essere sostenitore della scuola privata. Ma se analizzo la storia nostra e la funzione che la scuola pubblica ha svolto e sta svolgendo (rispetto a quella privata), allora non ho dubbi. Dobbiamo dar merito a Stefano Franscini d'aver gettato solide basi per una scuola pubblica democratica: questo spirito è ancora oggi presente. Ho guardato con stupore il manifesto dei sostenitori del Sí con il povero Franscini rimesso a nuovo, davanti al computer, con cravatta e orologio (naturalmente sulla destra). Nel passato, in Europa, molte scuole private hanno avuto un ruolo fortemente innovativo. In alcuni Paesi lo hanno forse ancora oggi: ma non in Ticino! (Anche se ho molta simpatia per la scuola Steiner che propone un modello diverso e stimolante di relazione educativa).
    Oggi, le esperienze più interessanti e innovative, anche se non sono certo la regola, si manifestano nelle scuole pubbliche: sostegno agli allievi deboli, integrazione sociale e culturale, progetti di istituto per fronteggiare la violenza, per valorizzare l'ambiente, per favorire l'aiuto reciproco tra allievi, per valorizzare le nuove tecnologie, ecc.

  2. Ideologia. Raramente si è assistito, da noi, in tempi recenti, ad un dibattito così intenso. Basti osservare l'elevato numero di interventi sulla stampa, per un argomento che implica una spesa di pochi milioni. Altre tematiche molto più «costose» non hanno scaldato gli animi. Vuol proprio dire che è in gioco ben altro, che si è toccato un tema profondo (io direi «ideologico»). Allora, votare Sí significherebbe «bocciare» la scuola pubblica - non se lo merita - e indebolirebbe la sua immagine.

  3. Migliorare. La scuola pubblica ha molti pregi, ma certo ha anche molte magagne. Dobbiamo impegnarci a migliorarla (per il bene di tutti e non del singolo), proprio in un momento di trasformazioni che richiede maggiori sforzi e  maggiori risorse. Per questo, non possiamo togliere soldi, che sono già pochi.

  4. La formazione dei docenti. Lo Stato non è poi così cattivo: si assume la formazione dei docenti, la loro abilitazione e il loro aggiornamento, anche di quelli che insegnano nelle scuole private. Non è già un bell'aiuto?

  5. Educare e mangiare. Ho sentito un direttore di una scuola privata dire (alla radio) «Io non conosco la destra o la sinistra. Conosco solo la madre che viene e mi dice "Prenda mio figlio nella sua scuola: non so dove mandarlo a mangiare perché a mezzogiorno non sono a casa"». Intanto credo che la scuola sia prima di tutto un luogo educativo e formativo e solo in via subordinata dispensatrice anche di servizi come la refezione. Ma poi, la maggior parte di chi sostiene la scuola privata (destra) sostiene anche la riduzione dell'intervento sociale e assistenziale dello Stato. Bella fregatura! In alcune scuole mancano le mense. é vero. Qualcuno ha proposto di usare un po' dei soldi previsti per i ticket per rafforzare questi servizi. Perché no?

  6. Reazioni emotive. Ci sono le ragioni razionali e poi quelle irrazionali, emotive, di pancia (e purtroppo c'è il rischio che in questa votazione siano quelle che contano di più). Ho mio figlio che ha ricevuto una brutta nota ingiustamenteÉ e allora, basta, sono stufo, voto contro la scuola pubblica. Ieri ho avuto un colloquio con la maestra e invece di aiutare mia figlia è stata capace solo di dirmi che le faccio guardare troppo la televisione, e allora, basta, sono stufo, voto contro la scuola pubblica. A chi pensa in questo modo, vorrei rivolgere l'invito di riflettere un momento: a volte è meglio pensare con la testa e non con la pancia.

  7. A proposito della libertà. La libertà dei gatti non può certo piacere ai topi, ha scritto qualcuno. Si potrebbe arrivare (come già succede in altre nazioni) alla libertà per i ricchi di mandare i figli nelle scuole private di alto livello e alla libertà per i poveri di scegliere tra le scuole private di basso livello. Come quell'operaio che era contento che ci fossero i ricchi: «Se il mio padrone non fosse ricco, chi me lo darebbe il lavoro?». Si può anche pensarla così, ma...

  8. Iniziativa e controprogetto: zuppa e pan bagnato. Le due proposte non differiscono di molto, se non per qualche milione. Certo che l'hanno pensata bene. Chi fosse indeciso, potrebbe pensare: tra le due soluzioni, scegliamo una via di mezzo! Invece non si tratta di compromesso, proprio perché è la scuola dell'obbligo che viene toccata, quella parte di scuola dove la funzione educativa è prioritaria. Diverso è il discorso per le scuole post-obbligatorie. Lì forse l'iniziativa privata potrebbe davvero essere stimolante e utile. Perché mai nessuno ha proposto il ticket solo per le scuole post-obbligatorie?

  9. La scuola non è un servizio, ma un'istituzione. È giusto che si possa scegliere in quale ospedale andare, a quale agenzia turistica rivolgersi o scegliere la compagnia telefonica. Ma non posso scegliere in quale tribunale farmi giudicare o in quale esercito arruolarmi. é vero, la scuola può offrire anche dei servizi (mensa, doposcuola, corsi di sci,…) che dovranno essere potenziati.
    Un servizio può essere presente in forme diverse e ognuno sceglie. Anche lo Stato può fornire servizi che, a volte, completano l'offerta privata. Ma alcune funzioni sono così importanti che lo Stato deve garantirle a tutti, per una ragione di coesione e giustizia sociale. La funzione educativa è di tipo istituzionale. Non trasformiamo quindi la scuola in un servizio.

  10. Coesione. La funzione istituzionale della scuola assicura la coesione sociale di una comunità. Nel nostro cantone vi è una lunga tradizione di tolleranza, di solidarietà, di apertura verso altre culture, di modelli di integrazione. E la scuola pubblica ha dato e sta dando il suo contributo a questa cultura. Andiamo avanti così!

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