ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


La scuola al tempo del virus


L’insegnamento a distanza in questo periodo di pandemia, ossia la scuola in famiglia, rappresenta un’improvvisa cesura nelle abitudini di tutti. Non si tratta di un esercizio fine a se stesso ma di un cambiamento radicale: non sono più le allieve e gli allievi che vanno a scuola ma è la scuola che si trasferisce in ogni casa. Questo brusco cambiamento sconvolge le abitudini, i ritmi, le relazioni. E di relazione gli allievi ne hanno bisogno per crescere. La scuola, infatti, non è solo il luogo dove si va a imparare e a fare le prove per dimostrare le proprie competenze.

Lavorare e studiare a casa indebolisce il sentimento di appartenenza, cancella il confronto con gli altri, la percezione di sé nel mondo di oggi, dove vi sono paure che ci toccano da vicino, ansie, lutti e timori per la perdita del posto di lavoro. La pedagogia diventa così virtuale, uno pseudo-insegnamento poiché in classe l’insegnante è presente, interagisce verbalmente, con lo sguardo, con la voce ed esprime i sentimenti. L’aula è luogo adibito al lavoro collettivo, anche se svolto - a volte - individualmente mentre la propria casa è luogo di intimità, di protezione. La dimensione e l’arredamento dell’aula sono pensati per lo scopo preciso, la propria abitazione no e può essere causa di difficoltà per le dimensioni, la convivenza con le esigenze dei famigliari. E la pandemia ha scoperchiato una modalità che era già presente nei progetti di molti e che si è pure affacciata senza sufficiente preparazione: la digitalizzazione ovvero la pedagogia virtuale. Questa nuova situazione ha chiesto all’insegnante di improvvisare percorsi didattici alternativi, senza aver approfondito le competenze di chi, a casa, doveva adeguarsi. E per fare scuola con il computer, per le più piccole e piccoli, è importante saper padroneggiare la navigazione, conoscere il linguaggio che va oltre la capacità e il piacere di giocare sullo schermo. Occorre avere un buon accesso alla rete e un apparecchio a disposizione. La pandemia può accelerare il processo di introduzione nella scuola del sistema informatico.

Nessuno si oppone alla familiarizzazione dell’informatica nelle classi ma non dobbiamo mutare profondamente la pedagogia. Sappiamo che una fetta così ampia di possibili acquirenti come gli allievi di ogni ordine di scuola solletica i produttori di computer e di programmi scolastici generali e di recupero. La tecnologia non deve diventare il modo di fare scuola ma uno dei modi di essere scuola. Non deve diventare strumento unico di valutazione. La scuola deve contribuire a formare le future cittadine e cittadini, ma la tecnologia non è sufficiente. Anzi, se applicata come valore unico è molto dannosa perché serve solo alle leggi di mercato.