Argante Righetti ha fatto parte della mia vita sin da che ero una bimbetta. A quei tempi era a capo del Dipartimento delle costruzioni per il quale lavorava mio padre. La sera a cena spessissimo papà raccontava con grande stima del suo Direttore, quell’uomo preciso, corretto, sempre rispettoso che curava ogni dettaglio delle sue decisioni.
L’ho ritrovato anni dopo quando assunsi l’incarico di collaboratrice personale di Dick Marty al Dfe. Argante era granconsigliere e passava di tanto in tanto dal mio ufficio. Bussava ma prima di entrare chiedeva ripetutamente se non disturbasse e si fermava pochissimo perché “non voglio rubarti tempo” inconsapevole di essere, invece, fonte di grande ispirazione e insegnamenti.
Poi per tanto, tanto tempo ci siamo seduti insieme al tavolo del comitato dell’Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni di cui ha fatto parte sin dalla sua fondazione. Strenuo difensore del servizio pubblico aveva nel Dna la scuola, quella fransciniana, libera e laica. Era fermamente convinto, come noi, che lo Stato dovesse concentrarsi prioritariamente sulla formazione delle nuove generazioni attraverso una concentrazione e non una dispersione delle risorse finanziarie. Salì con noi sulle barricate contro il finanziamento delle scuole private e ci ha spronati fino all’ultimo a difendere il ruolo e il senso della scuola pubblica ticinese. Righetti era un brillante, un idealista e un galantuomo, qualità che lo hanno contraddistinto tutta la vita. Molti in questi giorni lo ricorderanno per l’uomo di Stato che è. Io porto con me l’immagine dell’ultima volta che insieme siamo usciti da una riunione dell’Aspcc a Bellinzona e, sottobraccio, abbiamo sceso la scalinata che da viale stazione porta a via Molo. Piovigginava. Un abbraccio.Ciao Argante. Buon viaggio.