Osservando gli ultimi capitoli politici relativi al mondo della scuola, da liberale-radicale convinta, mi son chiesta verso quale miraggio formativo il Plr stia puntando. Le argomentazioni e l’atteggiamento del dibattito attorno al tema della riduzione del numero massimo di allievi per classe mi hanno inquietata e con me una larga fetta di chi con e nella scuola lavora e si confronta ogni giorno. Una preoccupazione che si può ignorare sostenendo che trattasi di una minoranza scontenta e non conscia dei problemi nei quali si trovano i conti dello Stato, oppure che si può responsabilmente ascoltare.
Ipotesi, questa seconda, che sembra, però, non interessare. Degli effetti della riduzione del numero di allievi per classe sulla qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento si può disquisire: c’è chi, studi alla mano, dimostra l’efficacia della misura e c’è chi invece ritiene la cosa totalmente inutile. Discuterne porta, comunque, a un risultato: quello di far riflettere sulla necessità di correggere l’attuale situazione non soddisfacente. A questa stessa conclusione la maggioranza della commissione scolastica e del Gran Consiglio non è, però, giunta essenzialmente per questioni finanziarie, scegliendo di introdurre la figura del docente d’appoggio per le scuole dell’infanzia e primarie. A parte la portata finanziaria di tale scelta che in caso di generalizzazione della misura potrebbe comportare un onere addirittura superiore a quello della diminuzione degli allievi per classe, a costituire un errore è da un lato l’aver totalmente ignorato la situazione delle scuole medie, e dall’altro l’aver monetizzato la formazione.I costi di educazione e ignoranza
Se per parlare di scuola, insegnamento, formazione e crescita intellettuale delle future generazioni si mette l’aspetto finanziario prima di quello contenutistico allora si commette un indiscutibile passo falso. “Se pensate che l’educazione sia costosa, vedrete quanto costerà l’ignoranza nel Ventunesimo secolo”, sostiene Barack Obama. Risparmiare sulla scuola è un errore, un errore storico, un errore che il Plr non ha mai fatto in passato, facendosi paladino (nel senso stretto del termine) dell’istruzione pubblica ticinese. Tutto è opinabile, come dicevo, tutto può essere discusso, tranne la necessità di mantenere elevato il livello della nostra scuola pubblica senza cedere alla monetizzazione dell’istruzione. Il fatto che per la prima volta, temo, nella storia dell’istruzione ticinese Plr e Ppd si siano trovati esattamente d’accordo sulle motivazioni con le quali bocciare una misura concernente la scuola, deve far riflettere su un cambiamento di direzione anche interno al Plr che non mi sento di condividere. A corollario di ciò, vi è poi un atto parlamentare di alcuni deputati che chiede lumi sul destino, segnato ineluttabilmente da un negativo preavviso di polizia, di una scuola privata del Luganese alla quale il Decs non ha concesso l’autorizzazione a riaprire. A nessun liberale radicale, solo qualche anno addietro, sarebbe venuto in mente di presentare un atto parlamentare a sostegno, seppur indiretto, di una scuola privata. Con queste premesse mi dico che la nuova trovata di Sergio Morisoli di chiedere la defiscalizzazione delle rette per le scuole private, con le nuove geometrie parlamentari rischia pure di passare. Mi si risponderà che il Plr sta ripensando la scuola media grazie a un gruppo di lavoro interno all’opera da tempo. Bene. L’occasione per dare un segnale di impegno era però posto ora, dalla discussione del messaggio, per evitare quel che accadrà adesso: i ticinesi saranno infatti chiamati ad esprimersi su un’iniziativa popolare molto più incisiva di quella proposta dal governo e attorno alla scuola si scatenerà un putiferio populista, invece che un dibattito serio fatto di contenuti e non di slogan. Di scelte, progetti e visioni occorreva parlare ora. Il nostro è un Cantone nel quale la scuola pubblica è per scelta uno dei beni dello Stato, un bene da far crescere, coltivare responsabilmente e sul quale concentrare ogni sforzo, anche finanziario. In una recente intervista nella quale il presidente Cattaneo parla della necessità di costruire alleanze con tutti tranne che con il Ps dando un chiaro segnale di svolta di ostica condivisione, cita “un settore nel quale il Ticino dovrebbe investire di più”: le fibre ottiche. Ecco, l’idea è ottima, ma il problema sta a monte, a cosa trasmetteremo grazie a questa nuova futura rete di comunicazione super veloce e super performante. Se mancano i contenuti, se manca la conoscenza, se manca la storia, se manca la formazione allora ad essere divulgato sarà il vuoto, magari quello domenicale con il quale creare alleanze. La scuola è un bene comune nel quale investire sempre e senza timore di creare una sovra istruzione. La conoscenza è ricchezza non un costo.