ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


I giusti numeri della scuola


È attualmente al vaglio della commissione scolastica del Gran Consiglio il messaggio go­vernativo che af­fronta due temi importanti per la scuola ticine­se: la diminuzio­ne del numero massimo di allievi per sezione da 25 a 22 nella scuola dell'obbligo e la generalizzazione delle direzioni in tutte le scuole co­munali.
Se sulla seconda misura sembra es­serci un consenso tutto sommato se­reno, la prima suscita, inevitabil­mente, qualche resistenza, principal­mente per motivi finanziari. O pre­sunti tali. La riforma, infatti, com­porta un costo valutato attorno a 8,4 milioni per il Cantone e 6,7 per i Comuni, a partire dal 2018. Al di là delle cifre e delle ripercussioni che le stesse avranno sull'andamento dei costi dello Stato, si tratta, in realtà, di un investimento, un investimento che lo Stato deve poter fare per la formazione dei propri ragazzi. La di­minuzione del numero di allievi per classe è un elemento fondamentale per una migliore riuscita del percor­so formativo di ogni ragazzo. In par­ticolare, tre studi recenti (Star, CSpar e il francese RTC) hanno dimostrato senza indugi che in classi meno nu­merose crescono positivamente i ri­sultati in matematica e lettura. Il che non è una quisquilia, soprattutto se consideriamo che proprio la mate­matica è una delle due materie di li­vello nella scuola media ticinese.
La ricerca CSpar (Class Size and Pu­pil Adult Ratio) , in particolare, indi­ca che in una piccola sezione il do­cente dedica il 10% di tempo in più all'insegnamento e rispettivamente il 10% in meno ai vari aspetti burocra­tici e al mantenimento della discipli­na; che gli allievi lavorano in gruppi più piccoli, aumentando così la loro concentrazione e la qualità del lavo­ro svolto; che il docente dedica più tempo ai feed back individuali e gli allievi comunicano maggiormente con il docente; e, infine, che il docen­te dedica più tempo alla lettura ad alta voce dei singoli allievi.
Molto francamente è giunto il mo­mento di contribuire concretamente al miglioramento dell'insegnamento obbligatorio nel nostro Cantone, e ciò nel pieno interesse dei nostri ra­gazzi ma anche del Ticino in diveni­re. I mutamenti sociali hanno de­mandato alla scuola compiti impen­sabili anche solo un ventennio fa. L'eterogeneità degli allievi, i proble­mi familiari ed educativi, la necessi­tà di adeguare l'insegnamento dello status quo attuale costituiscono sco­gli che quotidianamente il corpo in­segnante è chiamato a superare in condizioni non sempre ideali. Avere il coraggio di fare scelte nuove che indiscutibilmente contribuiranno a migliorare la possibilità di appren­dimento dei nostri ragazzi è un se­gno di civiltà, prima ancora che di responsabilità politica. Spetta ora alla commissione scolastica e al Gran Consiglio dare un segno tangi­bile in questa direzione, superando le barriere di spauracchi finanziari evitabili ponendo le giuste priorità ai compiti dello Stato.

 

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