Il Preventivo del Cantone per il 2013 è comprensivo di una serie di misure di risparmio assai controverse, seppur motivate dalla comprensibile intenzione di ridurre le spese della macchina Stato. Fra le proposte maggiormente discusse e discutibili vi è la proposta di ridurre del 2% lo stipendio dei dipendenti pubblici, docenti compresi, ritenuta una franchigia di 20.000. Il «contributo» dei dipendenti al contenimento delle spese dello Stato è previsto solo per il 2013, certo, ma costituisce un segnale che non può essere valutato o salutato positivamente. I tagli lineari, seppur limitati nella sostanza e nel tempo, non riflettono una seria capacità dello Stato di operare scelte effettive, di adottare correttivi concreti e definitivi. Le diete sbagliate sfociano a medio termine in un peso superiore a quello di partenza. L'effetto yo-yo è universalmente riconosciuto. Personalmente, ma anche a nome dell'Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni, sono preoccupata per la sottovalutazione delle conseguenze che questa misura avrà sul settore scolastico cantonale ed in particolare sulla motivazione dei docenti che, quotidianamente, sono confrontati con l'esigenza di assicurare ineccepibili condizioni di insegnamento ai nostri figli. Sbagliato sarebbe populisticamente dire che gli insegnanti son privilegiati e possono permettersi di tirare ancora un po' la cinghia. I sacrifici ai quali il settore scolastico cantonale è stato sottoposto negli ultimi decenni è importante e sarebbe improvvido negarlo. Soprattutto sono radicalmente mutate le esigenze della scuola stessa e dei nostri ragazzi. Al settore scolastico non è più chiesto solo lo svolgimento del compito formativo, ma anche di quello educativo e parafamiliare. Le condizioni di insegnamento, la multiculturalità, i problemi sociali e familiari, il disagio giovanile sono una realtà quotidiana con la quale i docenti di ogni livello sono confrontati. Non saper operare scelte condivise che valorizzino e non sminuiscano il loro ruolo è un errore non condivisibile. Seppur non sia convinta che manifeste azioni di piazza possano contribuire a divulgare concretamente il malessere che la ipotizzata misura di risparmio sta generando nelle nostre scuole, è pur vero che questa volta, più di quanto accadde in passato, occorre innescare una riflessione sulla realtà concreta ed oggettivamente difficile della nostra scuola, sulla quotidianità lavorativa dei docenti, sulle condizioni di insegnamento, sulle mutate esigenze degli allievi, sul disagio sociale che si riflette suo malgrado sul settore. Lavorare a contatto di bambini, ragazzi, studenti significa contribuire a formare, a plasmare le nuove generazioni, la nuova società. Il riconoscimento di questo fondamentale ruolo al corpo insegnante passa attraverso una difesa del loro statuto, anche dal punto di vista della retribuzione. La scelta di procedere ad un taglio lineare non è gratificante né per chi la subisce né per chi la propone. È forse poca cosa, si dirà, ma è un segnale negativo, l'ennesimo, che giunge a far traboccare un vaso che si stava colmando da anni. Non sottovalutiamo il disagio che la scuola sta evidenziando. I momenti di riflessione, anche quelli non eclatanti come hanno scelto di fare ad esempio le sedi di Scuola media del Mendrisiotto, devono assolutamente farci comprendere che di scuola ci si deve occupare con rispetto, soprattutto (e come mamma posso anche dire anche egoisticamente) nell'interesse dei giovani che faranno il Ticino del futuro.