Anche se a prima vista non appare evidente, i temi in votazione il 21 maggio sul nuovo ordinamento delle disposizioni costituzionali nel settore della formazione, possono avere pesanti ripercussioni sul nostro sistema scolastico cantonale. Il testo in votazione, che coinvolge ben 10 articoli della Costituzione federale, presenta indubbiamente aspetti interessanti come il rafforzamento della formazione professionale, il coordinamento delle scuole universitarie, la promozione del perfezionamento e i sussidi all’istruzione.
Perché allora si deve respingere questa proposta? Per la semplice ragione che essa presenta anche un elemento molto preoccupante contenuto negli articoli 48 e 62. In sintesi si vuole dare alla Confederazione il potere di dichiarare obbligatori, anche per i cantoni che non li avessero sottoscritti, i concordati scolastici intercantonali che riguardano l’inizio della scolarità, la durata dei cicli scolastici, gli obiettivi e il riconoscimento dei diplomi.
E un primo progetto in tal senso è già stato confezionato dalla Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione ed è attualmente in consultazione. Si tratta del concordato chiamato HarmoS che si propone di armonizzare (uniformare?) la scuola dell’obbligo su tutto il territorio nazionale e che, se applicato integralmente, arrischia di sconvolgere un po’ tutti i settori del nostro ordinamento scolastico.
L’inizio dell’obbligo scolastico viene fissato, senza deroghe, a 4 anni compiuti entro il 30 giugno. Questo significa che nella scuola dell’infanzia resterà anche parte degli allievi che ora frequentano la prima elementare, mentre è a rischio la possibilità di garantire la frequenza della scuola dell’infanzia ai bambini di tre anni. Ricordiamo che ora questa scuola accoglie circa il 95% dei bambini di 4 e 5 anni e il 50% di quelli di tre anni.
Per la scuola elementare HarmoS prospetta una durata di 6 anni (uno in più rispetto alla situazione attuale) con gravi ripercussioni sul delicato equilibrio oggi esistente tra scuole cantonali e comunali, senza dimenticare gli inevitabili problemi relativi al corpo insegnante e al dimensionamento delle sedi scolastiche. Ma anche dal profilo pedagogico mi si dovrebbe spiegare che senso ha tenere per ben sei anni i ragazzi nel medesimo istituto; l’unica motivazione che ho sentito - ma non è certo questa un’argomentazione seria - è che la maggioranza dei cantoni fa così.
L’allungamento del ciclo elementare comporta poi, inevitabilmente, l’accorciamento della scuola media da quattro a tre anni, una scuola media che abbiamo costruito con impegno negli ultimi trent’anni con l’obiettivo di dare a tutti una formazione uniforme, evitando il più possibile una selezione troppo precoce. Selezione che invece ci sarà se, come prevede HarmoS, per gli allievi che andranno al liceo la scuola media sarà di soli due anni. Finora siamo riusciti a evitare la riduzione da 13 a 12 anni della durata degli studi per raggiungere la maturità; con l’articolo costituzionale e HarmoS sarà praticamente inevitabile.
Per questi e altri motivi - quali ad esempio l’introduzione generalizzata degli standard di formazione - questo progetto ha sollevato molte critiche e preoccupazioni in tutti gli ambiti interessati (docenti, quadri scolastici, amministratori comunali, studenti, sindacati).
Ci si obietta spesso che il 21 maggio non si vota su HarmoS, ma sugli articoli costituzionali. Vero, ma proprio questi articoli costituzionali, se approvati, daranno un notevole impulso all’avanzamento di HarmoS e, in seguito, alla sua generalizzazione obbligatoria a tutti i cantoni. Se veramente si vuole difendere, come ha recentemente affermato il Consigliere di Stato Gendotti, l’ordinamento con 5 anni di scuola elementare e 4 di scuola media, come pure le altre peculiarità della nostra scuola, è importante che il Ticino respinga la modifica costituzionale, per dare al nostro cantone una forza contrattuale che altrimenti non avrebbe più.
In altre regioni linguistiche la ricerca di una maggiore coordinazione dei sistemi scolastici viene motivata dalla necessità di eliminare i grossi ostacoli oggi esistenti rispetto alla mobilità interna. Ma è chiaro che la mobilità da e per il Ticino presenta ben altri problemi (linguistici in primo luogo) che non la durata dei singoli cicli scolastici.
Per questo, se è presumibile che sul piano nazionale la modifica costituzionale sarà accolta, è importante che i Ticinesi diano un segnale forte votando NO.