ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Il docente d'appoggio non è una buona soluzione


Dopo la decisione del Gran Consiglio – adottata con un’inedita convergenza Plr-Ppd ma senza una vera maggioranza – di affossare la proposta governativa per una diminuzione del numero massimo di allievi per classe e sostituirla con l’estensione della figura del docente di appoggio, non sono mancate prese di posizione sulla pubblica stampa. Quasi tutte, con varie sfumature, critiche nei confronti della decisione parlamentare, che viene difesa a spada tratta soltanto da chi l’aveva proposta. Eppure, stando alle affermazioni perentorie dei deputati Steiger, Franscella e Polli, espresse nel rapporto e negli interventi in aula, la loro proposta era accolta con entusiasmo da molti docenti e sostenuta da associazioni magistrali e sindacati. Di insegnanti ne conosco molti (non solo socialisti) e aspetto ancora di sentirne uno che plauda a questa decisione. Anzi, tutti deplorano il fatto che il parlamento non abbia voluto adottare una riforma semplice e attesa da tanto tempo come la diminuzione del numero di allievi per classe. Analoga reazione da parte di associazioni e sindacati e, a tal proposito, constato che anche l’Ocst, notoriamente vicina al Ppd, ha espresso in più occasioni una certa delusione per la decisione parlamentare.

Il docente d’appoggio non è una buona soluzione per vari motivi. In primo luogo non può essere introdotto nelle scuole medie. Poi perché viene lasciata ampia facoltà ai Comuni nell’adozione di questo provvedimento. Se gli stessi promotori ammettono che solo un terzo ne farà uso, è chiaro che in tal modo le disparità tra i Comuni, invece di ridursi, potrebbero aumentare. E anche perché, in un periodo in cui c’è carenza di insegnanti e persino di supplenti, non si capisce bene dove si troveranno i docenti di appoggio, che poi a seconda delle necessità saranno spostati qua e là anche per svolgere supplenze. In altri termini essi rimarrebbero sempre in una situazione di precariato.

Si sostiene poi che la soluzione proposta sia finanziariamente meno onerosa rispetto alla riduzione del numero di allievi per classe. Tesi tutta da dimostrare come ha fatto notare, cifre alla mano, il direttore del Decs Manuele Bertoli. Ma se anche fosse vero, perché quando si tratta di scuola bisogna badare al risparmio a scapito della qualità? Per spendere di più in altri settori o per poter fare sgravi fiscali come propone il presidente del Partito liberale?

Qual è allora il vero motivo che ha condotto Plr e Ppd a combattere assieme una riforma attesa da anni come la riduzione del numero massimo di allievi per classe, opponendovi un controprogetto debole e pasticciato? Semplicemente perché, per questa alleanza, l’avversario da contrastare è in primo luogo la sinistra, i socialisti, i sindacati e non da ultimo il Decs e il suo direttore. Ma non finisce qui! Rimane sul tappeto l’iniziativa popolare “Aiutiamo le scuole comunali. Per il futuro dei nostri ragazzi” che attende da ormai 4 anni di essere sottoposta a votazione. La proposta del Consiglio di Stato (al massimo 22 allievi per classe) costituiva un compromesso ragionevole che avrebbe potuto portare al ritiro dell’iniziativa. Ora il centrodestra ha voluto adottare la linea dura e di conseguenza si andrà al confronto. Ed è forse meglio così, in quanto l’iniziativa propone un vero salto di qualità per la nostra scuola pubblica: al massimo 20 allievi per classe, generalizzazione dei docenti delle materie speciali, mense e doposcuola per tutti sono le principali rivendicazioni. Speriamo allora che si possa andare al voto in tempi brevi, evitando ulteriori tergiversazioni che hanno purtroppo caratterizzato finora la tattica di chi ha sempre osteggiato questa e altre iniziative.

 

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