ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Scuola e risorse


Questo 2013 potrebbe essere un anno importante per la nostra scuola, quella dell’obbligo in modo particolare. Potrebbe, perché se i cantieri aperti sono parecchi, la loro positiva conclusione è condizionata da un ampio consenso politico.

Infatti, se da un lato è innegabile che tutti auspicano un deciso miglioramento del sistema formativo e concordano sul fatto che la formazione è un investimento fondamentale per il futuro del paese, d’altro lato le opinioni si fanno divergenti quando si scende sul piano concreto della scelta delle priorità d’intervento. Per convincersene basta andare a rileggere i proclami di molti candidati alle elezioni cantonali del 2011.

C’è chi vorrebbe – e in parte condivido – che la scuola torni a concentrarsi sulle cose essenziali, su una formazione generale indispensabile per aprire a tutti le porte per le scelte successive. Altri, per contro, vorrebbero accollare alla scuola nuovi oneri sia sul fronte dei contenuti ( più inglese, più informatica ecc.) sia nell’ambito degli interventi a carattere psicosociale per ovviare a vere o presunte carenze delle famiglie o di altre istituzioni. Per la serie “la scuola dovrebbe…” non sono mancate iniziative parlamentari e prese di posizione da parte di associazioni, gruppi o singoli cittadini.

Ora però una proposta concreta c’è, anzi due. Sono presentate in un messaggio governativo attualmente all’esame della commissione scolastica del Gran Consiglio. Si tratta della diminuzione del numero massimo di allievi per sezione da 25 a 22 nella scuola dell’obbligo e della generalizzazione delle direzioni in tutte le scuole comunali.

La prima si pone quale obiettivo la possibilità per gli insegnanti di poter seguire con maggiore attenzione ogni singolo allievo, così da ottenere risultati migliori nell’apprendimento. Recenti ricerche hanno dimostrato che questo effetto è riscontrabile in generale, ma ancora di più per gli allievi socialmente sfavoriti . Quindi, proprio per rafforzare le pari opportunità per tutti, una riduzione del numero massimo di allievi per sezione va preso seriamente in considerazione anche nelle nostre scuole obbligatorie. La seconda si propone di eliminare le disparità oggi esistenti tra gli istituti scolastici dotati di una direzione e gli altri che ne sono sprovvisti. Per far questo sarà anche necessario superare qualche remora campanilistica creando istituti sovracomunali. La riforma prospetta un costo valutato attorno a 8,4 milioni per il Cantone e 6,7 per i Comuni, a partire dal 2018. Un importo ragionevole se si tien conto che il nostro Cantone si trova al 23esimo posto (su 26) per la spesa pro capite destinata alla formazione.

Speriamo che su questa proposta che risponde, almeno in parte, alle richieste contenute nell’iniziativa popolare “Aiutiamo le scuole comunali. Per il futuro dei nostri ragazzi”, si possa trovare in tempi brevi un ampio consenso così da poterne iniziare l’applicazione già dal prossimo autunno.

Un consenso che sarà più agevole se non si faranno mancare risorse al Cantone e ai Comuni come vorrebbe l’iniziativa leghista sugli sgravi. Un chiaro NO a questa iniziativa è fondamentale anche per il progresso della nostra scuola pubblica.

 

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