La parola “eccellenza” è risuonata parecchie decine di volte nella sala del Gran Consiglio in occasione delle deliberazioni su due temi riguardanti le nostre scuole universitarie: l’affiliazione all’Università della Svizzera Italiana dell’Istituto di biomedicina di Bellinzona e il resoconto dei contratti di prestazione tra il Cantone Ticino, l’USI e la SUPSI per l’anno 2008.
Nonostante gli oggetti siano stati accolti praticamente all’unanimità, il dibattito è stato interessante e ha offerto qualche spunto di riflessione. È indubbio che, nella nostra piccola realtà, le due scuole universitarie, ancora giovani, debbano puntare più sulla qualità che sulla quantità, ma - senza nulla togliere a quanto di positivo nel campo della formazione e della ricerca viene svolto da USI e SUPSI - l’uso ripetuto, quasi ossessivo, del termine “eccellenza” ogni volta che ci si riferisce ad esse, sembra francamente esagerato e fine a se stesso.
C’è almeno un aspetto per il quale USI e SUPSI non meritano di certo la medaglia dell’eccellenza: si tratta dell’aspetto contrattuale. Sin dalla fondazione di USI e SUPSI i sindacati hanno rivendicato un contratto collettivo di lavoro che garantisse buone condizioni di lavoro come pure una cogestione democratica dei docenti e del corpo intermedio, ma la controparte non ha mai voluto nemmeno entrare in materia, opponendo le solite ragioni di politica aziendale. Si prolungano e si rinnovano così situazioni di precariato e assenza di trasparenza salariale. I recenti avvicendamenti dei docenti nel neo costituito Dipartimento Formazione e Apprendimento ne rappresentano l’ultimo episodio.
Il sostegno alla formazione superiore costituisce sicuramente un investimento a favore della crescita culturale ed economica del paese. Bisogna però specificare che la formazione non inizia a 18 o 20 anni: vanno sostenute in ugual misura la scuola di base e la formazione professionale. Invece, a causa della ristrettezza dei mezzi finanziari, si deve ammettere che nell’ultimo decennio gli sforzi maggiori sono andati al settore universitario.
Un settore che è in crescita, ma parallelamente deve crescere anche la scuola di base perché è a quel livello che si pongono le fondamenta della voglia di studiare e del desiderio di crescita culturale. La scuola deve concedere a tutti pari opportunità di proseguire negli studi e questo obiettivo non è ancora pienamente raggiunto. Soprattutto nelle classi meno favorite si registrano abbandoni precoci degli studi causati da un insufficiente sostegno. Come documentato dal recente rapporto sul sistema educativo svizzero, nei licei gli allievi di famiglie socio-economicamente privilegiate sono tuttora sovrarappresentati e spesso terminano gli studi grazie al ricorso massiccio a lezioni private. Mentre tra i giovani e le giovani delle classi meno favorite si perdono molti potenziali talenti, in particolare nel settore delle scienze esatte verso le quali si sta notando un calo di interesse.