Nel 1995, in occasione di un incontro con gli studenti del Liceo di Locarno, un insigne ingegnere ticinese, progettista di grandi opere come dighe e gallerie, ebbe a dire che “in futuro non ci saranno più diritti acquisiti quali la gratuità degli studi”. Nella discussione che seguì uno studente gli chiese: “come potrà un figlio di operai andare all'Università?” La risposta fu lapidaria: “pagherà dopo”. Nel frattempo quello studente è diventato, grazie anche agli assegni di studio, un brillante astrofisico.
Ora la tesi liberista dell'illustre ingegnere, secondo cui gli studi si possono anche pagare dopo, sta tornando di attualità e l'istituto degli assegni di studio, che ha consentito a molti giovani di condizioni modeste di accedere agli studi superiori, è messo in pericolo.
C'è stata dapprima un'iniziativa parlamentare della Lega tendente a trasformare tutti gli assegni in prestiti e, subito dopo, il preventivo 2009 con il quale il Consiglio di Stato propone, entro il 2011, un taglio di 4 milioni dagli assegni di studio per convertirli in prestiti. È sintomatica a questo proposito la mancanza di coerenza dell'esecutivo che in un primo tempo aveva respinto l'iniziativa leghista, per poi accoglierla parzialmente.
Va precisato che nel 2007, come risulta da una pubblicazione dell'Ufficio federale di statistica, il cantone Ticino ha concesso assegni per 18.6 milioni e prestiti per 4 milioni. I prestiti costituiscono quindi attualmente il 18% del totale, mentre a livello federale la quota è in media del 9.3%. Trasferire ulteriori 4 milioni dagli assegni ai prestiti porterebbe il Ticino al poco invidiabile penultimo posto tra i cantoni nel rapporto tra assegni e prestiti. Anche l’importo medio per assegno precipiterebbe sotto la media nazionale.
La nostra scuola pubblica si propone tra i suoi obiettivi anche di promuovere le pari opportunità e di ridurre gli ostacoli socioeconomici che possono pregiudicare le possibilità di formazione. L’origine sociale resta infatti ancora oggi l’elemento più importante tra quelli che concorrono a determinare il livello finale di formazione dell’individuo.
Gli assegni di studio costituiscono dunque uno strumento fondamentale per ridurre tali disparità e, essendo investimenti per il futuro, andrebbero incrementati invece che ridotti. Ciò vale a maggior ragione nell’attuale momento congiunturale, quando si comincia a parlare di recessione, quando sono sempre di più le famiglie che faticano a far quadrare il proprio bilancio e quando sono pure diminuite le possibilità di trovare un lavoro confacente al termine degli studi. Per queste ragioni la proposta di aumentare la quota del prestito è quanto mai improvvida. Ottenere un prestito significa contrarre un debito e sappiamo bene come un debito possa condizionare la situazione economica di un giovane, magari con famiglia, che inizia un’attività lavorativa con uno stipendio generalmente modesto e senza la sicurezza del posto di lavoro.
Bene fanno quindi gli studenti, i sindacati e altre associazioni a protestare contro questo tentativo di smantellare progressivamente tale importante compito dello Stato.
Mi auguro che il Gran Consiglio sappia riconoscere l'incongruenza di questa misura di risparmio e corregga opportunamente il preventivo 2009, in modo da garantire anche in futuro ai nostri giovani la possibilità di ottenere assegni di studio.