Secondo il censimento dei docenti del 2006, nelle scuole medie ben il 46% degli insegnanti superava i 50 anni. Ciò significa che nei prossimi anni occorrerà sostituire oltre 500 docenti. È questo un fatto certamente ben noto al DECS che avrebbe richiesto l’elaborazione di una strategia a medio termine per far fronte alla situazione, cercando di attirare verso la professione di insegnante giovani ben preparati e motivati. Invece si è proceduto proprio nella direzione opposta, in quanto si è disincentivata la scelta della professione insegnante, da una parte peggiorando le condizioni di lavoro dei docenti (ora settimanale in più, nuovi compiti, rincaro dimezzato, stipendio iniziale decurtato), dall’altra inasprendo le condizioni per poter accedere alla professione. Sul tema ho presentato, lo scorso febbraio un’interrogazione parlamentare tuttora inevasa.
La carenza di docenti di matematica e l’improvvisata e infelice soluzione escogitata dal DECS con un corso complementare destinato a promuovere docenti di scuola elementare (SE) e di scuola dell’infanzia (SI) ha suscitato molte reazioni, tutte in varia misura critiche. Ricordo che già il 24 aprile, a pochi giorni dalla pubblicazione del bando d’iscrizione, avevo presentato un’interpellanza parlamentare, alla quale il consigliere di Stato Gendotti aveva risposto con molta sollecitudine, ma in modo da me giudicato del tutto insoddisfacente anche perché la disparità di trattamento nei confronti di chi ha seguito l’iter accademico è chiaramente indifendibile.
Per poter insegnare nelle scuole medie e medie superiori si richiede molto, sempre di più; si inizia a lavorare, se tutto va bene, attorno ai 28 anni, i compiti aumentano, mentre il riconoscimento morale e materiale è sempre minore. Si può quindi ben comprendere come a un giovane laureato in matematica, di fronte alla prospettiva di ulteriori due anni di studio a tempo pieno all’ASP, possa passare l’entusiasmo per l’insegnamento ed essere allettato da altre offerte che, tra l’altro, gli consentono di guadagnare subito qualcosa.
In effetti gli interessati all’insegnamento ci sono, come è stato testimoniato da un gruppo di neo diplomati in matematica, intervenuti settimana scorsa durante un servizio di Falò.Non mancavano poi, come è stato suggerito da più parti, altre soluzioni per far fronte a questa prevedibile carenza di docenti di matematica:
ammettere all’abilitazione anche laureati in fisica, ingegneria, economia, informatica, discipline che richiedono uno studio approfondito della matematica. Spesso invece questi vengono chiamati a operare nella scuola come “supplenti annuali”, in una forma di palese precariato, senza prospettive future;
riproporre la formazione pedagogica nella forma “en emploi”, che anche se non piace alla CDPE (Conferenza dei direttori della pubblica educazione), è tuttora applicata in altri cantoni e presenta pure indubbi vantaggi pedagogici;
rinunciare alla condizione pretestuosa secondo cui anche i docenti di matematica devono conoscere le lingue nazionali.
Il corso complementare previsto per i docenti SE e SI non potrà colmare il deficit di formazione matematica. Si passa infatti dai 180 crediti del bachelor a meno di 45. Tradotto in ore avremo un totale di circa 300 ore dedicate alla matematica a cui vanno aggiunte quelle per la didattica disciplinare. Poco per realizzare in modo approfondito il programma di massima che ho avuto modo di esaminare. (A termine di paragone in due anni di liceo con opzioni scientifiche si fanno circa 360 ore di matematica.) Significativo è pure il fatto che ai candidati è stato sottoposto un test di idoneità che, come ho potuto verificare, un buon docente di SE risolve correttamente in meno di 10 minuti. L’inizio è preoccupante.
Il corso complementare viene anche presentato come una possibilità data ai docenti di SE per “fare carriera”. Ebbene, a mio modo di vedere, anche per loro non sono rose, anzi potrebbe essere una fregatura. Mi chiedo come riuscirà un docente di SE a campare per tre anni con metà del già misero stipendio elargito oggi (il Ticino è stabilmente all’ultimo posto in Svizzera nella classifica dei salari per questa categoria). Per poi ottenere cosa? Una posizione precaria nella scuola media, con una classificazione inferiore a quella dei colleghi laureati e una garanzia del posto di lavoro tutta da dimostrare. Per la stima e l’amicizia che porto per numerosi docenti di SE e SI, sconsiglio loro di intraprendere questa avventura.
Nonostante le obiezioni e le raccomandazioni giunte da più parti dal mondo della scuola, dalla cultura e dalla politica, il DECS continua imperterrito per l’infelice strada scelta e questo corso purtroppo a settembre partirà. In modo altrettanto imperterrito il Consiglio di Stato continua a proporre misure di risparmio a scapito dei dipendenti e dei docenti. Ma forse, pure quello di inserire nell’insegnamento medio docenti meno qualificati, è un modo per ridurre le spese per la formazione e l’educazione.
C’è davvero di che preoccuparsi per la qualità futura della nostra scuola.