ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Aiutare il Papio? C'è chi torna alla carica!



Questo articolo mi è stato richiesto dalla "Rivista di Locarno" a seguito di un appello di Armando Dadò. Sono stati interpellati anche Giorgio Pellanda (PLR), Monica Duca Widmer (PPD) e Silvano Bergonzoli (Lega) che, con sfumature diverse, hanno mostrato disponibilità ad un aiuto.
La domanda posta era:

"Lei, in linea di principio, sarebbe d’accordo che lo Stato intervenisse ad aiutare il Collegio Papio o gli allievi più bisognosi che lo frequentano?"

No, non ritengo che lo Stato debba intervenire in aiuto di una scuola privata, anche se essa, come il Collegio Papio, vanta una lunga tradizione e allievi illustri. Questa mia posizione non è tanto dettata da motivi di ordine finanziario (che ci sono), ma soprattutto da questioni di principio e di rispetto della volontà popolare.
Sono passati esattamente 6 anni da quel 18 febbraio 2001 quando il Popolo ticinese respinse, con 62'517 NO (74%) contro 21'690, un’iniziativa che chiedeva di introdurre un aiuto alle famiglie degli allievi che frequentano le scuole private. Le argomentazioni portate allora a sostegno della scuola pubblica rimangono tuttora pienamente valide. Mi limito a citare un’affermazione del compianto prof. Mario Forni, che fu tra i fondatori e primo presidente dell’Associazione per la Scuola Pubblica del Cantone e dei Comuni.
“Lo Stato deve restare concentrato sul sistema che la società stessa ha voluto, sulla scuola pubblica che abbiamo, capace di servire, e bene, la quasi totalità di una gioventù alla quale si chiede una formazione sempre più spinta e un'apertura mentale sempre più certa. Semmai lo Stato deve fare il possibile affinché tale scuola pubblica si dimostri sempre agguerrita, ossia attrezzata in uomini e cose. Guai allora a ridurle l'ossigeno di cui ha un bisogno vitale!”
Il nostro ordinamento garantisce la possibilità di istituire scuole private, e molte ne sono state aperte per accogliere i rampolli di famiglie benestanti svizzere e delle regioni di confine, ma queste devono essere in grado di gestirsi in modo autonomo.
Se ora il Collegio Papio si trova in difficoltà finanziarie e le iscrizioni sono in calo, spiace, ma non è compito dello Stato intervenire in suo soccorso. Lo può fare l’economia privata o, come lo ha fatto sinora, il comune di Ascona. Sembra però che ultimamente le autorità del borgo, pur disponendo di invidiabili risorse finanziarie, non siano più così generose. Perché mai quello che non vuole più fare la ricca Ascona dovrebbe farlo il Cantone?
Lo Stato, anche per aiutare i ceti meno favoriti, deve prioritariamente rafforzare la scuola pubblica che invece ha dovuto subire non poche misure di risparmio.
In conclusione ritengo che sia inopportuno riaprire il discorso sul finanziamento alle scuole private, sotto qualsiasi forma, e sono convinto che i ticinesi la pensino ancora come nel febbraio 2001.

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