Lo scorso mese di settembre, a Verscio, abbiamo inaugurato la nuova sede di scuola elementare. Quattro anni prima il municipio, appena insediato, si era lanciato con entusiasmo nell’impresa, cosciente che il vecchio edificio, risalente agli inizi del ‘900, oltre a non rispondere più alle esigenze di una scuola moderna, non poteva essere adattato ad accogliere una popolazione scolastica in continuo aumento. Ora questa nuova scuola (pubblica) è l’orgoglio della nostra popolazione.
In questa vigilia della votazione per il “ticket” a favore delle scuole private, mi sto chiedendo con quale spirito avremmo affrontato l’impresa, sapendo che il finanziamento pubblico agli istituti privati avrebbe potuto far decrescere, anche solo di qualche unità, l’effettivo degli allievi. Non è irrealistico ipotizzare che sarebbero uscite parecchie opposizioni.
L’edilizia scolastica costituisce per un comune di piccole o medie dimensioni un investimento rilevante, con riscontri non indifferenti sul moltiplicatore d’imposta, ma che viene lo stesso accettato di buon grado dalla cittadinanza che sa comprendere il valore di una scuola pubblica che riunisce tutti i ragazzi del comune, indipendentemente dal ceto sociale, dalla nazionalità, dalle convinzioni religiose.
Le conseguenze dell’accoglimento dell’iniziativa (come pure del controprogetto) si ripercuoteranno prima o poi anche sui Comuni, in particolare quelli con istituti scolastici di poche sezioni. La programmazione dell’ordinamento scolastico diverrebbe un processo aleatorio, soggetto agli umori di chi, anno per anno (o magari nel bel mezzo di un anno scolastico) decidesse di spostare i propri pargoli verso la scuola privata (o, è anche possibile, viceversa). Una vera mina vagante che potrebbe, a lungo andare, far uscire allo scoperto coloro che agli investimenti nell’educazione preferiscono gli sgravi fiscali.
La maggioranza del Gran Consiglio che ha approvato iniziativa e controprogetto (clonato dall’iniziativa) ha furbescamente escluso i Comuni da ogni contributo. Ma attenzione: solo un ingenuo può credere ciecamente a questa manovra finanziaria. Abbiamo assistito negli anni scorsi ad una serie di operazioni volte a diminuire l’impegno finanziario dello Stato nel settore pubblico (scuola compresa); tra queste “misure di risparmio” ci sono stati anche parecchi trasferimenti di oneri dal Cantone ai Comuni. Ad esempio nel settore scolastico si possono menzionare il trasporto per gli allievi di scuola media, i sussidi per le supplenze, l’insegnamento delle materie speciali, la lenta erosione del sussidio cantonale alle scuole comunali.
Facile prevedere che quello stesso Gran Consiglio che ha avvallato l’iniziativa clerical-leghista possa poi completare l’opera chiamando anche i Comuni alla cassa.
No e poi No. Se ci sono milioni a disposizione utilizziamoli per migliorare la scuola pubblica, la sola che garantisce un’educazione uguale per tutti, pluralista e libera e da ogni pregiudizio. E la scuola pubblica è anche la scuola dei Comuni e nei Comuni, dove molti progetti (scuole dell’infanzia, elementari, palestre, …) attendono ancora di essere messi in cantiere.
Un doppio NO, quindi, all’iniziativa e al controprogetto per sostenere la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni!
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