Se Stefano Franscini votasse il prossimo 18 febbraio deporrebbe nell'urna due no senza alcuna esitazione e non si presterebbe affatto a testimoniare davanti a un PC per il ticket scolastico a ricchi e poveri indiscriminatamente. Voterebbe di no perché ha sempre fatto prevalere il valore della solidarietà sul principio della libertà individuale, perché ha sempre messo l'utile comune davanti all'interesse privato. Voterebbe di no perché ha dedicato la sua vita all'edificazione di una scuola pubblica efficiente, moderna, aperta a tutti; perché ha esortato i privati facoltosi a sostenerla con offerte finanziarie e a mandarci i loro figli; perché nel suo ultimo scritto ha scongiurato i governanti a non ridurre le risorse alla scuola pubblica.
E se votasse Giuseppe Cattori, l'eminente uomo politico conservatore che diresse il dipartimento della pubblica 'educazione attorno al 1920?
Anche Cattori, con grande probabilità, difenderebbe la scuola pubblica.. poiché la difese in una ferma e memorabile dichiarazione pubblicata sulla NZZ nel 1925, di fronte all'apparire nel Ticino di scuole private svizzero tedesche, che, a suo giudizio, avrebbero minacciato la fisionomia e la compattezza culturale del Ticino.
Cattori scrisse che se tali scuole si fossero moltiplicate "io sarei disposto, quando altri provvedimenti non esistessero, anche ad una riforma costituzionale, anche al sacrificio d'un principio per me intangibile in tempi normali come la libertà d'insegnamento.
Perché io pongo, al disopra anche di tale principio, per quanto sacro esso sia, la necessità di conservare al Ticino la lingua, il costume, la fisionomia, la tradizione e l'anima italiana.
Franscini e Cattori appartengono a epoche diverse e a schieramenti politici diversi, ma condividono il valore della solidarietà che fonda e giustifica una comunità, e condividono la convinzione che la coscienza comunitaria si costruisce e si rinnova nella scuola di tutti e nella sua funzione integratrice, e non favorendo le tendenze separatrici e i percorsi divergenti.
Quanto al basso costo che i progetti di ticket scolastico promettono di addossare alla comunità, i famosi 5 o lo milioni "al massimo", Franscini, da esperto di statistica, farebbe subito notare che si tratta di una congettura fragile, fondata sul numero di allievi che oggi frequentano le scuole private a proprie spese.- ma quando ci fosse l'incentivo dell'assegno, non aumenteranno i flussi? Sarebbe più corretto avvertire che si spenderanno al minimo 5 o 10 milioni.
Una delle politiche più provvide e feconde adottate dal cantone per favorire l'istruzione fu ed è quella degli assegni di studio, concessi in funzione del reddito, per eliminare la dura preclusione finanziaria al proseguimento degli studi: oggi gli studenti dell'Università della Svizzera italiana lamentano le tasse molto elevate; oggi la Scuola universitaria professionale offre interessanti e utilissime occasioni di Perfezionamento e corsi integrativi, ma le tasse di iscrizione sono anche qui elevate.
Che cosa risponderemo a chi fatica di fronte a questi ostacoli finanziari? Che i mezzi non ci sono? Che la vita è competizione e ciascuno si arrangi come può?
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