ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Libertà o privilegio?


Il signor Sergio Morisoli, in un articolo pubblicato lo scorso 5 gennaio su questo giornale, ha fatto una fiammeggiante Perorazione in favore dei sussidi alle scuole private.  Suo cavallo di battaglia è la necessità di fare spazio a un indefinito «nuovo che avanza» e a non meglio precisate «istanze della società civile». Si tratta di slogan che suonano bene, ma che in realtà hanno poco o nulla a che vedere con l'iniziativa privatista (né con quel suo gemello siamese impropriamente definito «controprogetto»).  Volessero davvero assicurare la libera scelta a tutti, Morisoli & Co. dovrebbero infatti proporre non già sussidi oscillanti fra il 20 e il 50% delle rette, ma semmai fra lo 0 e il 100%, in proporzione inversa al reddito famigliare. Le loro proposte privilegiano invece sfacciatamente i ceti benestanti (compresi, nel «controprogetto», i redditi milionari!), mentre per le famiglie di condizioni modeste il vantato «aiuto» sarebbe un semplice specchietto per le allodole, del tutto insufficiente a far fronte alle spese che rimarrebbero comunque a loro carico.  La sbandierata libertà andrebbe quindi essenzialmente a beneficio dei ceti medio-alti, mentre gli altri dovrebbero accontentarsi di scuole pubbliche sempre più screditate e prive di mezzi.  Dato che a capo della «divisione delle risorse» dell'amministrazione cantonale vi è lo stesso articolista che praticamente considera la scuola pubblica un nemico da abbattere, il timore che in alto loco vi sia chi agisca volutamente in tal senso è infatti quanto meno giustificato!

Personalmente ritengo che i problemi non debbano essere affrontati ideologicamente – come fanno i «privatizzatori» ad ogni costo - bensì con il necessario pragmatismo.  Vi sono compiti, anche di interesse pubblico (pensiamo al settore delle costruzioni) in cui è meglio far capo a ditte private che creare numerosi, servizi statali specializzati; in questi casi è bene che lo Stato si limiti a fissare gli obiettivi e a controllarne l'esecuzione.  Altri compiti (la distribuzione dell'elettricità, il servizio calla-neve, la raccolta dei rifiuti ecc.) possono invece essere svolti indifferentemente da dipendenti pubblici o da privati incaricati allo scopo; in taluni casi sarà più conveniente la prima soluzione, in altri la seconda, ma in sostanza non cambia, nulla.  Vi sono però anche compiti che oggettivamente, per loro natura, devono essere svolti dallo Stato.  La gestione dell'ordine pubblico, la riscossione delle imposte, la concessione dei permessi di costruzione sono esempi di funzioni che possono essere assicurate solo da un'autorità che emani direttamente dalla comunità dei cittadini.

E la scuola, come si situa in questo contesto?  Se si tien conto del fatto che uno dei compiti principali dell’educazione è quello di formare cittadini di uno Stato democratico, non la si può considerare alla stregua della costruzione di strade o della raccolta di rifiuti.  Che l'ente pubblico - espressione della comunità dei cittadini - vi abbia un ruolo primario, oppure sia chiamato solo a pagare le scelte soggettive dei singoli, è tutt'altro che irrilevante.  Ancora meno irrilevante sapere se i ragazzi verranno abituati a vivere insieme, al di là delle rispettive differenze, oppure separati in compartimenti stagni fin dall'infanzia, in base alle convinzioni politico-religiose o alle condizioni economico- finanziarie delle loro famiglie.  Naturalmente i «privatizzatori» fanno di tutto per sviare l'attenzione da questo punto centrale e focalizzarla invece su aspetti marginali.  Le affermazioni provocatorie, le arie di superiorità, le polemichette di partito, gli sgambetti di corrente e altre miserie del genere hanno questo, come scopo principale!  Dietro certi appelli falsamente (e anche un po' ridicolmente) «rivoluzionari», tipo abbattere la Bastiglia, vi è però la malcelata volontà di tornare a situazioni da «ancien régime».
I cittadini stiano perciò in guardia, per non cadere nell'inganno di chi parta di libertà ma agisce per il privilegio!

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