Non succedeva da tempo che in campagna elettorale si discutesse in modo così approfondito e coinvolgente della scuola e questo deve essere considerato in modo molto positivo, anche perché, per una volta, i toni sono pacati. Le premesse per dei cambiamenti sostanziali ci sono, bisognerà quindi continuare su questo slancio.
Molte attenzioni vengono giustamente rivolte alla scuola media anche perché in questi quattro anni si gioca in buona parte il futuro dei giovani. Certo il mondo professionale oggigiorno offre mille possibilità ma, se si accumulano lacune nel settore medio, difficilmente si riuscirà a colmarle in seguito. Gli allievi che accogliamo in prima sono ancora bambini, quattro anni dopo li lasciamo per il mondo del lavoro o gli studi superiori che sono ormai grandi. Per crescere questi ragazzi hanno bisogno di tutte le nostre attenzioni, del nostro entusiasmo e di una grande carica ideale, perché gli allievi hanno i loro problemi, i loro affetti e i loro sogni da coltivare. La scuola in collaborazione con le famiglie deve farsi carico di tutto questo con passione, insegnando l’amore per la cultura, il rispetto dell’altro, lo spirito di sacrificio e la fatica. Lo studio infatti è voglia di imparare, di migliorare e di crescere, ma è anche fatica. Nella scuola dell’obbligo ogni allievo deve trovarsi a suo agio, ognuno deve trovare il suo percorso: ecco la scuola che da sempre auspichiamo. La scuola media, concepita quarant’anni fa e generalizzata a metà anni ottanta, denota qualche acciacco; ha dovuto adattarsi ai nuovi cambiamenti sociali ed è stata caricata di tante, troppe responsabilità. Ma nell’immediato cosa fare? La mia esperienza più che trentennale mi dice che innanzitutto bisogna finalmente ascoltare chi vive nella scuola: docenti, direttori, allievi, famiglie ed esperti. Da tempo si chiede, perché i motivi sono più che fondati, una riduzione del numero degli allievi per classe, dei salari adeguati alla media svizzera per invogliare i neolaureati a seguire la formazione per insegnare alle medie e degli sgravi d’orario ai docenti che hanno superato i cinquant’anni, recuperando così la loro preziosa esperienza a favore dei nuovi docenti.
In attesa dei necessari approfondimenti e verifiche per indicare i percorsi più idonei agli allievi, a mio modo di vedere, devono essere rafforzati i livelli B. Può sembrare un paradosso, una spinta verso la selezione, ma delle classe più eterogenee e più motivanti cancellerebbero l’idea secondo cui questi livelli sarebbero dei parcheggi in attesa della fine della quarta. Uno spazio più confacente alle caratteristiche di chi fa troppa fatica a seguire i livelli A ridarebbe nuovi stimoli e soddisfazioni agli allievi “medi” e un buon contributo a migliorare il clima di rassegnazione, motivando anche chi ritiene di aver chiuso con la scuola. Chi pensa invece di intraprendere gli studi deve lavorare sodo e impegnarsi con costanza. Un po’ più di fatica e impegno alle medie preparano meglio gli adolescenti ad affrontare il futuro con maggiore sicurezza e tranquillità.