ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Lettera a Stefano Franscini


Caro Stefano,
quando ho visto la tua effigie bifronte troneggiare dai manifesti sono rimasto di stucco: non riuscivo a credere ai miei occhi e immagino che altri abbiano provato i medesimi sentimenti che percepivo in quel momento.
Ma, come!» mi son detto «Anche tu»?  Se sono riusciti a convincere pure te, chissà quanti riusciranno ad abbindolare allo stesso modo.  Mi piacerebbe sapere come hanno fatto.  Toglimi una curiosità: ti hanno chiesto il permesso di poter usare la tua immagine per la loro campagna o se ne sono appropriati a tua insaputa!?  Conoscendo i tuoi scritti sono certo che la seconda ipotesi è quella giusta, anche perché quelle persone non sono nuove a simili indebiti sotterfugi: in pratica anche questo gesto li qualifica per quello che realmente sono.  Qualcuno mi ha detto che l'utilizzo della tua immagine potrebbe equivalere ad un atto di appropriazione indebita: tu che ne dici?
Sin dall'inizio hanno mostrato il loro vero volto: hanno titolato la loro iniziativa con una formulazione scorretta perché a nessuno è mai stata impedita la frequenza di scuole private.
Poi per le loro scuole private hanno inventato la denominazione di «scuola pubblica non statale», uno stratagemma verbale ideato per imbrogliare le carte.
L’aggettivo «pubblica» è un termine usurpato a quella scuola che è veramente pubblica.  Come ben sai, «usurpare» significa « ... Appropriarsi mediante raggiri ( ) di quanto spetta legittimamente ad altri». (Devoto-Oli) Esso contiene in sé un riferimento al diritto di poter usufruire di quel servizio, riassumibile nella definizione «( ... ) accessibile a tutti ( ) Pertinente allo Stato ( ) contrapposto a privato ... » (Devoto-Oli)
La scuola privata non rispetta questo diritto in almeno due dimensioni:
attiva: può non accettare allievi (es. malati di AIDS) e/o espellere allievi indesiderati;
- passiva: dove non esistono scuole private, il genitore non può esercitare questo diritto; si può ipotizzare di conseguenza una possibile ulteriore spinta allo spopolamento delle valli che non sono sicuramente attrattive per la creazione di scuole private.
Anche il famoso controprogetto, caro Stefano, è uno specchietto per le allodole ideato per camuffare le reali intenzioni dei grandi burattinai che manovrano per sgretolare ciò che tu hai creato: a loro dà molto fastidio vedere una scuola pubblica che funziona egregiamente perché disturba le loro mire ideologiche: non potendo dimostrare le loro teorie stanno cercando di creare un pertugio per iniettarle un virus letale che si diffonderà lentamente ma inesorabilmente.  Minimizzando i 5 o i 10 milioni attuali, adescano i creduloni per incentivare il più possibile la loro clientela, sottacendo nel contempo il conseguente aumento di milioni che lo stato dovrà sborsare quando le scuole si moltiplicheranno, ben sapendo che è sufficiente provocare una piccola falla in una diga per provocare un disastro.
Recentemente i sostenitori delle scuole private hanno superato ogni limite di decenza: mentre inoltravano un'interrogazione al Consiglio di Stato per bacchettare i docenti delle scuole pubbliche che esprimevano le loro opinioni, un direttore di scuola privata spediva alle famiglie dei suoi allievi una lettera a sostegno dell'iniziativa «a nome dei docenti».  Che ne dici, Stefano, una bella incoerenza, no? Se i docenti della scuola pubblica facessero altrettanto nei loro istituti, si ritroverebbero sanzionati.
Caro Stefano, queste cose le devi spiegare alle persone che si identificano nei tuoi ideali affinché si accorgano dell'inganno.  Esortali a non lasciarsi raggirare.  Racconta loro l'ennesimo tradimento che hai subito e in quale subdolo modo è stato perpetrato. Spiega a tutti che la tua buona scuola pubblica va difesa dagli assalti dei picconatori di trno.  Fai capire che una scuola è libera veramente solo quando non è condizionata da dogmatismi vari, dichiarati od occulti, espliciti o impliciti, visibili o sotterranei.  Forse dove ti trovi ora puoi ancora avere una rivincita all'odierno sgarbo, simile a quello della tua memorabile e rocambolesca rielezione del 1854 in Consiglio Federale.  Quella volta tu fosti osteggiato da individui della stessa specie di questi, come quei saccheggiatosi di boschi ticinesi ai quali tu, solo, opponesti un rifiuto categorico, scritto di tuo pugno, sul decreto governativo che ne sanciva la distruzione, con le conseguenze che ben conosci.  Anche quella volta erano partiti con richieste minime.  Poi, albero dopo albero....
I moderni saccheggiatosi hanno fiutato l'affare e stanno ora prendendo di nìira la tua scuola: allievo dopo allievo, famiglia dopo famiglia.  Aiutaci a difendere un bene pubblico collettivo dalle brame di interessi privati.
Non lasciare che venga portato a termine questo piano: intervieni per dire a tutti che sei stato usato contro la tua volontà e che tu avresti votato un doppio no contro questa iniziativa.
Con riconoscenza.

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