ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


La scuola che cambia in mezzo al guado


Nell’abituale conferenza stampa di inizio anno l’impressione che ha voluto dare di sé il dipartimento diretto da Gabriele Gendotti è quella di avere una scuola ticinese in piena forma, capace di far fronte alle sfide del presente e del futuro. Una scuola capace di sperimentare (ad es. con le sezioni differenziate alle elementari per bambini in gravi difficoltà familiari, sociali e di inserimento o grazie all’introduzione in alcune medie del corso obbligatorio di storia delle religioni). Una scuola, è stato detto, anche in grado di innovare (ad es. con la nuova materia di educazione alle arti plastiche al posto del lavoro manuale e della tecnica dell’abbigliamento, per non parlare poi di HarmoS). Una scuola pure valido datore di lavoro, visto che praticamente annualmente, e per qualche anno ancora, saranno circa 200 i nuovi docenti arruolati. Una scuola, infine, attenta a garantire l’effettiva attuazione del sacrosanto principio della garanzia delle pari opportunità e della democratizzazione degli studi, con l’accelerazione dell’evasione delle pratiche per le borse di studio.

E di esempi e di note di merito, sottolineate ieri da Gabriele Gendotti e dai suoi stretti collaboratori, Diego Erba, Paolo Colombo e Giorgio Franchini, ve ne sono ancora molti altri. Come dire – anzi il prof. Erba l’ha detto chiaramente – la scuola ticinese non è alla deriva, anzi la riva la vede benissimo.

Ora, diamo molto volentieri atto all’impegno ed all’entusiasmo con quale il Decs ha fatto ieri il punto della situazione. Ma la percezione in una parte dell’opinione pubblica di quanto vien fatto a livello di formazione di base è che negli ultimi anni una parte importante delle forze e delle risorse sia stata dirottata a favore del settore universitario e professionale, mentre nella scuola pubblica obbligatoria gli investimenti siano stati considerati principalmente quali costi e non hanno così permesso di fare decisi passi avanti nel rinnovamento lucidando l’immagine della ‘nostra’ scuola.

Non ci riferiamo evidentemente solo alla questione degli stipendi dei docenti, aspetto sul quale Gendotti ha affermato di volersi impegnare, visto anche che in talune materie (matematica, francese, geografia e scienze) la professione di docente non è più attrattiva, ma anche all’esigenza di fronteggiare con decisione e competenza all’interno della scuola situazioni ‘a rischio’ che coinvolgono non solo gli allievi ma anche i docenti. Oggi più di ieri. Per non parlare delle esigenze delle famiglie che cambiano: parlano lingue diverse, praticano altre religioni, hanno entrambi i genitori che lavorano magari anche a tempo pieno... e la scuola dell’obbligo si trova in primissima linea a dover fare i conti con la società che muta. Oppure ancora pensiamo alle necessità del mondo del lavoro, che altrimenti si orienta su altri mercati, di avere una scuola capace di rispondere al più presto alle esigenze del settore secondario. E questi conti non si possono fare a costo zero o semplicemente accollando nuovi compiti a chi nella scuola lavora. Secondo noi la scuola dell’obbligo, per restare all’altezza dei tempi e della sua storia, ha anche bisogno di più risorse. E, non crediamo di sbagliare: la maggioranza dei ticinesi condivide questa visione.

Chi raccoglierà il testimone del Decs il prossimo mese di aprile si troverà dunque non pochi importanti dossier già a maturazione, ma siamo certi che il lavoro e la ricerca di soluzioni innovative in quel grande e perenne cantiere che è la scuola pubblica non mancherà. Noi speriamo che possa essere un politico che continui a credere fermamente nella preziosa finalità della scuola pubblica, cioè della scuola per tutti. Meglio sarebbe che avesse anche una conoscenza della scuola dall’interno. Anche se è pur vero che non occorre essere una gallina per saper cos’è un uovo. Ma, indubbiamente, per continuare ad attraversare il fiume ben sapendo dove sta la riva qualche vantaggio c’è.

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