Questa settimana per ben due volte la scuola è stata sotto i riflettori. E purtroppo, come spesso accade, quando si fa notizia non è propriamente per ricevere allori.
Da un primo studio svolto nel canton Zurigo è emerso che gli studenti zurighesi che ottengono la maturità non sono preparati in modo ottimale alla vita universitaria. In particolare l’indagine ha evidenziato carenze in matematica ed altre materie scientifiche e pure nella capacità di lavorare in modo autonomo, con particolari lacune nella redazione di relazioni sia nella lingua madre che in altre lingue.
Da un secondo studio, reso noto ieri, è poi emerso che fra gli iscritti al Politecnico federale di Zurigo, gli studenti provenienti dai licei del Canton Ticino si piazzano maluccio: Bellinzona al penultimo posto della graduatoria (con una media di poco superiore al 3,8), Lugano al quint’ultimo posto (nota quasi 4), Mendrisio (4,2) e Locarno (4,3). Lo studio, che non vuol e ssere una classifica sulla qualità dei licei, dovrebbe comunque dare – precisano i ricercatori – lo spunto ai singoli istituti per migliorare i loro profili. I risultati del secondo studio non sorprendono le nostre autorità scolastiche (vedi servizio a pagina poiché chi, proveniente dal Ticino, intraprende uno studio scientifico di altissimo livello offerto da un Politecnico federale e per di più in tedesco e – sempre più – in inglese è normale che all’inizio faccia più fatica di altri. Sarà sicuramente anche questo uno dei motivi: noi crediamo che in ogni caso le brutte pagelle ticinesi non vadano prese sotto gamba. Le materie in questione sono troppo importanti e chi sta al timone della scuola ticinese e degli istituti in questione deve chinarsi sul tema con grande attenzione. La questione della ricerca e della formazione dei docenti di matematica ha già fatto parecchio discutere.
Interessante è però anche il monito contenuto nel primo studio: nei licei, hanno affermato gli specialisti, ci vorrebbe « più università ». Nel senso che – ci par di capire – il liceo dovrebbe non solo svolgere il ruolo formativo, ma anche abituare gli studenti a fare poi il salto in un’altra realtà nella quale le matricole verranno letteralmente bombardate da una serie di nuove nozioni e dovranno apprendere un nuovo metodo di lavoro. Infatti gli studenti universitari sono sì molto più liberi, ma l’autonomia può anche – se non si riesce ad organizzarsi – portare a cortocircuiti.
Molto probabilmente è questo un ambito nel quale la nostra scuola dev’essere chiamata a fare di più, partendo dall’esercizio concreto già sui banchi dei licei e offrendo un’informazione, ancor più dettagliata, da parte del dipartimento sui diversi nuovi curricoli di studio che attendono i maturati.