ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Vincitori di sera...


Sarà Bush o sarà Gore? L'interrogativo ha tenuto e tiene tuttora in sospeso mezzo mondo. Ma un po' di suspence l'ha avuta anche chi ha seguito il più casereccio dibattito fiume, anzi alluvione, sul finanziamento delle scuole private. Un dibattito, e per una volta lo sottolineiamo volentieri, di qualità incentrato soprattutto sul confronto di idee, per un argomento che merita grande attenzione.

I giochi erano infatti apertissimi e per conoscere la posizione del Gran Consiglio - complice anche qualche nodo procedurale - si è dovuto attendere fino a sera: per 47 voti contro 35 ce l'ha fatta il controprogetto che prevede il solo finanziamento delle scuole dell'obbligo modulato secondo il reddito, famiglie ricche e benestanti incluse. Un controprogetto ideato in zona Cesarini dai sostenitori dell'iniziativa quale ultima ratio per strappare un tirato ok al Parlamento. E il 'trucco' ha funzionato. La differenza l'hanno fatta soprattutto cinque voti Plr che hanno saltato il fossato laico (aiutati da alcune astensioni ed abbandoni dell'aula) per sommarsi ai sì compatti di Ppd, Lega (con una sola eccezione) e Udc.

Lo avevamo scritto e lo ribadiamo: questo tentativo di scalfire il principio del primato della scuola pubblica, con una proposta meno cara di quella contenuta nell'iniziativa popolare ma dagli stessi intenti, risponde a logiche di tattichella politica.

Logiche adottate dopo che i sostenitori dell'apertura ad innaffiatoio del portafoglio pubblico alle scuole private avevano fiutato nel Paese un vento contrario all'iniziativa popolare. Iniziativa che devono ancora decidere se ritirare (costringendo così i sostenitori della scuola pubblica a lanciare il referendum), o se mantenere portando i cittadini a votare su tre opzioni. In tal caso il controprogetto apparirebbe - ma l'apparenza inganna - quale classica via di mezzo. In realtà, come dice un vecchio detto lombardo, se non è zuppa è pan bagnato.

In ogni caso toccherà ai cittadini ticinesi pronunciarsi sul tema e sui principi che fautori e oppositori sostengono. Ovvero: la libertà di educazione oltre che garantita va anche sovvenzionata? Oppure chi se la sceglie deve pagarsela e lo Stato concentrare i suoi sforzi per dare al cittadino una scuola pubblica di qualità che educhi e formi i ragazzi tenendo il passo con le nuove (e crescenti) esigenze che la società pone? E farlo senza edificare sui banchi i primi steccati filosofici, politici o religiosi che siano?

La nostra risposta la conoscete: un no convinto al controprogetto e naturalmente anche all'iniziativa. Due proposte che scherzano con la fortuna storica che il Ticino ha avuto (e che coloro che per la scuola hanno lavorato e lavorano hanno sin qui saputo gestire): la fortuna di avere una solida scuola pubblica che, come è confrontata con lo sviluppo dei saperi e la necessità di aggiornare i suoi modelli pedagogici, caso mai merita non meno, ma più mezzi.

Una fortuna da poco? Basti dare un'occhiata ad altri paesi europei non lontani, per rispondere.

Comunque, riprendendo la metafora americana del duello Gore-Bush, notiamo come il vincitore dichiarato la sera possa anche risvegliarsi perdente la mattina. Nel nostro caso la mattina del voto popolare.

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