ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Docenti poliziotto? Proposta indecente!


Oltre Gottardo ha preso avvio un dibattito che ha dell’inverosimile. Oggetto del contendere sono i ‘ sans papiers ’, cioè quelle persone che risiedono sul nostro territorio, ma che di fatto sono inesistenti dal punto di vista legale. Orbene: la Confederazione sta cercando di dirimere una controversia fra l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali e quello delle migrazioni, visto che il primo permette a dei ‘ sans papiers ’ (o clandestini) di pagare l’Avs e un domani di percepire le prestazioni, mentre al secondo ufficio tali persone non risultano. Come mai? Semplicemente perché il formulario per annunciarsi all’Avs non contempla la domanda: “ Sei regolare o irregolare? ” e il datore di lavoro deve semplicemente chiedere al dipendente i documenti d’identità.

Sull’onda di questo dibattito, che ha comprensibilmente visto la ministra Eveline Widmer-Schlumpf manifestare stupore per il fatto che da noi vi siano clandestini con un documento Avs, ne è partito un secondo avente per teatro la scuola. Nell’ottica di fare terra bruciata attorno ai clandestini, ci si sta chiedendo se sia opportuno o no che anche i docenti delle scuole pubbliche – trasformandosi in una sorta di agenti della polizia degli stranieri – denuncino alle autorità la presenza dei piccoli clandestini e delle loro famiglie. Tranne qualche rara eccezione (una su tutte il consigliere nazionale Udc Oskar Freysinger), per ora si è assistito ad un’unanime levata di scudi. I docenti interpellati si rifiutano di trasformarsi in delatori. Anche numerosi capi dei dipartimenti istruzione e cultura sono dello stesso parere.

Ciò che stupisce in casi del genere è l’assoluta mancanza di sensibilità, in chi ha anche solo il ‘coraggio’ di pensare a simili ‘soluzioni’. Soluzioni che vogliono far pagare a caro prezzo chi non ha colpa alcuna per la situazione nella quale si trova. Se si volesse un domani procedere in questa sciagurata direzione si farebbero infatti ricadere sulle spalle di minorenni – che tentano, fra mille difficoltà, di uscire dalla clandestinità, puntando ad una formazione che è la miglior garanzia per riuscire finalmente un giorno a camminare con le proprie gambe – colpe che non hanno. E dove si finirebbe per confinarli?

Purtroppo errori simili in passato sono già stati fatti. Ma la memoria è spesso corta. A pagare parecchi anni fa erano i figli degli immigrati stagionali, per la maggior parte italiani, che dovevano vivere nella clandestinità ed altrettanto da clandestini avevano provato ad organizzare la loro propria formazione. Già allora, la politica del pugno di ferro, era solo servita ad aggiungere clandestinità alla clandestinità. E, ovviamente, disumanità. Vogliamo ricominciare con le ricette a tavolino anche quando parliamo di ragazzi e ragazzini? O il diritto all’istruzione che a tutti deve essere garantito significa ancora qualcosa di forte?

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