In tanto aiuto non speravo. Mi accingevo a scrivere poche righe per portare l'attenzione dei miei concittadini sul vero pericolo che comporta l'accettazione di uno qualunque degli oggetti in votazione sulla scuola, quando mi è corso incontro, a darmi pieno involontario sostegno, il deputato dei Verdi Giorgio Canonica dalla pagina cantonale del "Corriere del Ticino " del 22 gennaio. Ma andiamo con ordine. Gli iniziativisti (e i loro accoliti con la fotocopia del cosiddetto "Controprogetto') han praticato quel vecchio trucco degli indiani del Far West di trascinare fascine di legna per confondere le idee agli avversari sulla vera direzione dell'attacco. Si sprecano le accuse - a chi sostiene il doppio no - di essere ideologici, retrogradi, negatori della libertà; si minimizza sulla quantità effettiva del sussidio globale e si ostenta tutto quanto possa distogliere l'attenzione di chi legge dal pericolo vero.
Che è molto concreto. Don Grampa ha già Preannunciato il possibile aumento delle rette e v'è da credere che non sarà il solo. Di fatto, il contributo cosiddetto alle famiglie (così viene chiamato ciò che ci si propone in votazione il 18 febbraio) sarà un contributo alle scuole. E se passerà il sì - uno qualunque - il nostro Paese diverrà il Bengodi per quanti vorranno aprire nuove scuole o potenziare le esistenti. Ciò avverrà quasi esclusivamente nei centri urbani. Nelle valli, a disposizione dei nostri giovani, rimarranno le attuali strutture scolastiche pubbliche. Nei centri, invece, il quadro attuale verrà sconvolto.
Il Ticino verrà ad avere grande forza attrattiva per quanti vorranno aprire scuole vicine a questo o quel pensiero, a questa o quella religione, o setta. I vincoli imposti dalla legge per ottenere il sussidio non sono per nulla stretti, perché i sussidi verranno dati anche agli allievi di scuole non parificate (sono scuole parificate, fin qui e per capirci, il collegio Papio e Istituto Elvetico); il dover “perseguire le finalità della scuola pubblica" per una scuola privata non parificata, dove i programmi possono divergere fortemente da quelli pubblici - per cui il controllo diventa impossibile, è vincolo di fatto inesistente. La tentazione, per famiglie accomunate da un qualsiasi legante, di darsi la propria scuola particolare diventerà allora concretizzabile, in un arcipelago di scuolette di pochi, dove il motivo d'essere di ognuna sarà soltanto l'esaltazione delle differenze dalle altre.
E questo pericolo ce lo illustra bene Giorgio Canonica nel suo succitato articolo. Egli, sostenitore del sussidio pubblico alle scuole private, confessa infatti di sognare "un gruppo di insegnanti laici, progressisti, ecologisti e di sinistra" che "creano una nuova scuola ". Canonica imprudentemente scopre le carte dei sostenitori delle scuole private prima del voto.
I suoi compagni di cordata, molto più abilmente avevano battuto e battono il tasto del limitato impatto del sì sul panorama scolastico ticinese, sostenendo che la spesa sarà poca, citando sempre quello scarno 5% di allievi che oggi si rivolgono alle scuole private. Ben altra sarà la realtà, se passerà uno qualunque dei sì.
Esaltare le differenze diverrà più facile e molto meno costoso. Il nostro Cantone assomiglierà più ad un arcipelago di offerte scolastiche diversificate, ad una pelle di leopardo, che ad un'entità culturale pluralista nella sua coesione. Il tessuto civile del nostro Paese si sfilaccerà col venir a cadere la funzione di integratore sociale e culturale che la scuola pubblica ha fin qui svolto mentre si affievolivano altri importanti integratori come la cultura agricola e i valori della religione dominante.
Oggi viviamo in una realtà in cui crescente e sempre più differenziata è la presenza di cittadini di etnie diverse, di religioni diverse, di interessi distanti. Progettare un Ticino futuro nel quale i figli di genitori di sinistra andranno in una scuola mentre quelli di destra in un'altra, o dove si riuniranno ifigli di islamici da una parte e quelli la cui lingua madre è lo svizzero tedesco da un'altra non è operazione chiaroveggente.
Votare sì il 18febbraio sarebbe il primo grave passo verso quella direzione.
Prima di tutto come cittadino che ama il proprio Paese invito tutti l'8febbraio a manifestare a Bellinzona la propria volontà di mantenere il Ticino quel paese di convivenza civile che è stato fin qui grazie, in notevole misura, alla sua scuola pubblica e a votare un doppio no il 18 febbraio.
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