Sergio Morisoli (GdP, 5.2.01), degna di una critica il mio libricino Gli economisti e la scuola (Bellinzona: Messaggi Brevi). Purtroppo sembra essergli sfuggito completamente il messaggio (seppure breve) in esso contenuto. Solitamente quando un testo è incomprensibile sta all’autore recitare un mea culpa. Poiché però i tre altri recensori hanno mostrato di aver colto l’essenza dell’argomentazione, temo questa volta di dover attribuire le cause dell’incomprensione all’incapacità di Morisoli di astrarre dai propri pregiudizi.
Secondo Morisoli la mia tesi è sostenuta scegliendo ad arte passaggi sufficientemente ambigui di autori eminenti, sulla base di una concezione approssimativa e ‘popolana’ di nozioni come liberismo, mercato e concorrenza, e soprattutto a partire da un malinteso: di concorrenza nel settore scolastico in Ticino non si può parlare, in quanto lo stato detiene il monopolio del mercato educativo, dei salari, dei programmi e di altro ancora.
L’allusione alla possibile strumentalizzazione è, oltre che offensiva, gratuita: la corrente prassi accademica e il più comune buon gusto impongono che chi intenda sostenere una tale tesi lo faccia testi alla mano, oppure rinunci. Quanto alle nozioni di mercato, liberismo e concorrenza, non ho potuto né voluto riassumere in poche pagine le tesi sostenute in un precedente volume, scritto con Giorgio Rampa, dal titolo Dal liberalismo al liberismo (Torino: Giappichelli, 2nda ed. 2000), nel quale questi concetti sono esaminati sia in chiave storica che analitica. Se per un autore è legittimo rinviare alla letteratura precedente, per un recensore non è prudente ignorarla.
La critica al malinteso di cui sarei stato vittima mi risulta del tutto incomprensibile, poiché mi sono guardato bene dall’evocare una cosa folle come un mercato di concorrenza per la scuola. La tesi portante, al contrario, è che il mercato dell’educazione è tutt’altro che perfetto e che in esso non si può assolutamente parlare di concorrenza. Non per le ragioni evocate da Morisoli, ma altre ben più fondamentali. Il mercato privato dell’educazione viola infatti almeno quattro condizioni essenziali poste dalla teoria economica affinché possa essere definito concorrenziale.
L’esistenza di ‘asimmetrie informative’: da un lato, le informazioni sui sistemi scolastici in competizione non circolano in modo perfetto e non sono conoscibili appieno se non al termine di una specifica formazione; dall’altro, i benefici economici associati all’istruzione diventano evidenti solo su un arco temporale ben più lungo di quello del mercato del lavoro cui si riferiscono.
Il prodotto non è omogeneo: l’offerta non è indipendente dalla posizione geografica e dalla localizzazione delle fasce più abbienti della popolazione.
L’offerta non è sufficientemente ampia: le politiche dei prezzi di una singola scuola possono influenzare quelle delle altre.
Il mercato finanziario legato all’educazione non è accessibile a tutti in quanto l’istruzione non può essere offerto in garanzia.
Questa argomentazione è strumentale ad una delle due tesi di fondo del mio libro. I richiami al ‘confronto’ e all’‘alternativa privata’, che secondo i fautori dell’iniziativa (Morisoli incluso) dovrebbe portare al miglioramento qualitativo della scuola pubblica e privata per mezzo della concorrenza, non hanno nessun fondamento nella teoria economica. La seconda tesi del libro afferma, per converso, che ogni passo verso la privatizzazione porterebbe con buona probabilità -per ragioni fondate proprio sulle regole di funzionamento del mercato- all’instaurarsi di un sistema a doppio binario: l’imperfezione della concorrenza stimola alla ricerca di nicchie di mercato, tra cui è potenzialmente molto appetibile il settore delle ‘scuole d’eccellenza’; queste attraggono gli studenti più dotati, finanziariamente (per ragioni di prestigio dei potenziali ‘clienti’) ed intellettualmente (grazie a borse di studio offerte a studenti in grado di svolgere un ruolo trainante per un’intera classe), sottraendo così risorse alla scuola pubblica, in un meccanismo cumulativo che, se lasciato operare indisturbato, conduce al progressivo deterioramento della scuola pubblica. Oltre che su un solido apparato teorico, queste conclusioni sono confortate dall’esperienza dei paesi dove le scuole private svolgono da tempo un ruolo predominante nel sistema educativo.
Morisoli vede quale principale causa di distorsione il monopolio statale dell’educazione (per questo ho parlato di ‘pregiudizio’: questa sembra essere la diagnosi universale da lui proposta per i mali del paese). Ma scorda di rilevare che questo esiste appunto in quanto garanzia contro le summenzionate distorsioni del mercato privato: quale contropartita all’obbligatorietà scolastica lo stato deve fornire a tutti uguali possibilità di accesso ad un’educazione dignitosa.
E qui veniamo al punto che Morisoli mi accusa di aver scansato: la questione dei bonus. Di proposito non l’ho trattata esplicitamente: le implicazioni delle considerazioni appena esposte valgono indipendentemente dal ‘correttivo’ che le proposte in votazione il 18 febbraio apporterebbe alle distorsioni causate dal monopolio naturale dello stato. Questo pertanto per il tema in discussione era del tutto irrilevante.
Morisoli cita, a supporto alla tesi secondo cui la causa del mancato funzionamento del mercato consiste nel monopolio statale, una delle grandi menti liberali (e insospettabile liberista) quale Luigi Einaudi. Mi piace ricordare come Einaudi, nel dibattito con Croce, criticando coloro che accolgono la massima del lasciar fare “quasi fosse un principio universale”, avesse messo in evidenza come la storia del pensiero economico stia a dimostrare che la scienza economica non ha nulla a che fare con tale concezione ‘religiosa’ del liberismo. E ha sottolineato con forza che “il mercato soddisfa la domanda, non i bisogni” (Lezioni di politica sociale).
Questa vale anche per il mercato (privato) dell’educazione.
grey toe 13s beats by dre black friday beats by dre black friday jordan 6 black infrared jordan 6 black infrared hologram 13s bred 13s black infrared 6s barons 13s jordan 11 legend blue jordan 13 barons black infrared 6s beats by dre black friday barons 13s beats by dre black friday beats by dre black friday jordan 13 barons coach black friday jordan 11 legend blue hologram 13s black infrared 23 13s beats by dre outlet jordan 13 grey toe kate spade outlet uggs black friday beats by dre black friday grey toe 13s jordan 13 bred cheap jordan shoes uggs cyber monday louis vuitton outlet coach black friday jordan retro 11 michael kors black friday barons 13s legend blue 11s kate spade outlet coach cyber monday north face cyber monday north face cyber monday